La Bibbia e le differenze interpretative, che devastano il genere umano

La Bibbia e le differenze interpretative, che devastano il genere umano

Nulla accade per caso! Nulla è “più grande di noi”, quanto l’ignoranza o l’ignavia che ci dispone a vittime di malasorte. Il cattolicesimo appare obsoleto, divagando tra le sue nuvole votive in discapito della vita reale. Sminuisce il valore femminile, favorendo quelle discrepanze che disturbano la relazione di genere ed esitano nel favorire cinismo e quell’omosessualità che seppure in diritto individuale, se legittimata come opzione di vita, inevitabilmente apporta intralci nel sottrarre individui alla procreazione. Se un creatore esiste, non ci ha creato per farci nascere da qualcuno e poi “godere” di un vita in attesa, incorrendo in meno complicazioni possibile e senza peccare troppo per poter accedere al paradiso! Il messaggio del Cristo, non avalla l’esistere soltanto nel perseguire il bene o la soddisfazione privata: per la persona non impedita da fattori clinici, procreare è un dovere sociofunzionale ed etico! Biasima l’opulenza e lo scambio mercantile che la consente anche al suo clero, inibendone i pregi funzionali nel sociale e deprimendo la demografia che vi si dedica nel produrla.


Incoraggia la donazione a prescindere, incurante che i denari che muovono senza produrre un bene o servizio riciclabile in successivi benefici al consumo “acquistato”, depauperano i moti economici redditizi determinando disoccupazione e conseguente impoverimento, in un moto autoincentivante. Più persone finiscono in indigenza, più bisognosi volgono alla Chiesa cattolica per averne aiuto e più drenaggio monetario “donato” viene promosso da essa, sulla demografia lavorativa per averne fondi. Soltanto la onnipresente logistica clericale, costituisce quella componente economica sovvenzionata, che indebolisce l’economia sociale e la competitività nei confronti delle comunità protestanti, sempre più costrette a intervenire in aiuto dei cattolici. Non occorre essere matematici, per intendere che questo modo di gestire le indigenze, effetta claudicante sul mercato e costringe a compensare attingendo dal tesoro dello stato (ci si dovrebbe soprattutto finanziare le infrastrutture a la formazione di migliore docenza, una endemica sciagura italiana) e inevitabilmente incrementando il debito pubblico.


Peraltro fornendo esempi scellerati, autorizzando moralmente le ONG, anzitutto quelle con retroscopi di supporto politico, a finanziarsi nello stesso modo e spesso truffando, celandone gli effettivi intenti. Tecnicamente, finanze e microfinanze (donazioni, elemosine e carità varie), che muovono senza produrre quei consumi che richiedano occupazione, incentivano ineluttabilmente la disoccupazione. I moti dell’aiuto sociale nelle comunità cattoliche, sono disgiunti da ogni moderazione istituzionale! Nessuno sa quanto contribuiscono nell’invalidare le pianificazioni economiche e forse non è un caso, che molte nazioni dove il cattolicesimo adempie a riferimento morale, sono afflitte da povertà generale e fattiva indigenza in gran parte delle loro demografie. I suicidi di impresari cattolici, rovinati per contingenze in cui il ruolo del cattolicesimo clericale appare aggravare anziché lenire, e non se ne capisce il senso, sono numerosi e indizi che nel “pastore” non si scorge un riscatto consono alla qualità della vita, come l’onesto ravvisa di meritare . Dal cristianesimo si estrapola che Satana può rovinarci l’esistenza e persino impadronirsi della nostra anima, se gli offriamo ragione per reclamare a Dio il diritto di punirci. Può interpretarsi diversamente, ma anche constare in mera dialettica pleonastica!


Se si compie il male, si subisce la reazione astiosa da chi ne riceve danno o punito da chi istituzionalmente vi è demandato, a prescindere i desideri del demonio. Se la mente si lambicca con malpensieri rancorosi e depauperativi del valore del prossimo, logorando il sistema nervoso e favorendo malanni, la colpa consta nella propria accidia morale e spesso in malaccorti genitori, che valutano i figli a confermativi specchi delle proprie abiezioni e non si preoccupano di non viziarne la crescita, da cui ineluttabilmente dipenderà il loro criterio adoperato nel considerare gli altri. La questione dinamica sulla cultura sociale, che di solito trascina l’orgoglio storico ma anche i suoi residui malsani, consta che tra i margini interpretativi addivengono i presupposti per culti molto discordi, che possono avere altri scopi che il benessere civico: la neutralità di qualsivoglia significato etico, si perde. Nei tumulti dominati dalle ideologie (il marxismo è esemplare: i comunisti che potevano migliorarne l’applicazione, furono soppressi), sono gli integralisti a determinare, mentre i moderati vanno al macello... In genere il pragmatico si attiene a “ti pare che la gente segua queste cose?” minimizzando valutazioni oggettive, ma non abbisogniamo di indagare la storia remota per scovarne indizi, basta la nostra epoca.
Il male è antico, ma decedeva nel civismo migliorato, che da predatorio protendeva alla cooperazione.


Nell’Ottocento si è avviata un’archetipale accelerazione favorente criteri maligni, ma avallati a strumenti in diritto dei deboli o dei poveri. I culti monoteisti hanno sempre ritenuto i propri, inevitabili in un salvifico percorso basato sulla sofferenza e sancito per volontà divina, conferendogli un imprescindibile ruolo nelle astrazioni mistiche.
Sulle mutilazioni genitali, per non compiacere né lo spirito né il corpo nel procreare individui con peccato allegato, troviamo tracce nel mondo antico, ma gli ebrei, desiderosi di un marchio corporeo indelebile e inequivocabile, le custodirono emulati da Maometto.
Il cristianesimo non ha tramandato rituali basati su irreversibili mutilazioni, ma la sua storia racchiude il suggerimento di emulare il martirio del Cristo tramite privazioni e flagellazioni. L’interpretazione cattolica aggiunse ulteriore danno, riservandosi di promuovere la sofferenza nei moti interpersonali, concernenti il conseguimento di conforti conviviali e materici. Sono coacervi introspettivi nei quali è disagevole oppugnare, ma che hanno adombrano le etiche suggerite dal Cristo, alterando l’accezione dell’amore spirituale e dei vantaggi che ne possono scaturire!


Perseguire soluzioni accessibili, implica identificare le radici dell’insalubre albero accresciutosi sino a noi, senza riserbi a qualsivoglia incongruità logica che i dogmi e i loro “servitori”, persistono nel millantare e ostentare santa e intoccabile. Il cattolicesimo menzionato nella mia dissertazione, concerne anzitutto quello italico, in quanto potendovi esprimere la maggiore influenza sulle preferenze generali e il voto politico, la Chiesa cattolica vi si è imposta come governo ombra, informale ma effettivo! Sin dalla sua fondazione da figure carismatiche tollerate, i vescovi addivennero sempre più in ruoli (reputati utili dagli imperatori romani oberati dalla gestione di un territorio troppo vasto) coinvolti nella pubblica amministrazione, fino a sostituire parte della magistratura e dell’attività di governo. Per l’Italia dunque, la Chiesa cattolica costituisce una fattiva monarchia, ma diversamente da quella britannica che si contiene perlopiù a moderare tra le fazioni, è dotata di un esercito elettorale e si impone nelle scelte politiche.

Una situazione che non può non indurla nel favorire chi le garantisce quel sostegno finanziario non ufficiale, tramite donazioni e privati suffragi inevitabilmente depauperanti sull’economia, nel falcidiare le risorse per l’esercizio d’impresa. Peraltro in maniera infida, poiché inavvertibile e di conseguo incontrollabile sull’azione microeconomica, quella che incide tangibile sul benessere dei singoli. L’economia italiana sopravvive da decenni accrescendo il debito pubblico in una sorta di autofagia, “mangiando se stessa” (reperire finanze indisponibili spalmandole nel microdebito sociale), e lo si deve al voler aiutare tutti i poveri del mondo e sanarne tutte le loro tragedie sociali, gravando la nazione. Volersi sostituire all’ONU oppure al padreterno? A prescindere il ristagno sociale in cui tale follia fa perdurare, l’ennesima meraviglia planetaria è il disinteresse della politica italiana e delle autorità morali cattoliche, al disastro economico e sociale che si profila inevitabile. Abbiamo di già milioni di persone sul territorio, giuntevi nell’era dopo “caduta Muro” di Berlino, a cui non è conseguita una crescita economica adeguata a generare un mercato di lavoro “produttivo” (non di “utilità sociale”), che consentisse a tutti di inserirsi nel tessuto sociale e guadagnarvi da vivere.


Se utopico rimpatriare milioni di persone, concreto è che spendere indebitandosi, comporta “affondare” e il caso italico vede inette ciurme politiche e clericali fruire di lauti pasti che non meritano, persuase che dopotutto le scialuppe per sé sono certe.
Sappiamo che non è la madonna a stabilizzare un buon equilibrio sociale, ma il benessere diffuso e la garanzia esistenziale che vi può divenire effettiva. Ho vissuto nel nord Europa per otto anni e volendo assiemare un computo del pensiero nordico sugli italiani, propongo due frasi frequenti ad emblematiche: “non si capisce che cosa succede laggiù” o “degli italiani non ci si può fidare”... Questo a indicare che l’amalgama mistico/ratio dove l’individuo “italiano tipo” si plasma, produce approcci alle questioni sociali giudicati inintelligibili o di non valore, poiché di inefficacia storicamente comprovata e dunque non merita spendere lavoro mentale per comprenderli. La vita pubblica italiana, si dibatte in secolari scompigli di incoerenza e sui quali non si può sperare un perenne perdono! Ha mai potuto costruirsi una cultura di governo, accentrata su un bene comune correlato al contesto, dovendo assiduamente confrontarsi con dei prelati, preoccupati che incarnasse quel destino umano come inteso dalla Chiesa cattolica. Se questo debba continuare, giudicate...

(Tratto dal libro Salvate il Cristo dalla Chiesa cattolica!)

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Categoria Cronaca
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