La sezione del sito della regione Sicilia che riporta l'andamento del voto del 2017 è fornitissima di report che, però, sono privi di dati. Infatti, dopo quasi 24 ore dalla chiusura delle urne, la regione Sicilia non è ancora in grado di fornire i dati ufficiali dei voti scrutinati.

Le liste non sono "chilometriche", la lettura dovrebbe essere rapida... eppure lo scrutinio delle 5mila sezioni siciliane procede con una lentezza che definire esasperante è poca cosa. Ma, in ogni caso, il voto è definito e così candidati e dirigenti di partito hanno pensato bene di fare le loro dichiarazioni e non pensarci più.

Siamo nel 2017, ma siamo anche in Sicilia, dirà qualcuno. E allora che dire dell'enorme ritardo con cui la regione Lombardia ha fornito i dati del voto del referendum del 22 ottobre che, oltretutto, era pure elettronico? Anche in quel caso dovremmo dire siamo in Lombardia?

Allora è forse più corretto dire siamo in Italia, un Paese che è sempre stato meraviglioso e pieno di sorprese... in tutti i sensi. Quindi, di che cosa stupirci?

Come non stupirsi neppure delle dichiarazioni di partiti che hanno perso ma hanno anche vinto, di altri che dicono di aver vinto pur avendo preso una frazione dei voti di quelli che hanno perso, senza considerare che quelli che hanno perso davvero si consolano dicendo che comunque "gli altri" non hanno vinto e in più un loro esponente ha ricevuto pure un avviso di garanzia (proprio così)!

In fondo niente di tanto diverso da quello descritto qualche anno fa nel film Gli onorevoli, con i bimbi che cercavano di imitare le elezioni dei grandi e facevano la loro campagna elettorale con slogan del tipo "Rossani Breschi è un sozzone, gli puzzano i piedi!"

Ed è forse questo il limite dei partiti in Italia: voler far credere agli elettori che la politica si occupa di temi "alti", importanti, di futuro, di organizzazione, di risorse energetiche... Non è così. In Italia, i politici pensano a denunciare quanto sia sozzo il Rossani Breschi di turno, ma solo dopo essersi dimenticata la data dell'ultima volta che si erano lavati.