Berlusconi non ha intenzione di ritirarsi dalla vita politica, nonostante l'età avanzata e una salute malferma, segnata da due interventi al cuore. Lui è là, pronto ad appoggiare Lega e Fratelli d'Italia per vincere le prossime elezioni politiche. Vuole un'Italia più giusta e libera, dice lui in televisione. Ma più giusta e libera per chi? Per lui, ovviamente, che da quando è entrato in politica, nel 1994, ha pensato solo a fare leggi che salvaguardassero i suoi interessi economici e giudiziari.

Berlusconi non è quel personaggio che vuol farci credere ogni qualvolta si presenta agli italiani con il sorriso accattivante e la parlantina seducente. No, l'uomo che si definì niente di meno che “l'Unto del Signore” ha rappresentato e rappresenta tuttora l'Italia della Prima Repubblica, quella della crisi morale e legale che ancora oggi, nonostante Tangentopoli, opprime il Paese.

Un Berlusconi fuori dagli eventi storici che precedettero il crollo della Prima Repubblica sotto i colpi di Mani Pulite è impensabile. Sulla sua carriera imprenditoriale aleggiano prassi corruttive, frodi fiscali, scalate illecite, collusioni mafiose. Berlusconi è quella storia e se non avesse usato la politica come strumento di attacco e di difesa, spalleggiato dai suoi ministri (vedi il Decreto Biondi), dai suoi parlamentari, dalle sue televisioni e dai suoi giornalisti prezzolati, avrebbe fatto la fine del suo amico e protettore Bettino Craxi: sarebbe scappato all'estero come un latitante. 

Basta leggere le carte dei processi che lo hanno visto protagonista e da cui, in molti casi, è stato assolto solo per avvenuta prescrizione del reato per capire quali mezzi il quattro volte capo del governo abbia usato per costruire un impero economico in cui il malaffare sembra avergli fatto da stampella: evasione fiscale; falso in bilancio; manipolazione delle leggi che regolano il mercato; corruzione della politica, della polizia tributaria, dei giudici, dei testimoni. Per non parlare dei suoi legami con la mafia, come ha rivelato anche Massimo Ciancimino, che ha dichiarato davanti ai giudici come Il Cavaliere di Arcore riciclasse i soldi di Cosa Nostra nei suoi affari immobiliari e televisivi.

Sembra pertanto evidente che il segreto del successo di Berlusconi lo si debba cercare nel modo in cui è riuscito a districarsi nelle numerosissime inchieste di malaffare e corruzione che lo hanno riguardato, grazie al beneplacito degli italiani che gli hanno permesso di sfruttare la funzione pubblica per proteggere i suoi interessi. Lui dice che vuole un'Italia più giusta ma anche più libera. Ma più libera per fare cosa? Per fare quello che ha fatto lui?