"Specchio, specchio delle mie brame, voglio fare lo scrittore, l'ho sempre desiderato. Voglio scrivere romanzi."

"Credi che non ce ne siano abbastanza? Le librerie sono piene di romanzi che nessuno legge. Vuoi metterci anche il tuo? Perché?"

"Non sto a menarla parlando di cultura: è un bisogno d'amore. Sono eccitato all'idea di avere un pubblico che mi ama e mi legge."

"Sì, d’accordo, ma perché dovrebbe farlo? Ne ha bisogno? Certo che se uno fa il panettiere può ben dire che il suo pubblico ha bisogno di lui; se uno fa l’elettricista; se uno fa il carrozziere; se uno fa il medico può dire che il suo pubblico ha bisogno di lui, anche se il suo pubblico non lo vorrebbe, anche se nessuno vorrebbe ammalarsi, però arriva il momento che tutti abbiamo bisogno di un medico. Tu invece sogni un pubblico che ha bisogno di te. Perché non hai aperto un'officina? Eppure tuo padre te l'aveva consigliato e a te piaceva Arthur Fonzarelli, il meccanico di Happy Days."

"Ma io non voglio passare la vita con le mani unte d'olio. Il mio sogno è guadagnarmi da vivere scrivendo."

"Ma va là! Pensa quanti scrittori del passato, per mantenersi, hanno dovuto lavorare. Pensa a Kafka, che faceva l’assicuratore, io non ti ci vedo a fare l’assicuratore; pensa a Orwell, che era un agente della polizia birmana, io non ti ci vedo a fare l’agente della polizia birmana; pensa a Jack London, che cacciava balene nell’Artico. Ti ci vedi a cacciare balene nell’Artico?"

"No, ma ho talento nello scrivere. Quello che mi manca è un grande editore."

"Sei un illuso. Anche i grandi editori devono apparecchiare la tavola ogni sera, proprio come te, ed è per questo che privilegiano gli autori conosciuti, quelli dalle vendite sicure, e se vogliono fare scouting cercano tra i personaggi televisivi e del gossip."

"Forse hai ragione. Mi accontenterò di un editore piccolo ma serio."

"Bravo, è più facile. Ma devi prepararti alla vita che ti aspetta. Hai presente quei venditori di prodotti cosmetici che provano a vendere ai parenti, poi agli amici, e infine restano con un mucchio di mosche in mano e il salotto pieno di scatolette di profumi? Con un piccolo editore è così: per quanto onesto sia, non avrà mai i mezzi per promuoverti. Dovrai fare da solo".

"Che tristezza, però. Ti confesso che quando ho cominciato a scrivere pensavo che avrei avuto fama e soldi, donne e belle macchine".

"Dovevi fare il rapper. Scrivere narrativa è un mestiere faticoso, troppo. Non c’è nulla di salutare nello starsene seduti davanti al pc per ore. Pensa che i letterati di una volta avevano dei calli alle dita che facevano impressione, e delle croste, delle croste nere al culo. Pensa che la maggior parte della vita la passavano seduti".

"Ho un'altra idea: potrei curare di più le pubbliche relazioni, andare a tutte le presentazioni, chiedere un selfie agli scrittori affermati e provare a diventare loro amico. Conosco un tizio che l'ha fatto ed è riuscito a pubblicare."

"Per quello ci vuole una faccia di tolla che tu non possiedi."

"E allora… mi infiltro nei salotti letterari di sinistra!"

"Quei posti lì sono tutti occupati."

"E a destra?"

"C'è la toilette".

"Corteggio Veronica Raimo? Che ne dici? Spedisco una lettera d'amore a Nadia Terranova? Invito a cena Teresa Murgia e mi presento con un mazzo di rose rosse e un manoscritto sotto il braccio?"

"Scemo. Sei un illuso. Come pensi che una scrittrice famosa possa darti retta?"

"A sentirti parlare non ho speranza."

"Scrivere puoi scrivere. È tutto il resto che è difficile. Ma se posso darti un consiglio, c'è una cosa che potresti fare."

"Cosa?" 

"Non pubblicare una serie di libri – I Gorgia – di narrativa. Libri che non esistono, che hanno solo il titolo e il nome dell’autore. Poi il libro non c'è. Non c'è nelle grandi catene librarie, non c'è su Amazon, non c'è da nessuna parte. Però c'è il lancio, lo strillo, il marketing sui social. E non è neppure importante che il gioco sia segreto: tutti possono sapere. L'importante è creare una biblioteca delle occasioni perdute. Abolire il testo per far sorgere la necessità del testo. È bellissimo e crudele: crei la fame e neghi il cibo, ecciti e non copuli, fai innamorare e fuggi via."

"Che sublime cattiveria".



(Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo divertissement dello scrittore Francesco Consiglio)