Silvio Berlusconi è l'imprenditore più controverso della storia italiana. Molti lo hanno descritto come un grande uomo d'affari, facendone un'apologia fuori luogo, perché la vita e la carriera di Berlusconi sono costellate di tanti buchi neri e di innumerevoli scheletri nell'armadio. Berlusconi non è quel self-made man che vuol far credere. Non bastano racconti epici e leggende sussurrate per spiegare come il fondatore della Fininvest abbia potuto accumulare una fortuna personale di centinaia di miliardi di euro, cominciando come imprenditore edile e finendo a editore delle principali reti televisive commerciali. Per capire chi sia Silvio Berlusconi è necessario raccontare il lato oscuro della sua biografia, senza farsi condizionare da simpatie politiche o da campagne mediatiche pilotate ad arte.

Quello che diventerà il futuro ago della bilancia della politica italiana nasce a Milano il 29 settembre 1936 in una famiglia piccolo borghese, il padre Luigi è impiegato di banca, la madre Rosa casalinga. Da piccolo frequenta le scuole salesiane, poi, dopo la maturità, si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza, laureandosi con una tesi sugli aspetti giuridici della pubblicità. Quasi una profezia per il futuro padrone delle reti televisive commerciali. Terminati gli studi, il proprietario della Banca Rasini, dove lavora il padre Luigi, gli offre un posto da cassiere, ma lui non ci sta a passare la vita seduto dietro a uno sportello. Il giovane Silvio ha ben altro da chiedere alla Banca Rasini: un prestito per comprare un terreno in via Alciati, zona di Milano, dove la campagna sta cedendo il posto al cemento.

Per riuscire nell'impresa Berlusconi tira dentro anche Pietro Canali, noto imprenditore edile. Insieme, nel 1961, fondano la Cantieri Riuniti Milanesi con il compito di costruire case in una Milano sottoposta, in quegli anni, a una colossale espansione edilizia. Il terreno costa centonovanta milioni di lire e viene acquistato con una fideiussione della Banca Rasini. Gli inizi però non sono facili. Il terreno c'è, ma i soldi per costruire palazzi non ci sono. Per portare avanti il suo progetto, Berlusconi deve subappaltare la realizzazione degli appartamenti a imprese specializzate che portano via gran parte del guadagno. Il progetto va comunque in porto e il duo Berlusconi-Rasini riesce a vendere una ventina di appartamenti.

Berlusconi, di certo, non diventa ricco con questo sistema da mediatore edile, ma la vocazione per gli affari ce l'ha, così come pure l'intraprendenza. Due anni dopo la nascita della Cantieri Riuniti, nel 1963, fonda la Edilnord e il volume d'affari aumenta improvvisamente. Con la nuova impresa Berlusconi si avventura in una mega operazione edilizia: la costruzione a Brugherio, zona nord di Milano, di un complesso residenziale per quattro mila abitanti.

Come abbia fatto il salto di qualità resta un mistero. Si sa solo che nell'affare entrano in gioco di nuovo la Banca Rasini e una misteriosa fiduciaria svizzera, di cui nessuno conoscerà mai i reali proprietari. Doveva trattarsi comunque di gente molto ottimista per affidare ingenti capitali a un giovane di 27 anni che, fino a quel momento, non aveva maturato alcuna esperienza degna di nota nel campo delle costruzioni. Aveva solo un passato da animatore turistico, un fiuto per gli affari e un'avidità di denaro che lo accompagnerà per il resto della sua carriera. Grazie alla nuova società, Berlusconi mette in piedi un intero quartiere con la collaborazione di due costruttori esperti, i fratelli Botta, che si incaricano della edificazione del mega-complesso.

L'uomo nuovo dell'imprenditoria italiana è ormai lanciato nel mondo degli affari, il suo nome comincia a circolare nei salotti della Milano-bene, si costruisce la reputazione di stella nascente dell'impresa privata. Ma con quali soldi riesce a portare avanti le sue iniziative? Chi gli fornisce i capitali per costruire e demolire? Le indagini accerteranno solo che i soldi venivano dalla Svizzera, da finanziarie che sovvenzionavano un imprenditore che, in realtà, risultava essere solo un socio d’opera, ossia uno che nell’impresa metteva il suo tempo. Chi tirava fuori i soldi era la Finanzierungesellschaft di Lugano, i cui proprietari resteranno coperti dal segreto bancario svizzero.

Chi si celava dietro a quella sigla dal nome impronunciabile resterà un mistero mai chiarito. Gli inquirenti proveranno a scoprirlo, ma, ogni volta che si avventurano nelle indagini, sbattono contro un muro di silenzi, di reticenze, di omertà ma, soprattutto, di scatole cinesi. L'unica cosa certa è che, grazie a quei misteriosi finanziatori, Berlusconi può congedarsi dai vari Rasini, Canali, Botta e mettersi in proprio come imprenditore vero, non più solo come figurante.

Il palazzinaro di Arcore non si limita a costruire case, pensa in grande, fa il megalomane, punta a edificare intere città. Nel 1968 fonda la Edilnord Centri Residenziali, con il compito di costruire la città-satellite di Milano2. Un quartiere ubicato a Segrate, periferia Nord-Est di Milano. I capitali arrivano da un'altra finanziaria svizzera dal nome ancora più impronunciabile: l’Aktiengesellschaft fur Immobilienanlagen in Residenzzentren Ag di Lugano. Per realizzare la sua città ideale Berlusconi acquista un terreno di settecentomila metri quadrati dalle mani del conte Leonardo Bonzi, pagandolo tre miliardi di lire. Anche lì sorgono dubbi sulla provenienza di capitali che difficilmente il giovane Silvio poteva disporre. Un sospetto alimentato ancor di più dal fatto che la società svizzera viene aperta solo dieci giorni prima che Berlusconi inaugurasse la sua impresa.

In seguito il Cavaliere si vanterà di aver trasformato una landa desolata in un paradiso per signori, ma le cose non stanno esattamente così, perché quel terreno era già abitato da alcuni cittadini che non avevano alcuna intenzione di lasciare le loro case per far posto alle mire immobiliari di Silvio Berlusconi. Si arrederanno, con il tempo, dietro pressioni, minacce e piccoli attentati.

Le licenze edilizie vengono rilasciare nel 1969 dal Comune di Segrate, ma, prima di iniziare i lavori, Berlusconi deve superare un ostacolo grande quanto una montagna: convincere il Comune di Segrate a spostare le linee aeree che passano proprio sopra il quartiere e che avrebbero resi gli appartamenti poco appetibili per gli acquirenti. Ci riuscirà grazie a una attività di lobbing, passando per gli uffici competenti con gli assegni in bocca, come racconterà lui stesso. Solo nel 1972 la Edilnord Centri Residenziali riesce a dare il via alla costruzione di Milano 2, che sarà completata sette anni dopo, nel 1979.

Milano 2, per Silvio Berlusconi, si rivela un successo clamoroso. I prezzi delle case lievitano, gli acquisti salgono, gli introiti si moltiplicano. Ancora oggi Berlusconi è conosciuto in tutto il Paese per essere stato il costruttore di un quartiere che, oltre a essere un affare redditizio, rappresenta il sogno abitativo di quegli anni: una piccola città fuori dalla città, completamente autosufficiente, con spazi verdi, piste ciclabili, aeree pedonali, asili, scuole, negozi, ristoranti, parchi giochi, luoghi per lo svago. Una zona costosa ma confortevole, ritagliata su misura per la ricca borghesia milanese. Ancora una volta, però, nessuno risponde a una domanda: chi gli ha dato i soldi per costruire una città che, solo a metterla in piedi, gli veniva a costare cinquecento milioni di lire al giorno?

La risposta arriverà da Massimo Ciancimino, figlio del sindaco mafioso Vito: “Parte del denaro di mio padre, negli anni Settanta, fu investito in una operazione edilizia chiamata Milano 2”. Una confessione che abbatte la leggenda del self-made man che si è fatto da solo, attraverso un fare instancabile e improntato sui meriti e sull'onestà. Una confessione che fa il paio con quella del losco banchiere Michele Sindona, legato a Cosa Nostra e investitore di denaro mafioso, che, nel 1985, rivelò a un giornalista americano che la Banca Rasini, finanziatrice delle prime iniziative immobiliari di Berlusconi, annoverava tra i suoi clienti noti mafiosi siciliani che usavano quel piccolo istituto di credito come “lavatrice” per ripulire il denaro sporco.

Insomma, tali testimonianze ipotizzerebbero che il Berlusca avrebbe potuto investire denaro di persone legate alla mafia, stringendo affari con personaggi dalle relazioni non certo cristalline, per costruire il suo impero economico.

La società che completa Milano 2, però, non è la Edilnord Centri Residenziali, che viene sciolta nel 1973, ma la Italcantieri che ne prende il posto. Con questa nuova azienda il gioco delle scatole cinesi si fa sempre più complicato. La società è intestata a un notaio, Renato Pironi, e a una casalinga, Elda Brovelli. Il vero proprietario, Silvio Berlusconi, resta ancora dietro le quinte, coperto da una selva di sigle e di prestanome. Il notaio rappresenta la Cofinger di Lugano, la casalinga la Eti Holding di Chiasso. Il capitale sociale batte ancora una volta bandiera svizzera. Ma, aldilà delle teste di legno, dietro le due società ci sono personaggi come il finanziere Tito Tettamanti e l'avvocato Ercole Doninelli, a cui fa capo anche la Fimo, una finanziaria svizzera coinvolta in numerose inchieste per riciclaggio e traffico di droga.

Gli anni Settanta sono gli anni del successo imprenditoriale di Berlusconi, ma sono anche gli anni in cui sul Cavaliere cala sempre di più l'ombra della mafia. Uno spettro incarnato nella figura di Vittorio Mangano, mafioso palermitano, assunto nel 1973 nella villa di Arcore, ufficialmente come stalliere, ma, secondo il giudice Paolo Borsellino, con il compito di curare i rapporti tra l'imprenditore milanese e la mafia siciliana. Mangano lascerà la villa solo due anni dopo, nel 1975, quando verrà accusato di aver organizzato il sequestro di Luigi d’Angerio, principe di Sant’Agata, che aveva appena lasciato la villa di Arcore dopo una cena con Berlusconi, con Dell’Utri, che aveva presentato Mangano al Cavaliere, e con lo stesso Mangano. Una vicenda incredibile che pone una domanda inquietante: era normale che Berlusconi cenasse con dei mafiosi, oltre al sospetto che ripulisse i soldi di Cosa Nostra nelle sue aziende?

Nella seconda parte parleremo della storia della Fininvest.