Perché è difficile trovare un accordo per la vendita dell'Ilva ad Arcelor Mittal?

Perché è difficile trovare un accordo per la vendita dell'Ilva ad Arcelor Mittal?

La vicenda Ilva è un ottimo esempio per capire come interessi contrapposti sostenuti legittimamente dalle varie parti in causa si confrontino più per far fallire una trattativa, sicuramente già complicata in partenza, piuttosto che per trovare un accordo.

Arcelor Mittal, Governo, sindacati ed enti locali si sono trovati ieri presso il Ministero dello Sviluppo Economico per proseguire nella serie di incontri che dovrebbero portare alla definizione delle modalità con cui il colosso europeo del settore siderurgico dovrà acquisire gli impianti di Taranto e Genova e farne ripartire a pieno regime la produzione.

L'azienda lussemburghese, però, ha tutte le intenzioni di ottimizzare il proprio investimento e di non prendersi alcun rischio per quanto riguarda i possibili ritorni economici. Ecco allora che il numero di lavoratori verrà ridotto di 4mila unità e che la produzione, almeno per l'immediato futuro, continuerà a basarsi sfruttando fonti di energia fossili come il carbone.

I sindacati non vogliono sentir parlare di licenziamenti, neppure mascherati come ricollocamenti per opere di bonifica, perché, una volta terminate tali opere, quei lavoratori sarebbero quasi certamente dei nuovi disoccupati.

Comune e Regione puntano alla tutela ambientale e non sembrano accontentarsi della copertura, nei prossimi 24 mesi, dei parchi minerali e fossili che attualmente sono la causa principale dell'inquinamento della città di Taranto, a partire dal quartiere Tamburi. Per Comune e Regione è necessario che il nuovo acquirente inizi ad investire su nuove tecnologie produttive che prevedano, come minimo, la graduale sostituzione del carbone con il gas, utilizzando due altiforni adesso spenti che potrebbero pertanto essere riconvertiti senza fermare l'attuale produzione e la redditività dell'azienda.

Se questo piano non venisse accolto, per Comune e Regione il problema ambientale di Taranto e zone circostanti rimarrebbe pressoché inalterato. Come forma di ricatto per tutelare la propria iniziativa, i due enti locali hanno promosso un'azione giudiziaria al Tar che potrebbe anche rischiare di impedire il passaggio di proprietà dell'azienda.

Infine, a mediare tra i vari attori, c'è il Governo, con il tramite del Mise rappresentato dal ministro Calenda. Dato che la gestione commissariale dell'Ilva in questo momento ricade proprio sulle spalle pubbliche, Calenda e Gentiloni hanno tutto l'interesse di concludere il passaggio di consegne ad Arcelor Mittal nel più breve tempo possibile, a meno di sorprese da parte dell'Ue che dovrà esprimersi sull'acquisto dei nuovi impianti per verificare che non costituisca per il gruppo lussemburghese il superamento delle soglie definite dall'Antitrust per il settore siderurgico.

L'incontro di ieri al Mise si è svolto con un nulla di fatto, e non poteva essere altrimenti, perché anche i successivi colloqui che sono già stati fissati per il 23 e 24, e 30 e 31 gennaio hanno come scopo quello di approfondire tutte le problematiche dei siti Ilva presenti in Italia per poter poi dare il via al negoziato vero e proprio sul piano industriale e ambientale.

Però, se le parti continueranno a mantenere le proprie posizioni su occupazione, produzione e tutela ambientale - come fanno intuire le premesse della riunione del 10 gennaio - come potrà mai essere trovato un accordo?

Mario Falorni
Categoria Economia
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