L’aggressione razzista a Bagheria e la politica italiana inconcludente

L’aggressione razzista a Bagheria e la politica italiana inconcludente

Un'aggressione a sfondo razzista si è verificata nella sera del 31 Agosto 2018 a Bagheria in provincia di Palermo.

La vittima è un ragazzo nigeriano di 30 anni, Fredrick Omonzokpià, l’autore è invece un giovane bagherese di 25 anni con precedenti penali, che è stato denunciato a piede libero.

La dinamica dell’episodio ha rivelato particolari raccapriccianti: dopo essere stato minacciato dal giovane pregiudicato di “andarsene e di tornare al suo paese” e la reazione pacata di Fredrick che ha cercato invano di farlo calmare, è scoppiata una violenta colluttazione tra i due, nella quale sono intervenuti amici del pregiudicato, scagliandosi conto il malcapitato nigeriano. La rissa è stata terminata da un colpo sferrato violentemente alla testa di Fredrick, con un cric.

Sul luogo dell’aggressione è intervenuta una volante della Polizia che ha ascoltato numerosi testimoni oculari ed ha acquisito le immagini dei sistemi di video sorveglianza, un'ambulanza del 118 ha trasportato Fredrick in ospedale, dove i medici gli hanno medicato le ferite al capo e al volto, prescrivendo una prognosi di 10 giorni.

Fredrick, detto “Federico”, ha 30 anni, è nato in Nigeria, è arrivato in Italia dalla Libia nel 2011, quando è scoppiata la guerra, dopo la destituzione del regime di Gheddafi.

A Bagheria il giovane nigeriano, conosciuto come ragazzo tranquillo ed educato, risiede da 4 anni, ospite della Comunità Francescana di S. Antonio.

Dopo la regolarizzazione a Udine, è tornato in Sicilia, ha lavorato come elettromeccanico prima a Cefalù, poi per una ditta di spedizioni pacchi a Bagheria, ora si arrangia con lavoretti vari.

Il giorno dopo l'aggressione a Fredrick si è svolta un’assemblea cittadina, nel parco urbano di via Serradifalco, organizzata dall’associazione Bocs, per discutere sul tema della discriminazione razziale.

L’iniziativa, aperta a tutti, prevedeva un'unica regola: la partecipazione equivaleva a una tacita accettazione che si è trattato di razzismo e non di una semplice goliardata.

L’aggressione, subita da Fredrick, si aggiunge alla lista di episodi simili, accaduti in Italia negli ultimi mesi.

Puntualmente in simili occasioni, il popolo italiano si divide, come ha sempre fatto, in fazioni pronte a conquistare il momento di celebrità, denigrando l’avversario, scaricando su di lui tutte le colpe dell’increscioso incidente avvenuto al malcapitato di turno, che diventa così uno strumento inconsapevole di propagande diametralmente opposte, dove ogni parte accusa l’altra, in un interminabile gioco al massacro mediatico, che non porta a nessuna conclusione pratica.

A fare da teatro in queste lotte, che di politico hanno ben poco, sono soprattutto i social network, specialmente il popolare Facebook, dove i commenti rasentano un’assurdità inverosimile, alcuni dei quali negano addirittura l’esistenza del razzismo, i peggiori invece lo esaltano, qualcuno si limita invece a giustificare gli episodi di razzismo, sviando le discussioni molto accese sugli atti di violenza contro le donne, per mano di immigrati, come se si avvertisse la necessità di stilare una classifica fra i crimini, per vedere quale sia il peggiore: una vera e propria follia.

Il fenomeno del razzismo è sempre esistito, sin dai tempi più remoti, è un’aberrazione dell’animo umano, un vero e proprio abominio, partorito dall’ignoranza di fondo posseduta da chi non riesce a tollerare le diversità, da coloro i quali avvertono disagio al minimo accenno di culture e tradizioni diverse da quella di appartenenza e che ostentano in maniera ingiustificata una presunta superiorità.

I reati di matrice xenofoba, in Italia, sono in crescita dal 2012, come si può verificare dal sito dell’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) alla pagina: http://hatecrime.osce.org/italy, ben prima della nomina di Matteo Salvini, leader della Lega a Ministro degli Interni.

L’attuale politica del governo in tema di immigrazione (che il sottoscritto non approva), può essere contestata civilmente in diversi modi, ma accusarla di avere scatenato un’ondata di razzismo mai vista prima, significa soltanto di non avere il senso della realtà e di alimentare soprattutto polemiche, senza percepire neanche lontanamente una doverosa sintesi finale.

Ogni iniziativa può essere utile per contrastare il razzismo, da un’assemblea cittadina ad un corteo di manifestanti oppure una lezione a scuola, sul tema.

Ma di certo, non abbiamo bisogno di due fazioni politiche che strumentalizzano il razzismo a loro piacimento, per raggiungere i propri fini personali.

 

Nicola Scardina

Categoria Cronaca
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