Le sette religiose ci sono sempre state e ci saranno sempre se non si prenderanno provvedimenti mirati ad arginarle. Nascono e si moltiplicano come i funghi perché vedono nella religione la gallina dalle uova d'oro. Si tratta di un fenomeno che nella storia si è ripetuto con una frequenta allarmante. A volte si rivelano realtà piccole e destinate a sparire in poco tempo. Altre volte, invece, diventano vere e proprie organizzazioni con dinamiche più finanziarie che teocratiche.

Sono nella maggior parte dei casi gruppi religiosi di stampo fondamentalistico-americano che inseguono un solo obiettivo: il dio denaro. Lo sterco del diavolo che muove le politiche organizzative di gruppi che somigliano a quei lupi rapaci travestiti da agnelli di cristiana memoria e le cui ricchezze sono accentuate ancor di più dal fatto che questi gruppi, nascondendosi dietro la sigla di associazione religiosa, sono esentati dal pagamento della tasse.  

Importanti giornalisti ed emeriti scrittori li hanno battezzati “i capitalisti di Dio”. I furbetti delle fede che costruiscono fortune e fanno affari d'oro sulla pelle di credenti e creduloni. La loro strategia è riuscita da una parte e produrre fedeli su scala industriale, dall'altra a impostare attività imprenditoriali in cui la ricerca del profitto è preponderante sulla necessità di insegnare la fede. Dietro una maschera di umanità, bontà, solidarietà e fratellanza, si celano opportunisti che accumulano ricchezze con una produzione di Bibbie, libri, riviste, programmi audio-visivi, trasmissioni televisive di evangelizzazioni, grandi raduni e giganteschi congressi dove la riscossione dei balzelli, mediante donazioni e contribuzioni, è l'interesse primario del gruppo. Denaro che viene poi investito in paradisi fiscali o in aziende sparse per il mondo.

Un affare a sei zeri che permette ai capi di queste religione di fare una vita degna di uno sceicco o di una capo di Stato. Abitano tutti in ville con piscina, alloggiano in alberghi a cinque stelle, viaggiano in business class, indossano rolex d'oro e anelli con brillanti, comprano alcolici da cento dollari a bottiglia. Possono permettersi una vita che un fedele non potrebbe mai permettersi con il suo stipendio e che spesso si trova pure convinto a lavorare gratuitamente per questi santoni, magari costruendo chiese che poi vengono rivendute dai loro capi intascando tutto il ricavato, con tanti saluti e chi si è visto si è visto.

La propaganda di questi abili affabulatori e comunicatori diventa pane quotidiano per persone diventate vittime di una gigantesca truffa chiamata religione. Sono sempre di più quelli che restano fregati da narrazioni che mescolano un pizzico di verità con chili di bugie create ad arte con lo scopo di spaventare o rassicurare fedeli che hanno immolato la razionalità sull’altare della speranza. Questo dilagare di sette è un fenomeno estremamente dannoso e purtroppo le vittime di questi falsi profeti sono sempre di più ma i provvedimenti legislativi mirati a ridurne gli effetti sono sempre di meno.