“Io non mi sento europeo anche se purtroppo lo sono”

“Io non mi sento europeo anche se purtroppo lo sono”

Quando l’indimenticabile Giorgio Gaber scrisse la ballata agrodolce “Io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono” esprimeva tutta la sua delusione, perplessità e rabbia nel vedere il Belpaese ancora incompiuto, governato da incapaci, offeso da contraddizioni senza senso, umiliato dai teatrini di una classe politica dappoco.

Probabilmente questa perla che ha lasciato nelle sue ultime settimane di vita rappresenta la simbolica eredità del più acuto ed intelligente protagonista del “teatro-canzone”.

A distanza di quasi venti anni, se il “Signor G” potesse rivisitare oggi quella ballata presumo che con due tratti di pennarello ne cambierebbe il testo in “Io non mi sento europeo anche se purtroppo lo sono”, eliminando senza esitazione l’inciso “ma per fortuna”.

Non esiterei un istante a canticchiare anch’io questa nuova versione della ballata, stanco di assistere allo stucchevole recital di una Unione Europea incurante, per opportunismo, delle sue contraddizioni. 

Una UE che, dopo aver realizzata la moneta unica, è stata incapace di concepire ed attuare vere strategie unificanti.

Eppure, proprio perché divisa e disomogenea per cultura, struttura economica e finanziaria, sistema politico, etc., l’Unione necessiterebbe assolutamente di curare l’amalgama degli stati membri per potersi presentare come un tutt’uno nelle relazioni internazionali.  

In politica estera, invece, si mostra ad esempio troppo disponibile nel assoggettarsi senza fiatare alle volontà degli Stati Uniti.

È successo, nelle scorse settimane, quando ha deciso di espellere con troppa faciloneria decine di diplomatici sovietici senza attendere che le indagini accertassero la responsabilità di Mosca nel tentato avvelenamento con gas nervino dell’ex spia russa Sergej Skripal e di sua figlia, a Salisbury.

Mentre d’altra parte risulta incomprensibile e sconcertante l’assordante silenzio sugli scontri tra Davide e Golia che insanguinano la striscia di Gaza, dove i cecchini israeliani sparano sui manifestanti palestinesi, assassinandone decine e ferendone centinaia.

Ma poiché Donald Trump ha imposto il silenzio l’UE si è adeguata e non ha neppure fiatato quando i cecchini hanno mirato ed ucciso un fotoreporter nonostante indossasse la pettorina “press”.

E che dire del disinteresse per le efferatezze compiute in Siria ?

Anche al suo interno, però, l’UE appare incapace di ottenere il rispetto delle più elementari regole di solidarietà da parte degli stati membri, come è oramai comprovato dalla inettitudine con cui gestisce il fenomeno dei flussi migratori, rovesciando su Grecia ed Italia l’onere di fronteggiare da sole il gravoso problema.

Quella inettitudine che consente, ad esempio, a Bulgaria, Romania, Ungheria, Polonia di mungere miliardi dalle casse europee negando al tempo stesso la loro disponibilità ad accogliere migranti.

E mentre assiste impassibile e silente all’accanimento con cui il governo spagnolo persegue i separatisti catalani, alcuni suoi esponenti di primo piano, dal presidente del parlamento europeo Antonio Tajani al commissario agli affari economici Pierre Moscovici, si sono permessi di esprimere giudizi  critici ed inopportuni sui vincitori delle elezioni italiane.   

Ma l’UE è capace anche di dare prova di una sua particolare efficienza.

Sa essere, ad esempio, asfissiante ed intransigente quando pretende il rispetto del fiscal compact, non curandosi  che a volte la ottemperanza del fiscal compact pregiudichi le opportunità di sviluppo economico e sociale dello stato membro.

E come non ricordare che nel parlamento monocamerale di Strasburgo anche i 750 parlamentari sanno dare prova del loro impegno e della loro efficienza legiferando su aspetti irrilevanti della vita comunitaria?

Attendo con ansia il giorno in cui i parlamentari europei, muniti di calibro, ci diranno quali misure dovranno avere i ravanelli o i pomodori pachino per ottenere il riconoscimento CE.

Categoria Politica
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