Lo scontro nel PD sul voto al referendum del 4 dicembre si fa sempre più duro

Lo scontro nel PD sul voto al referendum del 4 dicembre si fa sempre più duro

«Io non reputo scandaloso che Bersani e Speranza votino no. Da presidente del partito - attirandomi non poche critiche - fui il primo a garantire che mai sulla Costituzione avremmo imposto la disciplina di partito.
Quello che però trovo davvero sbagliato è che su un tema così, invece di cercare fino alla fine una soluzione, si lavori per una spaccatura.
Temo che in questo ci sia una scelta consapevole che guarda più al prossimo congresso che al merito della discussione su Costituzione e legge elettorale.
Se così fosse - e oggi così appare - non sarebbe una bella pagina per noi.
In un partito che c'era anni fa e da cui molti dirigenti del Pd vengono, ti insegnavano che l'errore da non fare mai è scaricare le proprie divisioni sulle istituzioni.

Perché vengono prima dei nostri interessi di parte. E di questo - del funzionamento delle istituzioni - oggi stiamo parlando.»

Queste le dichiarazioni di Matteo Orfini su facebook, per annunciare la direzione del Partito Democratico che si svolgerà lunedì 10 ottobre, dopo aver appreso che il fronte del no si sta allargando come si apprendeva stamani sui giornali con le affermazioni di Bersani e Scalfari che, neanche si fossero messi d'accordo, criticano come pericolosa la riforma costituzionale insieme alla nuova legge elettorale, l'Italicum.

Orfini, che da perfetto renziano ribalta la realtà dicendo che sono gli altri a voler spaccare il Partito dopo che Renzi da quando è segretario e presidente del Consiglio - meno che il gesto dell'ombrello - ha fatto tutto e di tutto per non assecondare mai le richieste della minoranza, invita gli altri a fare gli interessi delle istituzioni, quando il suo capo lavora 24 ore su 24 per i suoi esclusivi interessi personali!

Il Corriere della Sera  riporta di "un Bersani deluso e turbato quello che alle 23 di venerdì era ancora lì a ragionare e a sfogarsi nel gremito Auditorium Sant’Ilario, durante un confronto con Giuliano Pisapia organizzato dall’associazione Alice: «Se parlo fuori è perché nel Pd non si può. In un anno e mezzo non ho mai avuto occasione di discutere di riforme nel partito. E dire che un po’ ci capisco»."

Siamo quasi a metà ottobre, per il referendum si vota il 4 dicembre. In un mese e mezzo si dovrebbe riscrivere una legge elettorale che ancora nessuno sa come cambiarla e su cui regna la più totale confusione, a partire, come sempre, dal Partito Democratico.

Nessuno ha notato l'incredibile incongruenza di Renzi e dei renziani che in ogni occasione pubblica dicono di esser disposti a cambiare la legge, purché gli altri si facciano avanti e propongano delle modifiche. Ma lo hanno già fatto e gli sono state bocciate dallo stesso PD!

Infatti, alla Camera, le tre mozioni che proponevano un cambiamento alla legge elettorale, almeno un paio proponevano delle modifiche da apportare... sono state tutte respinte dai partiti della maggioranza, PD in testa, che ha votato la propria mozione dove invitava gli altri partiti a formulare delle proposte di modifica. Come possiamo definire tutto ciò? Surreale? Kafkiano? Folle? No, semplicemente renziano!

E oggi, l'ex bimbo prodigio di Rignano è andato all'Arena di Giletti, accompagnato persino dalla moglie Agnese, di cui si può dire di tutto ma che resta sempre un bell'uomo, a fare il solito comizio, con le solite frasi fatte, aggiungendo qualche stilettata in più all'ennesimo nuovo nemico, stavolta di Partito, cercando di screditarlo come suo costume: «Bersani ha votato Sì tre volte a questa riforma. Non l’ho scritta io da solo a Rignano sull’Arno, è stata due anni e quattro giorni in Parlamento. Bersani l’ha votata 3 volte, se cambia idea per il referendum ognuno si farà la sua opinione.»

E mancanco ancora 55 giorni al voto! C'è da chiedersi che cosa arriverà a dire Renzi nell'ultima settimana!

Giuseppe Ballerini
nella categoria Politica
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