Le dichiarazioni del procuratore nazionale Roberti sul pericolo jihadista in Italia

Le dichiarazioni del procuratore nazionale Roberti sul pericolo jihadista in Italia

In merito agli arresti effettuati ieri su presunti jihadisti pronti a raggiungere in Siria il califfato nero dell'IS e ad effettuare attentati in Italia è interessante l'intervista rilasciata a Radio 24 alla trasmissione 24Mattino dal procuratore nazionale per l'Antiterrorismo e l'Antimafia, Franco Roberti.

Queste le sue dichiarazioni: «Queste persone erano molto pericolose, in diretto collegamento con altri soggetti già operanti in Siria che incitavano a fare attentati in Italia: parliamo di un livello di pericolosità molto alto.

Il loro livello di operatività era invece basso non abbiamo trovato tracce di avvio di esecuzione dei progetti di attentati.

Non abbiamo trovato armi, esplosivi o altri materiali. Siamo intervenuti in fase molto anticipata.

L'indagine di ieri è la conferma che è vero quello che dicono gli Stati Uniti che c’è il pericolo.  Lo diciamo da mesi. Il pericolo c'è, non c’è dubbio, però le forze di polizia, la magistratura e l'intelligence sono mobilitate e fanno veramente un'opera capillare di raccolta e circolazione di informazioni per prevenire i rischi di attentati. Anche l'indagine di ieri ha preso il via da un'informazione dell'Aisi e poi si è sviluppata con le forze di polizia.

Inoltre, sulle carceri è stato acceso un focus particolare: i detenuti a rischio, anche quelli minorenni, sono costantemente monitorati dal dipartimento dell'organizzazione giudiziaria, attraverso il proprio corpo di polizia».

Infine, il procuratore Roberti infine ha rilasciato una dichiarazione anche sulla riforma della giustizia in Italia, non escludendo la possibilità di utilizzare agenti sotto copertura per combattere la corruzione: «Io sono favorevole dalla prima ora all'utilizzo di operazioni sotto copertura. Quando fu fatta la riforma del reato di corruzione io suggerii l'utilizzo dell'agente sotto copertura, che è già previsto dal nostro ordinamento per contrastare il traffico di droga, di armi e la criminalità organizzata.

Questo non va confuso con l'agente provocatore che è quello che provoca il reato per poi denunciare. L'agente sotto copertura è una figura ben diversa che interviene nel reticolo corruttivo per raccogliere informazioni, laddove c'è già un indizio di reato».

Roberto Castrogiovanni
nella categoria Cronaca
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