Del rebus Milan adesso se ne occupa pure la politica con una interrogazione dei 5 Stelle

Del rebus Milan adesso se ne occupa pure la politica con una interrogazione dei 5 Stelle

Come fare a recuperare 200 milioni depositati in un paradiso fiscale senza farsene accorgere? Come qualunque giallista insegna, il modo migliore per nascondere una cosa è renderla pubblica, mascherandola però in modo che nessuno la riconosca.

Si trova un prestanome che sia disposto a fare l'attore di una commedia che lo veda interpretare la parte del compratore. Lo si prende da un paese come la Cina perché per chiunque sia difficile indagare e fare domande ed il gioco è fatto.

Nell'immaginario collettivo il cinese che una volta mangiava i bambini, adesso è il nuovo zio d'America. Quindi, per i tifosi, un compratore con gli occhi a mandorla è la miglior fortuna che possa capitare ad una squadra.

È possibile che una "sceneggiatura" simile possa ricostruire la vicenda dell'acquisto del Milan da parte del presunto magnate Yonghong Li?

E chi lo sa? Certo è che intorno a questa ipotesi non detta, ma ventilata, i media italiani sembra che qualche dubbio inizino ad averlo.

In fondo, è mai possibile che una persona possa decidere di spendere 200 milioni di euro solo per accaparrarsi un diritto di prelazione per un acquisto che potrebbe anche non andare in porto, senza chiedere nulla in cambio?

Ma c'è anche il compratore vero, il fondo americano che, incredibilmente, ha prestato al "facoltoso" cinese 300 milioni perché acquistasse le azioni del Milan che Yonghong Li ha utilizzato come copertura per garantire il prestito.

Fondo che poi ha sottoscritto pure un paio di "obbligazioni" per consentire al Milan di effettuare la "milionaria" campagna acquisti... Fondo che, secondo un sito che si occupa di calcio, diverrebbe proprietario dl Milan perché, a breve, Yonghong Li parrebbe intenzionato a mollare.

Un bel rebus, non c'è che dire. E per provare a fare chiarezza, per modo di dire, si è pure messa di mezzo la politica. Così, il deputato 5 Stelle Paolo Nicolò Romano ha presentato un’interrogazione parlamentare sulla cessione del Milan e sulla provenienza dei soldi di Yonghong Li. Ecco il testo completo:

"Nel mese di aprile 2017 Fininvest spa, la holding finanziaria di Silvio Berlusconi, ha venduto la sua intera quota della società calcistica AC Milan s.p.a. (pari al 99,93 per cento del capitale per un importo di 520 milioni di euro più 220 milioni di accollo debiti al netto degli ulteriori impegni ad investire nel club), ad una società di diritto lussemburghese, appositamente costituita, denominata «Rossoneri Sport Investment Luxembourg», a sua volta di proprietà di un’altra società di diritto lussemburghese, la «Rossoneri Champion Investment Luxembourg», costituita qualche giorno prima la finalizzazione della compravendita, a sua volta controllata da una holding con sede ad Hong Kong, di nome «Rossoneri Sport Investment Co. Ltd» che è a sua volta controllata da un’altra holding denominata «Rossoneri Advanced Company Limited» con sede nelle British Virgin Islands. Insomma una catena di controllo della squadra rossonera composta da società tutte residenti in noti «paradisi fiscali» del mondo;

fin dal principio sono emersi forti dubbi sull’intera operazione, caratterizzata dalle classiche scatole cinesi, e in particolare sul nome del capo di queste, un sedicente uomo d’affari cinese di nome Yonghong Li, attuale presidente del Milan. Infatti il New York Times con una lunga inchiesta condotta tra Italia e Cina, pubblicata la scorsa settimana, ha evidenziato le numerose anomalie di un personaggio che risulterebbe non solo aver millantato la proprietà di miniere di fosforo in Cina, appartenenti al contrario ad altra società, ma essere stato multato nel suo Paese per non aver dichiarato il possesso di un pacchetto azionario di 50 milioni di dollari. Inoltre, la società della sua famiglia, la «Guangdong Green River Company», risulta coinvolta in una mega truffa finanziaria ai danni di 5.000 piccoli investitori per un valore di 68,3 milioni di euro;

in base al regolamento della Federazione italiana gioco calcio (Figc) di attuazione dei principi in materia di acquisizione di partecipazioni societarie a livello professionistico di cui al C. U. n. 189/A del 26 marzo 2015, i soggetti acquirenti una quota azionaria maggiore del 10 per cento di una società di calcio operante nei campionati italiani, devono soddisfare specifici requisiti di onorabilità e di solidità finanziaria. Nello specifico: non devono aver riportato condanne per reati di truffa ed appropriazione indebita e devono disporre di solide basi finanziarie, dimostrando che le risorse impiegate nell’acquisto provengano da proprie attività economiche o di altre fonti lecite sempre espressamente indicate. Tutte condizioni e requisiti che invece risulterebbero mancare a Mr Yonghong Li le cui risorse finanziarie risultano, tranne qualche prestito, di non chiara provenienza;

sempre il sopramenzionato regolamento della Figc dispone al punto 4 che: «La documentazione attestante i requisiti sopra indicati dovrà essere presentata alla Lega entro 30 (trenta) giorni dall’Acquisizione della partecipazione» e non risulta all’interrogante che sia mai stata depositata;

negli ambienti calcistici, come riportato dal settimanale l’Espresso nell’articolo «Lo strano caso della vendita del Milan» del dicembre 2017, sono forti le voci che la vendita del Milan altro non trattasi che di «voluntary disclosure di Berlusconi», un noto evasore fiscale già condannato per reati tributari che di fatto starebbe facendo rientrare capitali non dichiarati detenuti ad Hong Kong –:

se il Governo sia a conoscenza di quanto riportato in premessa e se siano state assunte o si intendano assumere, per quanto di competenza, iniziative volte a verificare la piena conformità alla normativa fiscale della cospicua operazione finanziaria concernente la cessione della proprietà della società AC Milan spa."

Manolo Serafini
nella categoria Sport
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