"Giulia, vuoi davvero frequentare le persone del mondo?", chiede la madre alla figlia che vuole andare all'Università. E il padre rincara la dose: "Vuoi andare all'Università per la Congregazione o per la tua vanità?". Queste sono alcune delle frasi pronunciate nel film La ragazza del mondo, di Marco Danieli, uscito nel 2016 e presentato al Festival di Venezia. 

Il film, proiettato nello stesso anno nelle sale cinematografiche, è ispirato alla storia vera di una testimone di Geova. Danieli ha raccontato il suo film alla rivista Famiglia Cristiana. Marco Danieli ci tiene a sottolineare che il film "non è un'opera di denuncia, ma un romanzo di formazione sulla costruzione di un'identità di una ragazza costretta a crescere in un contesto, come quello dei testimoni di Geova, in cui la rigidità delle regole della comunità tende a soffocare questa crescita".

Nel film, i genitori di Giulia non vengono dipinti come una famiglia di fanatici attivisti, come può capitare con altre famiglie finite spesso al centro della cronaca per vicende analoghe, ma come una coppia normale, altruistica, tanto che il padre di Giulia, un imprenditore, assume nella sua azienda anche Libero, un ex tossicodipendente, così da reinserirlo nella società.

Le cose vanno avanti senza scossoni fino a quando Giulia non si innamora proprio di Libero e da quel momento la vita familiare viene travolta dagli eventi. La relazione tra Giulia e Libero non viene gradita né dai genitori della ragazza né dalla chiesa che lei frequenta. Di conseguenza, dopo ripetuti avvertimenti di lasciare il fidanzato "incredulo", viene espulsa dalla comunità. Da allora Giulia viene cancellata non solo dai suoi confratelli, ma dai genitori stessi.

"I testimoni di Geova sono contro l'individualismo e l'edonismo nella nostra società-racconta Danieli-posizioni che per quanto mi riguarda mi trovano assolutamente d'accordo. Ma un conto è se qualcuno mi chiede se far carriera debba essere il primo obiettivo di un uomo e un altro è il modo in cui cercano di affermare questi valori".

Il regista narra poi come è nato il film: "Siamo partiti dal racconto di una mia amica, ex testimone di Geova. Poi con l'altro sceneggiatore Antonio Manca abbiamo frequentato per un certo periodo una comunità con l'idea di girare un documentario. Devo dire che ci hanno accolto con grande calore. Poi, dopo un po', abbiamo compreso che a loro del documentario non importava nulla. Erano solo interessanti a convertirci".

L'accoglienza ricevuta da Danieli nella congregazione si chiama love bombing ed è una tattica usata dai testimoni di Geova per mettere a loro agio i nuovi arrivati e renderli inclini ad accettare le loro dottrine. 

L'ostilità che i genitori di Giulia mostrano quando lei aveva deciso di frequentare l'Università è dettata dalla convinzione che la predicazione religiosa dev'essere considerata l'attività primaria di ogni testimone di Geova, convinti che il mondo sia prossimo alla fine e che bisogna salvare quante più persone possibili dalle mani del Diavolo, contro cui i testimoni di Geova si sentono perennemente in lotta. 

Il proselitismo deve diventare la ragione  di vita di ogni fedele del movimento, davanti al quale tutte le altre attività secolari devono essere sacrificate o messe in secondo piano, come appunto gli studi universitari, sconsigliati ma non vietati. La ragazza è un asso in matematica ma decide di seguire il desiderio dei genitori di lavorare nell'azienda di famiglia, così può andare a suonare porta a porta per diffondere il suo messaggio di salvezza. Anche perché, all'Università, ci sarebbero maggiori pericoli di venire traviati dalla retta via.

"Per queste famiglie-prosegue Danieli- è meglio che il proprio figlio non prosegua gli studi o, se proprio vuole farlo, è meglio che eviti le materie umanistiche, giudicate 'più pericolose'. E, in generale, è bene evitare il più possibile i contatti con chi non fa parte della Congregazione al massimo all'ambiente di lavoro. Anche partecipare a una partita di calcetto per un giovane può essere un problema".

Ma Giulia, dopo aver scoperto l'amore, ormai non si sente più una testimone di Geova, perché dopo aver sacrificato gli studi universitari, non vuole sacrificare pure i sentimenti. E così decide di disubbidire alla direttive della sua chiesa e di continuare a frequentare Libero. Deve così subire un processo davanti al comitato giudiziario degli anziani in cui, nella scena più scioccante del film, è costretta a rivelare tutti i particolari più intimi della sua relazione con Libero.

"La mia amica mi ha raccontato che per lei è stata anche peggio di come abbiamo fatto vedere nel film-dice il regista-E ha aggiunto di essersi ritrovata anche molto nel senso di spaesamento nei confronti della propria fede. Quando si viene espulsi dalla Congregazione, c'è chi ritorna al cattolicesimo e chi, pur non tornando più sui propri passi, mantiene la propria fede anche se in modo più confuso". Più confuso, ma sicuramente più libero.