La vicenda Embraco imbarazza il centrosinistra e finirà per incidere sul risultato delle elezioni

La vicenda Embraco imbarazza il centrosinistra e finirà per incidere sul risultato delle elezioni

Embraco è una società controllata da Whirlpool. In questi giorni ha deciso di chiudere il proprio stabilimento a Riva di Chieri, comune della Città metropolitana di Torino. Le 500 persone che attualmente vi lavorano per produrre compressori per frigoriferi verranno licenziate.

Questo perché la Whirlpool non produrrà più frigoriferi in futuro? No. Semplicemente perché Embraco ha deciso che è più conveniente realizzare lo stesso identico prodotto in Slovacchia. Inoltre, Embraco non ritiene neppure che sia per lei conveniente mettere i propri dipendenti in cassa integrazione, in modo da prevedere la possibilità di un passaggio "indolore" dell'impianto ad un altro soggetto e garantire così la salvaguardia del posto di lavoro.

Il ministro dello Sviluppo Calenda non ha preso benissimo la notizia: 497 licenziamenti su 537 posti di lavoro sono, nel 2018, un problema nazionale, mentre trent'anni fa, a malapena, avrebbero occupato poche righe della cronaca di un quotidiano locale.

E sono ancor di più un problema quando mancano una decina di giorni al voto che dovrà rinnovare Parlamento e Governo. Anche per questo motivo, il ministro Calenda, probabilmente pressato dai vertici del Pd, ha preso la vicenda Embraco molto sul serio: «Non ricevo più questa gentaglia - ha detto il responsabile del Mise - perché onestamente ne ho fin sopra i capelli di loro e dei loro consulenti del lavoro italiani che sono qua!»

Il paradosso della vicenda, oltretutto, è rappresentato dal fatto che Governo e sindacati non pensano neppure che ci sia la possibilità di trattenere la produzione in Italia. Quello su cui si sta dibattendo è il fatto che l'azienda accetti di attivare la cassa integrazione e non di ricorrere ai licenziamenti, giustificati per un non meglio precisato problema con la borsa!

Perché la vicenda Embraco può diventare un problema?

Lo schieramento di centrosinistra ha impostato la propria campagna elettorale sottolineando la necessità dell'importanza che l'Italia continui la sua politica europeista. Più Europa, tra l'altro è il nome che la lista Bonino ha scelto per presentarsi al voto. La lista Bonino è nella coalizione di centrosinistra.

Parlare di più Europa quando la vicenda Embraco sta dimostrando le storture dell'attuale modello di Europa può diventare imbarazzante ed "elettoralmente" problematico per il Partito Democratico per conquistare, come pretende Renzi, la maggioranza dei seggi in Parlamento ed essere, la sera del 4 marzo, il partito con il maggior numero di preferenze.

Embraco, cassa integrazione a parte, non sta facendo niente di così diverso da quanto hanno fatto in precedenza altre aziende prima di lei, Fiat compresa. I "geni" a cui si deve l'attuale modello politico, economico, istituzionale dell'Unione europea hanno legalizzato operazioni di "dumping" sia a livello fiscale che produttivo. Così, le aziende vanno adesso a produrre dove il costo del lavoro è più basso, spostando la sede fiscale nel Paese dove la tassazione è più conveniente. Sergio Marchionne, applaudito dal presidente del Consiglio Matteo Renzi, ha fatto questo.

Nel frattempo, che cosa ha fatto il governo dell'europeista Renzi, che insieme ad altri ancora adesso propaganda la necessità di estendere ancora di più l'influenza dell'Europa nel nostro Paese, per risolvere questa situazione che non può non essere considerata un problema?

Nulla, a parte aver precarizzato il lavoro e tolto diritti ai lavoratori, tramite il Jobs Act. Tra l'altro, non è stato un provvedimento, come dimostra la vicenda Embraco, sufficiente a contrastare la delocalizzazione delle aziende che producono in Italia verso altri Paesi europei.

Eppure, dal 2014 ad oggi, Renzi ci dice che l'Italia deve rimanere in Europa, che la globalizzazione è un'opportunità e non un problema, che non dobbiamo piangerci addosso, che - comunque - l'Europa va riformata...

Dopo 4 anni di chiacchiere, l'Europa continua ad essere così com'era già nel 2014. Non solo. Gli europeisti di ieri e di oggi che continuano a dire che comunque l'Europa va riformata, continuano a non indicarci come ed in che tempi. Non lo fanno perché non solo non lo sanno, ma anche perché sanno benissimo che non possono riformarla, almeno finché non lo ritengano necessario la Germania, la Francia e le varie multinazionali che, tramite la loro attività di lobby, hanno permesso che si arrivasse a questo.

#Avanti, così...

Categoria Economia
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