Quello che Minniti e Governo italiano non ci vogliono far sapere sulla Guardia costiera libica e sui suoi presunti salvataggi in mare

Quello che Minniti e Governo italiano non ci vogliono far sapere sulla Guardia costiera libica e sui suoi presunti salvataggi in mare

Nel suo sito, l'Ong tedesca Sea-Watch che con le proprie navi ha per missione di salvare i migranti che attraversano il Mediterraneo per raggiungere le coste dell'Europa, aveva da tempo denunciato la cooperazione politica tra l'UE e la Libia, "un paese in cui i diritti umani vengono abusati quotidianamente. La stessa guardia costiera libica, che ora riceve 200 milioni euro in fondi provenienti dall'UE, è intervenuta durante una missione di salvataggio in mare, in ottobre, causando la morte di più persone".

Lo scorso 6 novembre, Sea-Watch aveva denunciato il "comportamento violento e sconsiderato delle Guardie costiere libiche" durante un'operazione di salvataggio che ha causato almeno cinque morti, sotto lo sguardo dell'equipaggio della nave Sea-Watch 3, giunta sul posto dopo esser stata allertata dal Centro di coordinamento del salvataggio marittimo italiano.

Solo l'intervento di un elicottero della Marina militare italiana ha impedito che durante quell'operazione ci fossero altre vittime. In tal modo, 58 persone hanno potuto essere accolte a bordo del Sea-Watch 3, i cui medici non sono però riusciti a rianimare un neonato.

Le guardie costiere libiche, non soddisfatte del loro modo di operare non certo a supporto dei naufraghi, hanno costretto alcuni di loro a salire sulla loro motovedetta riportandoli in Libia, interferendo nell'operazione di salvataggio e violando il diritto internazionale, visto che l'accaduto è avvenuto in acque lontane da quelle territoriali libiche.

Come sono andati fatti.
A nord di Tripoli, la nave Sea-Watch 3, allertata per aiutare un'imbarcazione che aveva inviato una richiesta di soccorso, è arrivata sul posto ed ha iniziato a imbarcare le persone in difficoltà. Allo stesso tempo una nave della Guardia costiera libica si è avvicinata all'imbarcazione dei migranti, mentre era già in corso l'operazione di salvataggio, e li ha costretti a salire a bordo della loro imbarcazione minacciandoli e picchiandoli. A quel punto numerosi profughi si sono gettati in mare, mentre la nave libica è ripartita con una velocità inadeguata alla situazione, trascinando le persone a lato dell'imbarcazione. Solo l'intervento di un elicottero della Marina Militare italiana è riuscito ad impedire ai libici di continuare nella loro folle manovra, che ha comunque causato la morte di alcuni migranti.

Perché è accaduto questo? Perché i libici hanno voluto prendere i naufraghi per riportarli in Libia, a tutti i costi, impedendo con il loro comportamento che venisse portata a termine un'operazione di salvataggio che, altrimenti, si sarebbe svolta in assoluta e totale tranquillità senza generare vittime.

Stessa cosa era accaduta quasi un anno fa, il 21 ottobre 2016, durante un'operazione di soccorso della nave Sea-Watch 2, con la Guardia costiera libica che aveva cercato di riportare in Libia i migranti che si trovavano in acque internazionali.

Sea-Watch ha successivamente ricostruito le fasi dell'intervento di "salvataggio" operato dai libici, tanto per dimostrare con le immagini chi sia la Guardia Costiera di quel Paese, tanto celebrata dalle istituzioni italiane, col ministro Minniti in testa.

Come il filmato sottostante dimostra, alcuni libici stanno frustando con dei canapi i migranti "accolti" sulla loro barca. Allucinante!



Come se questo non fosse sufficiente a dimostrare che i componenti della Guardia Costiera libica siano dei delinquenti, come già in passato li avevano così definiti alcune Ong in seguito al loro modo di operare, ecco la registrazione audio di ciò che è avvenuto durante il salvataggio.

Per praticità, questa è la trascrizione dei dialoghi tra gli equipaggi di Sea-Watch 3, della nave libica e dell'elicottero della Marina Italiana:

00:00:00 Sea-Watch, Sea-Watch this is warship at Channel 1
00:00:07 Warship this is Sea-Watch 3 over
00:00:15 Sea-Watch, Sea-Watch this is warship, do you read me?
00:00:20 This is Sea-Watch 3, I read you clear
00:00:23 Change to Channel 12
00:00:27 Channel 12

00:00:51 I would [.?.] and I am ready to help you if necessary
00:00:56 Understood we will proceed to the target and we will call if we need assistance, over
00:01:04 Okay stay on Channel 12
_______

00:01:13 Libyan coastguard, this is Italian Navy helicopter, people are jumping in the water. Stop your engine and please cooperate with Sea-Watch. Please, cooperate with Sea-Watch!
________

00:01:33 Sea-Watch, Sea-Watch [.?.] on coastguard [.?.] This is Italian Navy helicopter, channel 16 we want you to stop now, NOW, NOW! Lybian coastguard, lybian coastguard, you have one person on the right side, please stop your engine! Stop your engine !
00:02:03 Stop your engine now ! Stop your engine ! You have [.?.] right side, please, stop !
00:02:17 Stop! Stop! Stop! Stop your engine, stop your engine now. Stop your engine now, please!


Dato che il ministro dell'Interno Minniti, responsabile - insieme al Governo italiano e all'Unione europea - di quanto è accaduto il 6 novembre nel Mediterraneo non ha rilasciato alcuna dichiarazione in proposito. In attesa che ci faccia sapere qualcosa al riguardo, riporto allora ciò che lo stesso Minniti ha dichiarato in un'intervista al Corriere lo scorso 3 ottobre:

Un grande inviato di guerra del «Corriere», Lorenzo Cremonesi, ha raccolto testimonianze secondo cui il governo italiano avrebbe pagato trafficanti per fermare gli sbarchi. La notizia è stata ripresa all'estero, «Le Monde» ci ha aperto il giornale. Cosa risponde?
«Ho già smentito».

Una smentita di rito.
«Una smentita vera. Noi abbiamo investito in Libia, in Africa. Ma sulla legalità; non sull'illegalità».

A quali investimenti si riferisce?
«Stiamo formando gli equipaggi della Guardia costiera, abbiamo risistemato e restituito quattro motovedette, altre sei le daremo a fine anno: in nove mesi i libici hanno salvato e portato indietro 16.500 persone. I capi dei Tuareg, dei Tebu e dei Suleiman, le tribù guardiane del deserto, sono venuti qui a Roma a firmare la pace dopo anni di guerre. Un sultano mi ha detto: "Fate sì che i nostri figli non siano costretti a fare i trafficanti". La Libia è vittima del traffico, proprio come l'Italia. Perché nessun Paese può reggere a lungo prosperando su un mercato di esseri umani».

È evidente che quanto accaduto qualche giorno fa dimostra l'esatto contrario di quanto affermato da Minniti che, se continuerà a far finta di nulla, è da cosiderarsi pienamente responsabile di quanto sta accadendo.

 

Categoria Cronaca
Attendere...