Ministri del lavoro ed occupazione

Ministri del lavoro ed occupazione

In una persona che ha trascorsa la propria vita in azienda è legittimo sorga il dubbio che molti dei ministri, che si sono susseguiti negli anni al Dicastero del Lavoro, in realtà non abbiano lavorato in una fabbrica o in un ufficio neppure un giorno.

Solo così si può spiegare la miopia con cui hanno affrontato ed affrontano ancora oggi il tema della occupazione, una miopia che li ha spinti a teorizzare, di volta in volta, di soluzioni impraticabili o costose, per ricorrere alla fine a banali e sterili forme di assistenzialismo perché incapaci di perseguire la concretezza.

Non occorre essere docenti universitari per sapere che nelle imprese i livelli occupazionali siano direttamente correlati ai carichi di lavoro, cioè ai programmi dettati dalla consistenza del cosiddetto portafoglio ordini.

Vale a dire. se il mercato “tira” il portafoglio ordini “si gonfia”, aumentano i carichi di lavoro e quindi nasce la necessità di un organico maggiore.

Quando, invece, il mercato è “in crisi” il portafoglio ordini “si impoverisce”, si riducono i carichi di lavoro e l’organico diventa “ridondante”.

Per pigrizia ed insipienza i manager, di solito, quando i carichi di lavoro aumentano abusano senza freno delle ore di straordinario, sempre meno produttive, e quando invece il lavoro scema trovano comodo ricorrere alla cassa integrazione scaricando così sulla collettività il loro problema.

Eppure in Italia dal 1984 esiste una legge (NdR: DL 30 ottobre 1984 n. 726 convertito in legge 19 dicembre 1984 n. 863) che offre la possibilità ad aziende e sindacato, in caso di riduzione temporanea dei carichi di lavoro, di stipulare contratti di solidarietà (CdS) che, attraverso la riduzione dell’orario lavorativo, evitano il licenziamento dei cosiddetti esuberi momentanei o il loro allontanamento come cassintegrati (NdR: cosiddetti contratti di solidarietà "difensivi").

Ma la stessa legge si è proposta anche di incentivare l’incremento degli organici favorendo nuove assunzioni sempre attraverso la riduzione dell’orario lavorativo (NdR: cosiddetti contratti di solidarietà “espansivi”).

Mi duole ammetterlo ma una legislazione pressoché identica in Germania è operante fin dal 1910!

Così come mi duole testimoniare che purtroppo in Italia, almeno agli inizi, gli stessi CdS “difensivi” erano visti come il fumo negli occhi dalle associazioni imprenditoriali, per trovare infine applicazione, negli ultimi anni, come attestano i recenti casi di Maserati e Comau, entrambe con sede a Grugliasco.

Tornando, però, al dicastero del lavoro ed ai suoi ministri, mi domando perché nessuno abbia mai presa in considerazione la possibilità di confrontarsi con imprenditori e sindacato per estendere su scala nazionale il CdS “espansivo” e creare davvero nuovi posti di lavoro.

Per non continuare, però, con un argomento che può apparire generico ed astratto mi cimenterò in un semplice esempio.

Ipotizziamo che in una fabbrica, o “fabricheta” come direbbe un milanese, sia impiegato un organico di 100 operai che lavorano 40 ore settimanali.

Cioè, per realizzare il programma produttivo occorrono 4.000 ore di lavoro alla settimana.

Ora, se si applicasse un CdS “espansivo” sarebbe possibile, ad esempio, ridurre da 40 a 35 l’orario settimanale.

Già, ma a quel punto mancherebbero 500 ore per realizzare il programma di produzione. Verissimo!

Come supplire, dunque, a questa importante carenza di attività produttiva?

Grazie al CdS “espansivo” si potrebbe procedere alla assunzione di 14 nuovi operai che apporterebbero le 500 ore di lavoro necessarie per realizzare il programma di produzione, e l’occupazione in quella “fabricheta” risulterebbe incrementata del 14%.

Ohibò ! Ma i 100 operai perderebbero 5 ore di salario, ogni settimana.

È vero! Ma se un ministro del lavoro con gli attributi mettesse mano, finalmente, alla riduzione del cuneo fiscale, di cui tutti parlano, ai 100 operai sarebbe assicurato lo stesso livello salariale.

Con quali soldi?

Suvvia! Ma abbiamo presente quanti miliardi ha sperperati Renzi con il suo Jobs Act, quanti miliardi si accinge  a scialacquare Di Maio con il reddito di cittadinanza, senza dimenticare i miliardi che la Cassa Integrazione prosciuga dalle casse dell'INPS  ?

Non solo, ma  i 114 operai godrebbero di un’ora in più ogni giorno da dedicare alla propria vita privata.

“Elementare Watson!” esclamerebbe Sherlock Holmes.

Categoria Economia
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