La libertà sui social è una farsa, come in una dittatura. A qualcuno viene concesso il diritto di sproloquiare sotto falso nome, altri vengono oscurati perché le loro idee non obbediscono al politicamente corretto. Ma si può tollerare che un'identità fittizia pubblichi e faccia incetta di like? Sì, anche se spiace dirlo. 

"È il web, bellezza, e tu non puoi farci niente".

Dietro un nome falso potrebbe esserci chiunque, un ragazzino di tredici anni che non ha ancora scoperto le gioie della masturbazione, un criminale, un pedofilo, un frustrato che vuole prendersi rivincite vomitando parole su un ambiente che lo ha rifiutato. Il web è pieno di ombre, più o meno scure, più o meno pericolose. E poi ci sono anche i fenomeni da baraccone, i malati di ipertrofia dell'ego, quelli con la sindrome di Münchausen. 

Poi c'è lui.

Oggi voglio parlarvi di un personaggio per il quale frotte di femmine si consumano in deliranti languori

Ma prima vi domando: avete presente Clark Kent, il reporter del quotidiano Daily Planet? Vestito blu, cravatta rossa, occhiali neri rotondi e capelli neri supergelatinati. Ha una fidanzata, la giornalista Lois Lane, che spesso gli rinfaccia di non avere un gran carattere, ma non lo molla. Negli anni quaranta, Lois Lane, vagamente somigliante a Biancaneve, iniziò a sospettare che Clark Kent fosse Superman, ma i suoi tentativi di svelare l'identità dell'uomo d'acciao si rivelarono a lungo un fallimento (fino al 1996, quando i due si sposarono e Kent rivelò di essere l'eroe che porta le mutande sopra la calzamaglia). D'altra parte, non è semplice. Quando Clark Kent si trasforma in Superman toglie gli occhiali e si rende irriconoscibile. 

Avete letto bene: non indossa una maschera alla Batman, un'armatura tipo Iron Man o un costume come Spiderman. No, toglie semplicemente gli occhiali. Perché Lois non lo ha riconosciuto per decenni? Noi l'abbiamo scoperto giorni fa navigando su Facebook, grazie a un personaggio che che si fa chiamare Monica Rossi ma dice di essere un uomo e sfida tutti a scoprire la sua identità. 

Monica si dichiara intelligentissimo, sostiene di essere un socio Mensa, l'associazione dei cervelloni, dice di avere il cancro e un gran pisello e, a quanto mi ha riferito un editore con cui ha litigato, ha l'abitudine di insultare chiunque metta in dubbio la sua storia. 

Mesi fa è uscito l'articolo di un libraio che lo accusava di avere pubblicato un falso referto medico attribuendolo a se stesso, ma poi la storia è morta lì, non ho trovato altri sviluppi sul web.

Fenomeni simili sono già apparsi e scomparsi nel rutilante mondo di faccialibro e non hanno lasciato traccia, ma vale la pena parlarne perché il tipo, per non farsi riconoscere, utilizza un mascheramento alla Clark Kent e… per tutte le lune di Saturno, funziona! 

Indossa infatti una mascherina con la A di anarchia disegnata sopra, e nessuno lo riconosce. E allora mi chiedo: se Monica è popolare come vorrebbe farci credere, e un poco lo è a giudicare dalla quantità di like che riceve, possibile che non ci sia un parente, un amico o un collega che salti fuori a svelare la sua identità? 

Le sue amiche di Facebook sbrodolano complimenti e se lo porterebbero sull'altare, non prima di avere assaggiato il suo baccello (a proposito: quello di Superman è pericoloso, non provateci o vi perforerà come una trivella). Femmine burrose e aspiranti scrittrici ne sono ammaliate, ipnotizzate, ma nessuna sa chi è. Eppure lui continua a postare le sue foto, coperto solo da una mascherina. Possibile che quelle donne siano tutte affette dalla sindrome di Lois Lane? 

E.F.