Trump a Davos per ribadire "l'America prima di tutto"

Trump a Davos per ribadire l'America prima di tutto

Trump a Davos non era mai stato invitato, da imprenditore, a differenza di altri suoi "colleghi". Adesso, da presidente, ha deciso di partecipare all'annuale Forum economico che riunisce i leader delle principali nazioni insieme ad amministratori e principali azionisti delle maggiori multinazionali a livello mondiale. Si parla di economia e di ciò che si dovrebbe fare per farla funzionare. In fin dei conti, lo stesso argomento che tutti gli anni si ripete, ma ogni volta declinato in maniera diversa in base alle necessità del momento.

Ed uno dei temi su cui molti leader, in special modo europei, hanno posto l'accento quest'anno riguarda proprio Trump e le sue scelte economiche collegate a voler favorire prima di tutto gli interessi americani, partendo dal protezionismo commerciale.

Una scelta antistorica secondo Angela Merkel che, giovedì, aveva ricordato che protezionismo, isolazionismo e nazionalismo sono fenomeni collegati tra loro, le cui conseguenze non possono che essere negative come dimostra la passata storia europea e le due guerre mondiali nella prima metà dello scorso secolo. Una lezione che oggi sembra essere dimenticata. E nel caso di Trump c'è pure da credere che non sia mai stata neppure appresa... non tanto in relazione alle due guerre (si spera!), quanto in relazione ai motivi che le hanno scatenate.

Ma Trump non ha certo intenzione di ascoltare tali avvertimenti, e tanto per renderlo ben chiaro, prima di partire per la Svizzera ha firmato un decreto per aumentare i dazi di importazione di lavatrici e pannelli solari. Una mossa non certo casuale.

E nel suo discorso odierno, come già annunciato da membri dl suo staff, Trump dirà agli intervenuti a Davos che gli Stati Uniti non tollereranno più pratiche di dumping, abusi commerciali e porranno anche estrema attenzione su temi come il furto di proprietà intellettuale o trasferimenti forzati di tecnologia. Insomma, l'America prima di tutto.

Una scelta che, nel breve periodo, sembra ripagare il presidente Usa con mercati azionari e indici macroeconomici tutti in positivo. Ma alla lunga potrà continuare? Infatti, i Paesi colpiti dai dazi non potranno non attuare analoghe ritorsioni nei confronti degli Usa e questo non potrà non avere conseguenza sul Pil e sull'occupazione degli Stati Uniti. Senza neppure dimenticare che anche gli stessi dazi sui prodotti in ingresso - come già nel caso dei pannelli solari - non potranno non avere conseguenze occupazionali per rivenditori e installatori.

La "semplicità" di Trump, prima o poi, si troverà a doversi scontrare con la complessità del mondo e, a quel punto, il presidente americano prenderà atto - credere che capirà è forse un po' esagerato - che gli interessi americani non sono comunque esclusivi e che devono essere salvaguardati sì, ma nel rispetto degli altri Paesi.

Ed appare anche un po' risibile, se non irrisorio, il fatto che Trump dirà che ha ben presente tale concetto e che cercherà, per questo, di costruire alleanze con gli altri Paesi. Ma se fosse realmente così, perché allora penalizzare le importazioni di Corea del Sud e Cina che, già da prima, avrebbero dovuto essere partner affidabili?

Mario Falorni
Categoria Esteri
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