Scarlett Von Wollenmann... «Unica speranza, la mia voce»

Scarlett Von Wollenmann... «Unica speranza, la mia voce»

Nella Basilica San Pio X a Lourdes le canzoni di Riccardo

Cocciante animano la serata di oltre quindicimila volontari,

ammalati e fedeli giunti dall’Italia per il pellegrinaggio di

fine settembre. Sul palco canta anche Scarlett, la giovane

artista che da un anno, dopo un gravissimo incidente stradale,

vive chiusa in una clinica svizzera. «Non credevo di

riuscire ad esibirmi in pubblico, così, su una carrozzina. Ma

qui, non potevo non farlo».

 

 

 

Il palco, le luci dei riflettori, le note della musica, le immagini che quattro maxi schermi rimandano sulla platea. Riccardo Cocciante fissa intensamente la sua partner e avvia il duetto di «Io vivo per te». Se siamo insieme ci sarà un perché e vorrei saperlo stasera...». La voce di Scarlett arriva possente, cattura e guida le note, si miscela con quella di

Cocciante, si ferma e poi riparte da sola.

 

 La voce sembra essersi liberata dalle emozioni che essersi liberata dalle emozioni che volto, gli stessi che il pubblico ha  conosciuto, apprezzato, applaudito fino ad un anno fa. Tutto il resto, lei, la sua vita, il suo corpo sono cambiati.

 È rigida su una sedia a rotelle dove deve essere adagiata perchè il suo corpo è incapace di ogni movimento; riesce solo  a sollevare il braccio destro per portare la mano alla bocca e inviare un bacio alla platea che applaude e scandisce

il suo nome. Ai lati, le panche dove stanno sedute centinaia di persone; al centro, una fila di decine e decine di lettighe e carrozzelle. Più di quindicimila persone a Lourdes riempiono la Basilica San Pio X, disegnata da Nervi. Occhi lucidi in

 

platea, sul palco, dietro le quinte. Non è un concerto, quello che si è tenuto venerdì sera, ma uno dei tanti e significativi momenti di emozione che rapiscono chi è qui in pellegrinaggio; che toccano le corde dei sentimenti; che pongono

 l’emozione domande sul dolore, sull’amore, sulla vita. Due ritorni sul palco, tre canzoni insieme. Dietro le quinte, l’emozione ora incrina la voce di Scarlett: «Non pensavo di farcela...tornare a cantare sul palcoscenico,

 mostrarmi su una sedia a rotelle. Se non fosse stato qui, a Lourdes, con tanti altri come me, anche con più problemi e dolore di me, non ci sarei mai riuscita». Per Scarlett Von Wollenmann, (33 anni, cantante, compositrice, autrice, nata a Lucerna, papà svizzero e mamma inglese), da dieci anni in Italia, la vita sembrava essersi fermata per sempre quella sera del 10 novembre1995. Una giornata come tante, il pomeriggio a cavallo per quella passione mai accantonata, poi il ritorno a casa.

 

Quel giorno a Roma

A Roma, in pieno centro, ascolta con le cuffiette la musica e imbocca la strada che circonda il Colosseo. Le cade il walkman, rallenta, e si inchina a raccoglierlo; un lieve colpo allo sterzo, le ruote sul cordolo che la proietta contro un palo. Un amico è dietro di lei, su un’altra vettura e dà subito l’allarme; in un lampo è all’ospedale San Giovanni. «Parlano tanto male in Italia degli ospedali. Se non fosse stato per l’immediato ricovero e intervento al San Giovanni sarei morta», racconta Scarlett. La diagnosi è durissima: lesione alla quarta, quinta e settima vertebra. Il suo corpo non avrà più movimento, e all’inizio si teme che anche la respirazione non sarà più automatica. «La prima battaglia è stata proprio quella per riuscire a respirare da sola. Non volevo il respiratore, era una tortura...». È pomeriggio, mancano ancora molte ore al concerto e Scarlett ci accoglie nella sua stanza in albergo. È seduta sul letto, sorretta dai cuscini sistemati dai tre assistenti della clinica svizzera dove vive da un anno, che l’assistono in questo viaggio. La carnagione chiarissima mette ancora più in risalto i capelli neri raccolti sulla nuca e gli occhi marroni dove passano come lampi mille pensieri. Rossetto rosso, ombretto grigio, il volto è ben truccato. «Dieci ore di fiosioterapia al giorno, ma alla fine sono riuscita a muovere il braccio...sì mi trucco da me...ed è stato importante.

 E' una battaglia quotidiana dura, durissima. Non pensavo che ne sarei stata capace. Se prima dell’incidente- riflette quasi ad alta voce - mi avessero detto cosa mi sarebbe successo, magari accennando solo- alla metà delle complicazioni che mi sono capitate, avrei risposto con decisione che piuttosto mi sarei uccisa. Ma poi ti ritrovi piena di un coraggio che non sospettavi di avere, e ce la vuoi fare. Se non sono morta ci sarà un motivo. E devo trovare il motivo, devo dare un nuovo senso alla mia vita». Un sorriso dolcissimo non abbandona mai il suo volto bellissimo. Non è facile per lei parlare con degli estranei. La sua vita da un anno è tormentata da tante domande e forse ancora da nessuna risposta. La musica l’aveva coinvolta fin da bambina, aveva cominciato a cantare e suonare a 14 anni, a Londra. In Italia era venuta nell’86 come corista del complesso Kissing the Pink. Aveva conosciuto Giovanni Scialpi che l’aveva convinta a rimanere. È Scarlett che nell’87 scrive la canzone «Pregherei», con la quale Scialpi vince il Festivalbar. Comincia a lavorare anche con Migliacci ed incide il primo Lp. Iniziano le tourneè che la porteranno a cantare insieme a Scialpi, Morandi e Cocciante. E nel ‘94 esce il disco di Cocciante «Un uomo felice», dove il popolare cantante intreccia la sua voce con quella di Mina, Tosca, Mietta e, appunto, Scarlett. Un rapporto artistico e amicale molto forte.

 Poi l’incidente che sembra spazzar via tutto. «In tutto questo tempo ho sempre avuto la musica in testa, ma non sono riuscita più ad accendere la radio, ad ascoltare un disco. Ogni nota, ogni canzone mi riportava indietro: emozioni, ricordi sentimenti. È solo da due mesi che ho riacceso la televisione, che sento i dischi. Cantare no, quello ho provato quasi subito, appena ce l’ho fatta ed è stata una grande emozione scoprire che la voce c’era ancora,come prima».

Prima e dopo, un itinerario difficile. «In quest’anno ho pensato molto, sono molto cambiata. Ma mi è quasi più facile parlare del passato che non del futuro. Non so cosa sarà, mi sento ancora confusa, tutto è così nebuloso. Sono stata molto incerta. Non sapevo neanche se dovevo accettare questo invito... È la prima volta che lascio la clinica, che viaggio, che mi sposto... Dormire in albergo sembra quasi una vacanza». Ma c’è anche la voglia di vedere come altre persone, in condizioni difficili come la sua, affrontano la vita. «Dei miei dieci anni in Italia non ricordo gente in carrozzina...forse ero io, che non li vedevo...Qui, a Lourdes, ho visto giovani, bambini, che affrontano realtà più difficili della mia. Hanno trovato la forza, la serenità per andare avanti ed essere felici». Su una lettiga Scarlett ha visitato il Santuario, con tanti altri, è andata alla grotta dove apparve la Madonna a Bernadette. I volontari, gli ammalati, i fedeli che l’Unitalsi (l’associazione di volontariato che organizza i viaggi per Lourdes e gli altri santuari europei) ha portato qui per il pellegrinaggio di fine settembre(oltre 20mila), l’hanno incoraggiata e affiancata in questo difficile viaggio anche all’interno di sè. Le è sempre accanto Maurizio Scelli,segretario dell' Unitalsi,da sempre impegnato a trasformare

 anche in momenti gioiosi e di svago i tradizionali appuntamenti religiosi. Sa che questo viaggio è importante per Scarlett ma anche per gli altri ammalati che da tempo, come lei, sono impegnati a convivere con  il dolore e l’impedimento delle malattie. C’è il calore e la solidarietà di nuovi e vecchi amici.

 

 

I vecchi amici

I vecchi amici di Scarlett sono quasi più emozionati di lei. Cocciante ha insistito molto per averla e dopo il concerto l’ha abbracciata: «Sei stata fantastica. Quel brano lo abbiamo cantato solo in sala di incisione, mai dal vivo. Era la prima

Roberto Gallinelli, il bassista, che non riesce a trattenere le lacrime: rivedere Scarlett cantare, poterla accompagnare. Lui ha passato con lei le giornate più difficile al San Giovanni, è andato a trovarla in Svizzera, si sono sempre sentiti per

 

telefono. Leonardo De Amicis, maestro d’orchestra, muove automaticamente le braccia verso le violiniste ma ha gli occhi puntati solo su di lei. È stato lui che un mese fa in Svizzera l’ha pregata e ripregata di venire a trovarli a Lourdes. Prima di salire sul palco Leonardo era stato categorico: «No, non credo che canterà.Maè già importante che sia qui, con noi». Anche Scarlett quando arriva dietro le quinte è convinta di non cantare: «È troppo presto...non sono pronta per salire sul palco». Fuma una sigaretta e segue sui monitor il concerto.

 

 Arriva un ragazzo che le mette cuffiette e microfono. «Perchè mi metti il microfono? No, io non canto...»; «Lo so,mantienilo, se mai ti venisse voglia...». Una, due, tre canzoni. Roberto e Leonardo scendono dal palco e dolcemente la catturano e la spingono dietro il palco. Lei sorride, è pronta. La volta di cemento progettata da Nervi sembra

 venir già dagli applausi. Un fascio di luce si proietta su Cocciante e Scarlett che cantano vicini, sicuri, come tanto tempo fa. Quando torna giù, dietro le quinte sorride ai vecchi e nuovi amici. Grazie alla musica la sua voce sembra aver ritrovato forza e determinazione. Scherza e si schermisce: «Mi sono fatta desiderare un po‘troppo...Ma qui è tutto così diverso... qui a Lourdes tutto è possibile. Ed io non potevo non farlo».

 

CINZIA ROMANO 28 settembre 1996

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nella categoria Cultura e Spettacolo
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