Fico ricorda a Di Maio che, politicamente, il Movimento 5 Stelle non ha nulla a che spartire con Orban (e con Salvini)

Fico ricorda a Di Maio che, politicamente, il Movimento 5 Stelle non ha nulla a che spartire con Orban (e con Salvini)

Giovedì, il presidente della Camera Roberto Fico è andato in una masseria di Afragola, bene confiscato alla criminalità organizzata e gestito da una rete di cooperative e associazioni, per commemorare Antonio Esposito Ferraioli, vittima della camorra, ucciso a soli 27 anni la notte del 30 agosto del 1978.

L'iniziativa, che aveva come scopo principale quello di testimoniare la vicinanza delle istituzioni a chiunque contrasti e lotti contro la criminalità organizzata, ha finito però per sottolineare soprattutto la distanza politica tra il presidente della Camera, scelto tra le fila del Movimento 5 Stelle, e la componente leghista che supporta l'attuale maggioranza di Governo.

Rispondendo alle domande dei giornalisti intervenuti, Fico ha detto: «Orban? È quanto di più lontano ci sia dalla mia testa, come politica, come principi e come valori.»

E questo, tanto per ricordare a Di Maio che, anche per i 5 Stelle, nonostante ripetano che non esistano al loro interno distinzioni tra destra e sinistra, certi "valori", che comunque di destra non sono, non possono essere accantonati.


Anche se forse non dovrebbe essere necessario, vale la pena ricordare che questo Governo è nato sulla base non di un'alleanza, ma di un contratto.

Il "pratico" Salvini, dopo pochi giorni dal suo insediamento come ministro, prendendo in ostaggio poche centinaia di migranti salvati in mare, ha iniziato una costante azione di propaganda per contrapporre l'Italia all'Europa, indicando Bruxelles e naufraghi come l'origine dei mali italiani.

Il risultato è stato quello di ottenere un aumento vertiginoso dei consensi, portando la Lega ad essere il primo partito in Italia... almeno secondo i sondaggi. Due le conseguenze di questo ribaltamento di forze, anche se virtuale.

La prima è che i 5 Stelle hanno iniziato a fare anche loro propaganda, utilizzando i loro temi di sempre, e facendo sì che entrambe le forze politiche si dimenticassero del motivo per cui erano state votate: governare.

La seconda è che il contratto di governo, in questo modo, ha finito per diventare un'alleanza di Governo, dove i 5 Stelle hanno finito per promuovere non solo ciò che Salvini faceva, ma anche i mezzi utilizzati per farlo.

Infatti, il contratto di Governo, come chiunque può verificare, è una lista di intenzioni, senza però che in relazione ad ognuna sia elencato il metodo con cui queste dovrebbero essere realizzate.

Ovviamente la Lega ne ha approfittato per aumentare i consensi, scegliendo a tale scopo il metodo più conveniente per affrontare un tema. Sui migranti i 5 Stelle, richiamati al contratto, hanno pertanto dovuto accettare ciò che Salvini aveva già deciso... da solo. E per non fare la figura dei voltagabbana hanno pure dovuto applaudirlo.


A questo punto, verificato come era possibile utilizzare il "contratto" a proprio vantaggio, per il ministro dell'Interno è stato un gioco da ragazzi continuare sulla stessa strada, anche accettando qualche piccolo compromesso, come l'incontro con Orban che si è svolto a Milano e non a Roma ed in Prefettura e non in una sede del Governo, che di istituzionale non poteva avere nulla dato che avveniva in Italia tra un premier e un ministro dell'Interno, ma che così è stato percepito da gran parte degli italiani. E questo è quello che interessava a Salvini.


Il presidente della Camera Roberto Fico, che già in precedenza aveva espresso la propria contrarietà al modo scelto dal Governo di affrontare il relativo problema migranti, ad Afragola ha di nuovo preso al volo l'occasione per far presente la propria contrarietà su quanto il Governo, ed i 5 Stelle, stanno facendo.

Se avesse voluto, Fico avrebbe potuto tranquillamente evitare di esprimere un giudizio su Orban... ma non lo ha fatto. E non lo fatto perché ha voluto ricordare a Di Maio e ai parlamentari del Movimento che i 5 Stelle con Orban (e anche con Salvini) politicamente non hanno nulla a che spartire.

Il problema, però, è che il capo politico Luigi Di Maio non sembra essersi accorto della "manipolazione" subita finora ad opera di Salvini e continua, inconsapevole, a lavorare per lui, schermandosi dietro ad un contratto di Governo che, da subito, ha finito per essere invece un'alleanza di Governo.

Categoria Politica
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