E’ stata battezzata come la Madre di tutte le pandemie: l’Influenza Spagnola. Il virus che, tra il 1918 e il 1920, decimò il genere umano. Fu chiamata la Spagnola perché la sua vittima più illustre fu il re di Spagna, Alfonso XIII, ma di spagnolo non aveva un bel niente. Proprio come il Covid, non si è mai saputo da dove ebbe origine questo morbo. A scoprirlo per primo furono i medici francesi, il cui allarme lanciato già nel 1917 rimase inascoltato e censurato dalle autorità militari.

Della Spagnola si seppe solo i danni che causò al genere umano. La sua diffusione fu facilitata dallo spostamento in massa dei soldati che erano stati impegnati nel primo conflitto mondiale. E infatti, i più colpiti, furono proprio i soldati, che la mattina erano perfettamente sani e la sera furono trovati nei letti con i polmoni collassati e con le labbra blu per la mancanza di ossigeno. I sintomi della malattia comprendevano febbre alta, tosse, emorragie da naso e bocca, polmoniti e pleuriti secondarie. Spesso i pazienti morivano soffocati nei loro letti per eccesso di liquido nei polmoni.

Fu un’epidemia globale, la più devastante che il genere umano abbia mai visto. Gli esperti definirono la Spagnola “il più grande olocausto sanitario di sempre, un prodotto della natura, dell’evoluzione e della convivenza tra animali e umani, una portentosa capacità della natura di creare pandemie”. Il virus si abbatté sull’umanità con quattro ondate, una peggiore dell’altra, e fu facilitato dalla vicinanza dei soldati, uno accanto all’altro, uno sopra l’altro, per poi diffondersi ai civili, senza lasciare scampo a nessuno. Fu un’Apocalisse o, come direbbe Nostradamus, il giusto castigo per il sangue innocente versato.

Gli ospedali si riempirono rapidamente di contagiati, non riuscivano a reggere l’onda d’urto degli ammalati che sopraggiungevano a fiumi. La descrizione che fece un’infermiera di Chicago del suo ospedale sembra uscita da un film dell’orrore: “I malati giacevano a letto, immobilizzati dalla crisi respiratoria, mentre il colore cianotico che avevano assunto i loro volti a causa della mancanza di ossigeno rendeva impossibile distinguere i bianchi dai neri. Rimaneva intrappolata sotto la pelle e si potevano sentire le bolle toccandoli con la mano. Arrivato il momento di rimuoverli dai letti, i loro corpi spostati con le lenzuola facevano lo stesso suono crepitante che si sente quando si versa latte caldo sul riso soffiato. Altri avevano emorragie così forti che il sangue poteva schizzare dal loro naso fino all’altro lato della stanza, e bisognava togliersi di mezzo per evitare di essere colpiti”.

La situazione era così grave, racconta l’infermiera, che tutto quello che il personale riusciva a fare per i pazienti era dar loro un bicchiere di whisky caldo per poi occuparsi dei nuovi casi che arrivavano in corsia. I morti si accumulavano a centinaia, a migliaia, a milioni. L’intero modo ne fu colpito: America, Europa, Asia, Africa, Oceania. Proprio come il Coronavirus, la psicosi si diffuse rapidamente e le persone iniziarono a uscire di casa il meno possibile e, quando osavano farlo, indossavano mascherine sanitarie che non sempre servivano a tutelarli. Il terrore fu reso ancora più grave dal fatto che nemmeno i medici sapevano come contrastare questo virus che, tra l’altro, mutava in continuazione, presentando nuove varianti e nuovi ceppi e rendendo inutile le difese immunitarie accumulate in precedenza.

Alla fine del 1920, quando finalmente il virus lasciò l’umanità, si contarono dai 50 ai 100 milioni di morti, su una popolazione mondiale di 2 miliardi di esseri umani. Un numero di morti così elevato, concentrato in così poco tempo, non si era mai visto nella storia dell’umanità. Le mutazioni virali e lo spostamento in massa delle truppe militari durante il bagno di sangue della Grande Guerra, furono i fattori decisivi che resero la Spagnola la più letale malattia che il genere umano abbia mai conosciuto.