Ho scelto questa fotografia perché oggi Moussa non ha più paura dell'acqua.

In  psichiatria l'idrofobia è la paura di acque profonde in generale, ma anche dell'annegamento. Una delle principali cause di questo tipo di fobia è sicuramente un trauma subito generalmente da piccoli con i liquidi.Per Moussa la causa è stata il 'viaggio' che lo ha portato  in Italia.

Qualche tempo fa scrissi la sua storia (Storia di Moussa. Una volta gli immigrati eravamo noi edita su vari portali tra cui il quaderno.it). Fu una storia molto letta e seguita. In molti mi chiesero di continuare a scrivere il seguito: tutti volevano sapere cosa stesse accadendo da allora in poi  nella vita di quel ragazzo. 

Moussa per chi non lo ricordasse è un giovane ragazzo senegalese arrivato in Italia dopo aver subito inimmaginabili sevizie in un lager libico e dopo aver viaggiato per ben tre giorni in mare aperto ,senza la minima sicurezza e protezione  su un barcone. La sua prima tappa fu Bari dove appena arrivò crollò in un sonno profondo che durò per oltre due giorni. Come scrissi all'epoca, gli addetti alla struttura preposta all'accoglimento, pensarono che fosse morto.

Invece, egli, lentamente tornava alla vita.

Oggi decido di riprendere la sua storia perché c'è da aggiungere un altro tassello al puzzle della sua riuscita integrazione , nella comunità sannita dove vive e lavora.

Circa un anno fa si è iscritto alla scuola guida.

Durante l'apprendimento molte sono state le difficoltà che hanno messo a dura prova la sua voglia di rivalsa.Quella voglia di farcela nei confronti di una vita che pareva avergli tolto tutto. Abbandonato da adolescente fu costretto all'accattonaggio prima di approdare in Libia in cerca di speranze per il futuro. Poi la prigionia e il viaggio infernale in cui vide morire anche  un fratello di sangue.

Oggi, Moussa, prende la patente di guida grazie al suo impegno, alla sua intelligenza, costanza e devozione nella preparazione. Ma anche grazie all'umanità di Giuseppe ed Ersilia titolari dell'Autoscuola Eurogamma che fin da subito la hanno accolto, incoraggiato e seguito con serietà e  professionalità. 

Moussa arriva a Benevento (Campania), circa tre anni e mezzo fa, e fin dal primo momento non resta mai con le braccia ferme. Lavora onestamente dapprima come cuoco e addetto alla distribuzione dei pasti in una struttura per migranti sita in Sant'Arcangelo a Tremonti, piccolo comune di provincia, dove viene riconosciuto da tutti come persona seria, affidabile, responsabile e presenzialista non assentandosi mai e per nessuna ragione.

Nel frattempo conosce una ragazza italiana di cui si innamora perdutamente e inizia  una bellissima storia d'amore basata sul rispetto e l'educazione per la cultura diversa alla quale piano piano si avvicinava con tale unione.

Per quanto ne sa la scrivente, i due, felici proseguono negli intenti il loro viaggio di condivisione e comunione.

Nella palestra del signor Nando, che lo definisce fin da subito un ragazzo d'oro,  crea profondi legami affettivi con Wagner, noto avvocato di città, Stefano e Mario, imprenditori locali anch'essi molto conosciuti nella realtà beneventana, con  Antonio il preparatore atletico, con  Niccolò, un giovane ragazzo come lui, con il quale  si allena e compete per fare meglio.

Ma ce ne sono tanti, tanti altri e sono tutti pronti a testimoniare in prima persona l'educazione, il rispetto e l'ossequio dimostrato nel tempo  da Moussa verso la società della città campana.

Attualmente, grazie ad  Alfonso, titolare di un conosciutissimo  negozio di abbigliamento nel cuore di Benevento, continua a lavorare onestamente e con devozione tanto è vero che in pochissimo tempo ha creato una forte rete solidale di amicizia e rispetto  con i suoi colleghi.

L’insegnamento e l’esempio di Papa Francesco sui migranti, sulla pace e la fratellanza dei popoli deve essere , per noi un faro che ci illumina : le migrazioni, oggi, non sono un fenomeno limitato ad alcune aree del pianeta, ma toccano tutti i continenti e vanno sempre più assumendo le dimensioni di una drammatica questione mondiale. Persone in cerca di un lavoro dignitoso o di migliori condizioni di vita, ma anche di uomini e donne, anziani e bambini costretti ad abbandonare le loro case con la speranza di salvarsi e di trovare altrove pace e sicurezza.

Per questo non dobbiamo mai considerare le migrazioni nel nostro Paese un fenomeno temporaneo ed emergenziale, ma un fenomeno che richiede pianificazione e professionalità per essere governato.

E se  l'accoglienza è trasparente, sostenibile e, soprattutto, dal volto umano l'integrazione è parola che diviene realtà. 

Moussa ne è l'esempio tangibile.

Il focus dell’accoglienza è l’unicità della persona in ogni aspetto della sua vita.