La guerra in Ucraina ha risvegliato i fan dell’Apocalisse che hanno spiegato come l'attacco della Russia fosse stata preannunciato dalla Bibbia. Un libro scritto migliaia di anni fa e i cui versetti riportano a racconti storici che nulla hanno a che fare con i nostri tempi. Eppure, i più convinti  hanno riempito il web di fake news, sostenendo che le Sacre Scritture avessero previsto l’avanzamento di Putin alla conquista dell’Europa, in un passaparola arbitrario, incontrollato e farlocco.

L’Apocalisse è il libro più “recente” della Bibbia. Fu scritto da San Giovanni nel 98 D.C mentre si trovava in esilio sull’isola di Patmos per sfuggire alle persecuzioni romane contro i cristiani. È un testo ermetico che usa un linguaggio simbolico, pieno di riferimenti allegorici, figli del tempo in cui furono scritti, e che vengono continuamente reinterpretati ad uso e consumo di chi vuol fare proseliti. Succede così che guerre, rivoluzioni, siccità e pandemie vengono tutte ricondotte all’Apocalisse come segno della fine dei tempi.

Il problema di questi veggenti è che non si rendono conto che le azioni scellerate dell’uomo e le calamità naturali sono sempre avvenute nella storia e che quindi non sarebbe stato poi così difficile prevederne altre. Si chiama calcolo delle probabilità: un criterio matematico secondo cui se un fenomeno si è ripetuto numerose volte in passato è probabile che si ripresenterà anche in futuro. Ma per i cultori delle profezie questo è quanto basta per urlare all’Apocalisse e alla fine dei tempi.

Sono soprattutto i gruppi religiosi a strumentalizzare i drammi del mondo, interpretando conflitti umani e disastri naturali come segno di un’Apocalisse prossima ad abbattersi sul mondo in maniera totale e indiscriminata. Il bello è che le previsioni di questi personaggi falliscono sempre tutte ma restano comunque in piedi grazie a quella che gli psicologi definiscono dissonanza cognitiva: si tratta di un disturbo mentale che spinge questi presunti profeti a razionalizzare i propri fallimenti e a trovare nuove strade di interpretazione, rivestendo i messaggi di nuovi significati, spostando le date, manipolando gli intendimenti biblici, inventandosi bizzarre giustificazioni per procrastinare il triste presagio in un futuro che è comunque sempre dietro l’angolo.

La retorica dell’Apocalisse è accompagnata spesso dalla presunzione di conoscere per filo e per segno un linguaggio simbolico che si adattava benissimo nel tempo che fu scritto ma che difficilmente avrebbe dovuto fare un salto temporale di migliaia d’anni prima di vederne l’adempimento. Le parole di San Paolo secondo cui “se ci sono doni di profezie questi spariranno” non sembrano essere prese in considerazione da quanti si arrogano la presunzione di conoscere verità che sono completamente fuori dalla portata degli uomini.

Viviamo in un mondo i cui mali sono ampiamente dimostrati da secoli, non è faticoso prevederne altri. L’Apocalisse spiegata ad personam è spesso associata al fanatismo e alla tendenza dell’uomo a vedere ciò che desidera vedere piuttosto che analizzare i fatti in modo razionale senza fare voli pindarici. E’ significativo come questo libro biblico sia usato da quanti cercano di muovere le coscienze dei creduloni, pur non essendo né storici, né studiosi, né teologi, ma semplici impostori che si esaltano all’idea che un olocausto mondiale faccia piazza pulita di tutti. Tranne che di loro.