Nell’immaginario collettivo è considerato giustamente il più brutale dei delitti perché commesso su creature indifese. Parliamo degli infanticidi. Un fenomeno di cui si parla troppo poco perché oscurato dai femminicidi che sembrano avere una corsia preferenziale sui media. Eppure, in Italia sono tantissime le donne che uccidono i propri figli. Lo rivela una statistica che presenta dei dati allucinanti.

Alcuni casi sono entrati nella memoria collettiva per l’eco mediatico e la natura ferocia delle esecuzioni. Come il delitto di Samuele Lorenzi, un bambino di 3 anni, ucciso dalla mamma, Anna Maria Franzoni, che gli fracassò la testa con un’arma mai ritrovata, per poi andarsene in televisione a farsi intervistare come una star. O come l’assassinio di Loris Stivali, ucciso a 3 anni dalla madre, Veronica Panariello, perché ostacolava la relazione tra lei e il suocero.

La strage degli innocenti negli ultimi anni si è protratta con un ritmo impressionante. E a essere protagoniste in negativo sono state quasi sempre le madri. Donne forse con dei problemi mentali ma con l’istinto assassino di chi non ha avuto remore a eliminare il frutto del proprio ventre con i modi più barbari possibili: ficcandoli nella lavatrice, soffocandoli con il nastro adesivo, accoltellandoli alle spalle mentre facevano colazione, affogandoli nella vasca da bagno, strangolandoli con il cavo di un cellulare, sgozzandoli con le forbici, avvelenandoli con bevande contaminate, per poi tentare il suicidio o cercare di depistare le indagini con coperte troppo corte per nascondere i loro gesti.

La lista potrebbe continuare all’infinito e apre uno spaccato sulla violenza di donne troppo spesso giustificate dalla depressione o da altri problemi mentali, mentre in molti casi il delitto matura nell’animo di chi i figli non li vuole, li rifiuta, come se questi fossero stati il frutto di un incidente di percorso in relazioni di coppie che si fanno sempre più frequenti ma anche sempre più superficiali. 

Gli infanticidi commessi dalle madri, purtroppo, non sempre hanno portato a pene certe, perché hanno trovato l’àncora di salvezza nella psichiatria che non ha tenuto conto del fatto che la depressione può essere chiamata in causa laddove si suicidano anche le madri, ma dove le assassine sopravvivono senza provare rimorso, magari fingendosi pazze e depistando pure le indagini, allora non si può parlare più di donne depresse, ma di lucide assassine.