In un articolo per la rivista online Pangea.news, lo scrittore Francesco Consiglio si scaglia contro i profili fake di Facebook:

Ogni giorno, in tutto il mondo, migliaia di persone si spacciano per qualcun altro al solo scopo di commettere crimini più o meno orribili. L’human hacking è uno strumento che può influenzare e manipolare il comportamento umano per compiere azioni delittuose o potenzialmente dannose. A volte un fake ha l’obiettivo di ingannare le persone, confidando sulla loro tendenza a fidarsi e rilasciare informazioni senza rendersene conto. L’amico social di un individuo che falsifica la propria identità dovrebbe sempre chiedersi: “Cosa so io di lui e cosa sa lui di me? Chi può nuocere più facilmente all’altro? Chi avrebbe la meglio in uno scontro di intelligenze tra uno che bluffa e uno che è sincero?”
Un’identità nascosta usa molte tecniche per conquistare la fiducia delle persone. Per esempio, inducendo alla compassione per situazioni sfortunate. Oppure, se si accorge che il suo contatto ha un problema, si propone di aiutarlo, anche offrendogli dei soldi.

A quel punto l’inconsapevole vittima si fiderà, perché la sua mente è prigioniera di una facile e ingannevole equazione:

“Chiunque sia, il tizio mi ha aiutato, quindi è buono”.
È la vecchia trappola della caramella. Mai accettarne da uno sconosciuto.

Ci sentiamo di condividere le preoccupazioni di Consiglio, e a quelli che  dialogano con un'identità falsa pensando che sia un gioco d'intelligenza, ricordiamo un detto che tutti i pokeristi conoscono:

“Se sei seduto al tavolo di gioco e non riesci a capire chi sia il pollo, il pollo sei tu”.