Per libertà s'intende la condizione per cui un individuo può decidere di pensare, esprimersi ed agire senza costrizioni, ricorrendo alla volontà di ideare e mettere in atto un'azione, mediante una libera scelta dei fini e degli strumenti che ritiene utili a realizzarla.

Secondo una concezione non solo kantiana, la libertà è una condizione formale della scelta che, quando si tramuterà in atto, in azione concreta, risentirà necessariamente dei condizionamenti che le vengono dal mondo reale, sottoposto alle leggi fisiche necessitanti, o da situazioni determinanti di altra natura.” (Da Wikipedia, l'enciclopedia libera) 

È interessante la frase:"…quando (questa libertà) si tramuterà in atto, in azione concreta, risentirà necessariamente dei condizionamenti che le vengono dal mondo reale, sottoposto alle leggi fisiche necessitanti, o da situazioni determinanti di altra natura.”               

Quindi, per godere, forse, di libertà assoluta uno dovrebbe vivere in un’isola deserta, nudo e nutrendosi d'aria. Altrimenti si dovrebbe parlare di scelte non di libertà. Si può esser liberi di fumare o non fumare. Se dico però che sono libero di fumare nasce un paradosso, “libero di fumare e schiavo del fumo”. Sono libero di fare uso di droga, ma poi è molto probabile che sarò schiavo della sostanza. Posso dire sono libero di protestare facendo uno sciopero fiscale a causa delle tasse per me troppo alte, scegliere di pagarle, ridurle o non pagarle affatto, ma ad un certo punto dovrò rendere conto e potrei essere obbligato a fare a meno di qualche cosa compresa la mia libertà fisica. Magari perché finisco in galera a causa di questa mia presunta libera scelta.

 Senza parlare poi della libertà politica e sociale. Qui interessante è il pensiero di Platone dal libro VIII de "LA REPUBBLICA": "Quando un popolo, divorato dalla sete di libertà, si trova ad avere a capo dei coppieri che gliene versano a sazietà, fino ad ubriacarlo, accade allora che, se i governanti resistono alle richieste dei sempre più esigenti sudditi, sono dichiarati despoti. E avviene pure che chi si dimostra disciplinato nei confronti dei superiori è definito un uomo senza carattere, servo; che il padre impaurito finisce per trattare il figlio come suo pari, e non è più rispettato, che il maestro non osa rimproverare gli scolari e costoro si fanno beffe di lui, che i giovani pretendano gli stessi diritti, le stesse considerazioni dei vecchi, e questi, per non parer troppo severi, danno ragione ai giovani. In questo clima di libertà, nel nome della libertà, non vi è più riguardo per nessuno. In mezzo a tale licenza nasce e si sviluppa una mala pianta: la tirannia."

In altre parole vivere senza regole o adattarle per seguire la maggioranza evitando di irritare o contraddire qualcuno, può causare problemi più gravi.

Oggi molti usano espressioni come: ”io (noi ) godo di piena libertà”. Lui (loro) è incatenato a regole e restrizioni che gli impongono altri.                  Per’ esempio se uno, dopo aver acquistato una certa conoscenza, diventa Testimone di Geova e decide di essere fedele a questo movimento viene criticato a volte anche duramente. Abbiamo letto anche in questo sito espressioni tipo:                                                                      

“La libertà di esseri umani finisce nelle mani del corpo direttivo” 

O come viene chiamata da alcuni detrattori in modo dispregiativo “la dirigenza geovista”                                                                                                                   

Oppure in maniera più esplicita:” per quanto riguarda la libertà personale, gli stessi testimoni di Geova subiscono grandi limitazioni nella loro vita”.

E giù un lungo elenco di queste limitazioni: non possono fare questo, non possono fare quello, non possono andare lì, non possono frequentare chi vogliono, ecc, ecc.

Alcune cose di quell’elenco forse sono anche vere, è però sbagliato, fuorviante il verbo che precede quelle proibizioni. Invece di dire e scrivere: “non POSSSONO…”, dovrebbero dire o scrivere:” non VOGLIONO…”

Così che la frase: “Non possono festeggiare…” per correttezza dovrebbe diventare: “Non vogliono festeggiare…

Che poi se uno sceglie di troncare con tutte le tradizioni che lo legavano a feste, ricorrenze e celebrazioni che lo facevano sentire obbligato a fare regali in giorni e ricorrenze precisi, a dire frasi fatte e ad andare in determinati luoghi, ma decide invece di fare regali quando vuole, a chi vuole e come vuole. Se si libera da tutti quegli obblighi legati alle tradizioni  a volte anche pesanti, quando è schiavo, prima o dopo il cambiamento?                                                                                                            

Per carità; criticare è sempre legittimo, è segno di “libertà”. Ma in base a quanto sopra scritto viene da fare una riflessione.                                                Perché mai l’ubbidienza di un soldato alle regole dell’Organizzazione militare è considerata come libera scelta e un atto di fedeltà mentre l’ubbidienza dei testimoni di Geova alle regole della propria Organizzazione è considerata una schiavitù?

Perché mai l’ubbidienza di un sacerdote o di una suora alle regole della Chiesa è considerata come libera scelta mentre l’ubbidienza dei testimoni di Geova alle regole della propria religione è considerata una schiavitù?

Perché mai l’ubbidienza di un lavoratore o di un dipendente alle regole dell’azienda per cui lavora è considerata come un esempio da seguire mentre l’ubbidienza dei testimoni di Geova alle regole della propria fede è considerata una schiavitù?

Perché mai un autista che ubbidisce alle regole del codice della strada è considerato come cittadino modello mentre l’ubbidienza dei testimoni di Geova alle regole del proprio movimento è considerata una schiavitù?

E potremmo continuare.

Ogni persona è libera di criticare le scelte di altri diverse dalle proprie, ma senza usare le frasi roboanti del tipo citato sopra. Senza confondere le scelte di alcuni con la privazione delle loro libertà. Senza criticare altri di avere “una vita condizionata” solo perché hanno fatto scelte che non condividiamo, come se solo i TdG   avessero una “vita condizionata”. Perché non dire onestamente che tutti consapevolmente o no siamo condizionati da qualche cosa o da qualcuno?

Per onestà dovremmo ammettere che forse vale per tutti e non solo per alcuni una frase che il filosofo francese Jean-Jacques Rousseau scrisse nel 1762:L’uomo è nato libero, e dappertutto è in ceppi”.