Solo il 3 maggio il Pd farà sapere se discuterà o meno con i 5 Stelle per valutare un accordo di governo

Solo il 3 maggio il Pd farà sapere se discuterà o meno con i 5 Stelle per valutare un accordo di governo

Al presidente della Repubblica non resterà altro che attendere i "comodi" dei renziani che fino al 3 maggio tenteranno di trovare la via per un coup de théâtre che finora è mancato. Il desiderio di governare con Berlusconi è per Renzi imprescindibile, per questo la direzione nazionale del Pd, che dovrà decidere se sedersi o meno al tavolo con i 5 Stelle per valutare la possibilità o meno di fare un accordo di governo, è stata fissata il 3 maggio.

Nonostante il Pd sia autore del mantra degli oltre 50 giorni senza governo a cui i 5 Stelle avrebbero condannato il Paese, il segretario reggente dei democratici oggi si è presentato davanti alle telecamere e ha detto di aver riferito al presidente della Camera Fico che l'Italia dovrà attendere ancora una settimana per sapere se Renzi e la sua corte dei miracoli vorranno o meno dialogare con Di Maio e soci.

Oltre a questo, va anche fatto notare che Renzi è lo stesso personaggio che appena nominato presidente del Consiglio faceva accordi con Berlusconi e Verdini non perché lo volesse, ma perché era inevitabile, dato che rappresentavano una parte importante del Paese, in base alla volontà degli elettori. Adesso, lo stesso ragionamento non vale più per i 5 Stelle. Evidentemente, il volubile Renzi deve aver cambiato idea.

Ma l'aspetto della vicenda ancor più paradossale è che commentatori politici e partiti non sembrano aver per nulla compreso la finalità dei 5 Stelle in merito al cosiddetto contratto alla tedesca. Ha provato a spiegarlo, nuovamente, Di Maio, dopo l'incontro con Fico: "Il tema non è andare con il Pd come non era andare con la Lega, qui si sta dicendo: fare il reddito di cittadinanza, ridurre le tasse, aiutare le famiglie che fanno figli, tagliare gli sprechi. Senza negare le profonde diversità che abbiamo.
Certo bisogna fare uno sforzo nella direzione del cambiamento. E anche al Pd dico di non entrare nella logica per cui il Movimento 5 Stelle debba negare le battaglie storiche del passato, e chiedo lo sforzo di non difendere per partito preso l’operato di governo di questi anni.

E’ chiaro che dal 4 marzo emerga una richiesta dei cittadini sul precariato, sugli effetti della Fornero, sugli insegnanti che vengono mandati a lavorare a 1000 km da casa, sulle grandi opere inutili. Su questi problemi chiedo di far prevalere il buonsenso."

Insomma, l'alleanza di governo, se così la vogliamo chiamare, non è su un'intesa politica tra il diavolo e l'acqua santa (chiunque sia tra i due a rappresentare il Pd e i 5 Stelle), ma un semplice e banale accordo per fare assieme delle leggi... se ne esistono i presupposti.

L'accordo non può essere trovato? E allora ritorneremo alle urne, a meno di inaspettati colpi di teatro.

Categoria Politica
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