"Basta morti a causa di Ilva, mai nessun licenziamento a causa di Ilva."

Così, giovedì, titolava un suo post il presidente della regione Puglia, Michele Emiliano. Il problema, a dire il vero l'ennesimo, nella trattativa relativa alla vendita dell'Ilva riguarda l'occupazione. Sono 10mila i dipendenti che Mittal, l'acquirente che ha rilevato il gruppo siderurgico, vuole assumere nella nuova azienda. Per i sindacati, invece, il prosieguo della trattativa non può prescindere dalla permanenza al lavoro di tutti gli attuali 14mila dipendenti.

Anche il presidente Emiliano è sulla stessa lunghezza d'onda: "Il patto scellerato tra acquirenti e governo uscente è stato svelato oggi.
Quelli che stanno per andare a casa vogliono garantire all’acquirente condizioni di favore compiendo il lavoro sporco prima dell’insediamento del nuovo governo legittimato dal voto degli elettori.
Livelli occupazionali e salute dei tarantini vengono così sacrificati alle lobbies del carbone e dell’acciaio.
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Le nostre braccia nonostante gli oltraggi subiti dal Governo in difficile solitudine sono sempre aperte verso i lavoratori ed i loro rappresentanti."

Già nei giorni scorsi la trattativa si era incagliata sul nodo retribuzioni, facendo registrare grandissime distanze sul premio di risultato: ieri, lo strappo sull'occupazione. "Arcelor Mittar - ha dichiarato la segretaria della Fiom, Re David - ha ribadito la volontà di partire da 10mila lavoratori per arrivare a 8.500 nel 2023, mentre ovviamente l'occupazione va garantita a tutti i 14 mila dipendenti. Continuando a pretendere di tagliare salari, lavoro e diritti non si va da nessuna parte."

Adesso la parola passa alle assemblee in cui i sindacati informeranno i lavoratori dell'attuale stato della trattativa, ipotizzando la possibilità di indire uno sciopero negli stabilimenti del gruppo.

Questo il commento all'attuale situazione da parte del ministro dello Sviluppo Calenda.