Sono passati i tempi in cui le Miss sfilavano per sé stesse e per la loro gloria, adesso sfilano per far prevalere il politicamente corretto. Merito di quelle Venere che, mentre vengono incoronate per la loro bellezza esteriore, nel frattempo discutono su quella interiore. Come Miss America, la quale aveva affermato che le donne non avrebbero più sfilato sulle passerelle per essere valutate solo per il loro aspetto fisico.

Invece hanno sfilato, eccome, ma solo per abbattere gli stereotipi di genere. Ultimamente la corona più ambita del pianeta, quella di Miss Universo, è andata alle Veneri nere. Come Zozibini Tunzi del Sud Africa, la prima donna africana a vincere il titolo. Una donna che dal palco ha gridato alla rivoluzione dei diritti, con i capelli corti e al naturale. “Sono cresciuta in un mondo dove una donna come me, con il mio tipo di pelle, non sarebbe mai stata considerata bella. Penso che sia arrivato il momento del cambiamento”.

Il cambiamento è arrivato ed è giunto anche per le Miss che seguono le ideologie Lgbt. L'edizione del 2019 è andata alla birmana Swe ZIn Htet, la prima Miss lesbica della storia. O, almeno, la prima a dichiararsi pubblicamente lesbica. Già, perché prima le donne si vergognavano a sponsorizzare i loro gusti omosessuali, ora, grazie al politicamente corretto, possono dirlo senza sapere se lo fanno per una questione di diritti collettivi o di notorietà personale.

La strada alla causa Lgbt in realtà era già stata spianata nell’edizione 2018, l'edizione più femminista che si fosse mai vista, tanto che la giuria era composta di sole donne. A vincere era stata la spagnola Angela Ponce, la prima Miss trans della storia. Amatissima perché “avere una vagina non mi ha trasformato in una donna, sono una donna, già prima della nascita, perché la mia identità è questa. Essere donna è un’identità, non importa se hai una vagina o hai un pene”.

Non aveva invece un pene Miss Uruguay che, nell'edizione 2019, aveva sfoggiato un completo arcobaleno in sostegno alle comunità Lgbt con il claim “niente più odio, violenza, rifiuto, discriminazione”. La giuria le aveva assegnato il premio per il miglior costume della kermesse, mentre la stampa mainstream le aveva riservato applausi ed ovazioni che manco a un eroe.

Sospesa l'edizione 2020, causa pandemia, arriviamo all’edizione 2021, e qui troviamo Alma Andrea Meza Carmona, modella messicana ed ingegnare informatico che ha eliminato una a una le altre settantadue candidate più belle del pianeta. Merito della sua bellezza, certo, ma anche perché vegana, ambientalista, animalista e femminista. Il top del top del politicamente corretto.

Una che ha detto che “la bellezza non sta solo nel nostro aspetto. Ma anche nell’anima, nello spirito e nel nostro comportamento”. Ovazioni da ogni parte e da ogni dove. Anche se, nel dubbio, bisognerebbe chiedersi se fosse mai stata eletta Miss Universo se fosse stata una cozza. In attesa di una risposta al nostro quesito, l'ultima corona del politicamente corretto è stata assegnata. Adesso aspettiamo con ansia anche una Miss Metoo.