Come se fosse morto Napoleone

Come se fosse morto Napoleone

«È accaduto, purtroppo, quello che temevamo. Sergio, l'uomo e l'amico, se ne è andato. Penso che il miglior modo per onorare la sua memoria sia far tesoro dell'esempio che ci ha lasciato, coltivare quei valori di umanità, responsabilità e apertura mentale di cui è sempre stato il più convinto promotore.

Io e la mia famiglia gli saremo per sempre riconoscenti per quello che ha fatto e siamo vicini a Manuela e ai figli Alessio e Tyler.»

Con queste parole John Elkann, presidente di Fiat Chrysler Automobiles, ha annunciato nella mattinata di mercoledì la morte di Sergio Marchionne. Un evento inaspettato quanto ineluttabile, visto quanto accaduto lo scorso fine settimana e visto il comunicato con cui lo stesso Elkann descriveva le condizioni di salute dell'ormai ex, a quel momento, amministratore FCA.

A leggere ed ascoltare quanto riportano i media italiani, e non solo, sembra che sia morto Napoleone. L'incipit del "cinque maggio" del Manzoni, riportato di seguito per gli smemorati o per gli ignoranti (in senso letterale), ben si adatta all'importanza del personaggio e al triste evento per cui è agli onori della cronaca.

Ei fu. Siccome immobile,
dato il mortal sospiro,
stette la spoglia immemore
orba di tanto spiro,
così percossa, attonita
la terra al nunzio sta,

muta pensando all'ultima
ora dell'uom fatale;
né sa quando una simile
orma di piè mortale
la sua cruenta polvere
a calpestar verrà. 

Nei giorni scorsi, alla notizia improvvisa che il suo stato di salute era tale da non nutrire più speranze per un suo recupero, è iniziata la corsa a tesserne le lodi per quanto da lui fatto per il "bene" della Fiat, della Exor, degli Agnelli e degli azionisti del gruppo. Un dato di fatto innegabile, anche se quanto ottenuto, forse, potrebbe in parte anche essere stato realizzato risparmiando sugli investimenti... motore elettrico e guida autonoma sono rimasti ai margini degli interessi FCA. Ma queste sono valutazioni cui possono rispondere solo analisti ed esperti del settore.

Chiunque abbia fatto notare che i vantaggi ottenuti da FCA siano stati realizzati anche grazie ad una ristrutturazione del gruppo che ha visto l'Italia penalizzata è stato sommerso da critiche di indignazione. Perché? Non è ben chiaro. Come non è ben chiaro che i politici, tutti o quasi, si siano sentiti in dovere di celebrare Marchionne senza ricordare, per l'appunto, che mentre ha fatto gli interessi di FCA, ha danneggiato anche una parte degli interessi dell'Italia e degli italiani che quei politici dovrebbero rappresentare.

Per salvare l'azienda Fiat, che innegabilmente era ben oltre l'orlo del fallimento, non vi erano altre vie diverse da quelle che Marchionne ha scelto? È un'ipotesi che non va scartata a priori. Difficile valutarla, anche se va comunque considerata.

In ogni caso, rimane il dato di fatto che Marchionne ha agito unicamente per l'interesse dell'azienda per cui lavorava. Non è un delitto e non è un demerito. Quello che però rimane inspiegabile è il perché i politici che dagli italiani vengono eletti per curare i loro interessi non lo vogliono ammettere, addirittura negandolo.

Forse perché non fanno prima di tutto gli interessi dei loro elettori?

Questo è il testo, del tutto normale e civile che ricorda quello che Marchionne ha fatto per l'Italia, scritto qualche giorno fa dal presidente della regione Toscana, Enrico Rossi:

«I giornali esaltano le sue capacità di leader e di innovatore.
Ma, nel rispetto della persona, non si deve dimenticare la residenza in Svizzera per pagare meno tasse, il Progetto Italia subito negato, il baricentro aziendale che si sposta in Usa, la sede legale di FCA in Olanda e quella fiscale a Londra. Infine, un certo autoritarismo in fabbrica per piegare lavoratori e sindacati; e gli occupati [in Italia] che sono passati dai 120000 del 2000 ai 29000 di oggi.
Marchionne era un manager capace, soprattutto per gli azionisti, ma certo poco o per niente attento alla storia e agli interessi industriali del Paese, il quale, d’altra parte, ha avuto una politica debole, priva di strategie industriali, che sostanzialmente ha lasciato fare.
In questo momento di dolore, non si deve però dimenticare la complessità e gli errori che sono stati commessi in questi anni e che alla fine sono stati pagati dai lavoratori e dai giovani in cerca di occupazione.
Mantenere una visione critica è la condizione indispensabile per provare a fare meglio.»

Solo per aver ricordato i fatti, Enrico Rossi è stato sommerso dalle critiche. Fatti che sono stati scambiati per insulti, anche dai politici e da molti media... e ovviamente dalle masse al seguito.

Ma a sistemare tutto, ci pensa sempre la voce della "ragione", quella di uno per cui gli interessi degli italiani sono stati da sempre, in politica, il suo faro, la sua guida... più o meno....

 

Categoria Economia
Attendere...