ONE STORY - lettera aperta al governo

ONE STORY - lettera aperta al governo

 

Cari politici,

sono mesi che medito di scrivere il mio disappunto (per usare un eufemismo) sull’attuale situazione politica, sulla conclamata assenza di democrazia, sul monopolio decisionale ormai ufficializzato dei mercati, delle agenzie di rating, dell’Europa, sul futuro del nostro paese.

Sono mesi che aspetto la formazione di un governo che si metta a lavorare seriamente per affrontare temi riguardanti la disoccupazione giovanile ed il precariato. Ed è proprio quando i giochi sembravano fatti, quando si intravedeva uno spiraglio di cambiamento, che tutto è stato distrutto. I sogni di milioni di giovani sono stati distrutti. Il sogno di chi finalmente aspettava una telefonata dal centro per l’impiego per la proposta di un’offerta di lavoro. Il sogno di chi, nel mentre, poteva percepire un reddito per SOPRAVVIVERE senza dover chiedere soldi a mamma e papà, magari anche loro disoccupati ma con qualche risparmio da parte.

E mentre fuori bisogna rassegnarsi al fatto che effettivamente si trattava solo di un sogno, mentre bisogna fare i conti con la triste realtà, con la ricerca di un lavoro che non c’è, o perlomeno non c’è per “i figli di nessuno”, per coloro che non possono permettersi master da 40mila euro per “comprarsi” il lavoro, Voi lì dentro siete a discutere, a litigare, ad insultarvi da giorni, da mesi, sulla formazione di un governo, sui papabili nomi, mentre però percepite uno stipendio che vi permette di arrivare sereni e tranquilli a fine mese. Mentre io, qui fuori, sono a disperarmi perché non ho più la disoccupazione, non ho un “monotono posto fisso”, Voi siete lì a parlare di spread, di impeachment e tanto altro, sulla vostra poltrona fissa.

Ma la beffa arriva quando ci si rende perfettamente conto che noi POPOLO, noi PERSONE, contiamo meno dei numeri (veri o falsati) forniti dalle agenzie internazionali ed europee. Le nostre opinioni contano meno, le nostre decisioni, i nostri diritti, la nostra vita.

Ed è proprio in tali momenti che sorgono domande. Che ci si chiede il senso di tutto se poi non ha senso.

Ma se pensate di scoraggiarci, di deprimerci, di annichilirci, di prenderci in giro, beh... vi sbagliate di grosso!

Perché io resto qui, assieme a migliaia di giovani come me, a combattere, a stringere i denti, a scrivere tutto il mio dissenso, a sperare ancora in un cambiamento concreto ed attuale, soprattutto nei confronti della nostra generazione, la generazione da alcuni definita di “sfigati”.

La cui unica sfiga, però, è stata quella di avere politici non in grado di governare adeguatamente il Paese ma in grado solo di assicurare opportunità per sé stessi.

Sperando in un passo indietro di alcuni e in un passo in avanti di molti per il bene comune.

Porgo i miei saluti levandomi dall’impeachment!

Categoria Politica
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