Matteo Renzi decolla su Ryanair ma rischia di schiantarsi sul PIL

Matteo Renzi decolla su Ryanair ma rischia di schiantarsi sul PIL

Matteo Renzi, più il tempo passa, più appare prigioniero di se stesso o più precisamente del male che lo affligge, che sicuramente è una vera e propria patologia e avrà pure un altisonante nome scientifico, ma che volgarmente e semplicemente possiamo indicare con la locuzione spararle grosse. Non a caso, a scuola, lo chiamavano i' bomba. E infatti, in Toscana e a Firenze in particolar modo, i soprannomi li sanno dare e non sono mai dati a caso.

La scorsa settimana l'Istat aveva disegnato la triste realtà dell'Italia, comunicando che nel secondo trimestre dell'anno, rispetto a quello precedente, il PIL non era cresciuto...

neppure di un decimale di punto! Non solo. Con questo dato, la previsione per l'anno in corso indica una crescita sui 12 mesi intorno allo 0,6%, meno della metà di quanto era stato preventivato nella legge di stabilità dello scorso anno.

Dopo che i dati dell'Istat sono stati pubblicati, il Governo ha replicato con un'anonima nota del MEF che, in sostanza, riassumeva la situazione in questo modo: non c'è da preoccuparsi, perché era tutto previsto. Il presidente del Consiglio, ottimista per vocazione, non si è neppure degnato di chiarire quali sarebbero stati gli strumenti con cui il Governo avrebbe recuperato una carenza di risorse prossima al punto di PIL.

In compenso, tuttavia, quest'oggi Renzi è intervenuto su facebook inviando il seguente post che non è ben chiaro come possa essere definito, se allucinato o allucinante:

«Ridurre le tasse non è soltanto giusto, ma è anche un fatto di competitività. Lo dimostra in queste ore l'accordo con Ryanair, ma è solo uno dei tanti esempi che possiamo fare. Qualche settimana fa avevo ufficialmente promesso ai presidenti di Abruzzo e Sardegna che avremmo evitato l'aumento delle tariffe aeroportuali decise da altri negli anni passati. Abbiamo mantenuto la promessa e il ministro Delrio ha presentato ieri insieme a Michael O'Leary il miliardo di investimenti di Ryanair in Italia, non solo ad Alghero o a Pescara.
Ecco perché da quando siamo al Governo lavoriamo per ridurre le tasse. Lo abbiamo fatto con gli 80 euro, con il JobsAct, con l'Irap costo del lavoro, con IMU e Irap agricola, con Imu e Tasi sulla prima casa, con il superammortamento.
Continueremo con la prossima legge di stabilità.
L'ultima volta che una tassa è stata alzata in Italia è stata l'IVA nell'ottobre 2013 da un governo precedente.
Adesso la musica è cambiata e contemporaneamente abbiamo battuto tutti i record di incassi dalla lotta contro l'evasione (quasi 15 miliardi nel 2015).
Leggo tante critiche sulle nostre misure di politica economica. Per l'Italia di oggi non conosco una ricetta migliore di abbassare le tasse e continuare con le riforme strutturali. Per rendere questo Paese finalmente più semplice e più giusto. E per dare a chi vuole investire - come ha fatto Ryanair - le condizioni di farlo.
Viva l'Italia»

In pratica, a Renzi è stato sufficiente che l'amministratore delegato di una compagnia aerea low cost abbia promesso ad un ministro del suo governo di fare futuri investimenti in Italia per dimostrare che l'economia italiana è in salute, tanto da promettere di abbassare le tasse!

Difficile dire se ci sia da rimanere allibiti o pietrificati a leggere tali dichiarazioni. Tanto per ripristinare la realtà delle cose, a stretto giro, è arrivata la risposta del vicepresidente della Camera, il 5 Stelle Luigi Di Maio che, sempre su facebook, ha scritto:

«Renzi ha appena dichiarato: "Continueremo ad abbassare le tasse".
Forse mi sono perso qualcosa: quando è che ha iniziato?
Oggi il Presidente del Consiglio ha anche avuto il coraggio di dichiarare: "L'ultima volta che una tassa è stata aumentata era il 2013".
Ma davvero? Peccato che uno studio della UIL ci dice che in 2 anni dal 2013 al 2015 i contribuenti hanno pagato 7 miliardi in più di tasse, circa il 16,7% in più. E indovinate chi governava in questi due anni?
Renzi la smetta di provocare i cittadini italiani con queste balle! Altrimenti prima o poi se li ritroverà con i forconi sotto Palazzo Chigi.
‪#‎IODICONO‬ anche alla loro falsità.»

A questo punto qualcuno, e giustamente, potrebbe insinuare che le affermazioni di Di Maio siano pura propaganda politica e che, in ogni caso, i conti economici dell'Italia siano in ordine ed in perfetto stato di salute, tanto da poter pure sostenere, oltre al taglio delle tasse, l'aumento delle pensioni minime e il rinnovo del contratto agli statali che lo attendono da cinque anni.

No. Non è proprio così e ad affermarlo è proprio un senatore del Partito Democratico, Giorgio Santini, membro della V Commissione Bilancio del Senato che in un'intervista alla radio di Confindustria, Radio 24, ha candidamente ammesso:

«Bisognerà reperire per il 2017 delle nuove risorse. Nel corso del 2016 c’è stato un blocco della crescita, c’è ancora il secondo semestre da valutare. Però, purtroppo, saremo al di sotto dell’1,4% che era stato preventivato... forse si arriverà all’1%... speriamo! Quindi mancheranno delle risorse.»

Beata sincerità. Ma non è tutto. Infatti Santini ha pure indicato gli strumenti che il Governo dovrà utilizzare per far quadrare i conti:

«Renzi chiederà all’Europa di mantenere il tasso di deficit al di sotto del 3%. ma di rimanere intorno alla cifra di quest’anno, cioè 2,3/2,4% che ci permetterebbe uno spazio di risorse utili ad eliminare l’aumento dell’Iva, gli interventi di sostegno alla crescita e dare alcune risposte su contratti e pensioni.»

Quindi, liberata dalle croste della propaganda, la realtà dell'Italia, oggettivamente, è la seguente: Renzi andrà in Europa con il cappello in mano ad elemosinare il permesso di poter contravvenire agli impegni di bilancio, altrimenti l'Italia dovrà ricorrere alle clausole automatiche di salvaguardia aumentando, tra l'altro, l'Iva e dimenticandosi di rinnovi contrattuali, aumenti di pensioni e diminuzione di tasse. Questa è la realtà.

Monica Maggiolini
nella categoria Politica
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