Luci e ombre sulle migrazioni odierne

Luci e ombre sulle migrazioni odierne

 Non è difficile arguire che i migranti approdanti in Europa, costituiscono un “esercito” che se avesse avversato sul territorio di origine i mali che sfugge, non li avrebbe più e neppure la sua gente, che lascia disperata e in balia ai signori della guerra, negandogli un “nuovo inizio”.

Il lavoro minorile e i bambini soldato sono favoriti dalla diserzione degli adulti e migrare dall’Africa, emerge come la peggior codardia che un adulto possa perpetrare verso la sua comunità. Il danno per il continente africano è enorme, nel ritrovarsi depauperato della gioventù, mentre anzitutto in Italia, che ne accoglie la maggior parte, tutte le risorse demandate a combattere la disoccupazione della sua gioventù, vengono sistematicamente stornate per finanziare la logistica di accoglienza e occupazioni fittizie per una massa di persone che comunque rimarranno incontrollate e dedite alla criminalità per molti anni. Una trappola dove la civiltà occidentale è già caduta e si prospetta di già insanabile.

La terra promessa esiste ancora? Interrogativi che cercano risposte in un pianeta dove le negligenze dei popoli vengono ineluttabilmente punite dalla storia. Il miraggio di qualsiasi movimento migratorio, consta in una “terra promessa”! Almeno una e se non soddisfa le aspettative ne stanno altre di riserva, purché non si sia costretti a tornare nella patria di origine, poiché reputato un disonore a prescindere, se questa sia inospitale.

In questo tempo, quali potrebbero confarsi a tanto stereotipo? Non soltanto la saga ebraica o la difesa identitaria dei greci e dei romani, un luogo dove ci si ravvisi legittimati è l’ambizione di ogni umano, desideroso di un’identità con accezione riconducibile a un inequivocabile luogo geografico. Un bisogno stringente: una rimarchevole parte della migrante demografia odierna, si dichiara orgogliosa della propria regione di provenienza, ma non vuole viverci o tornarci a vivere o partecipare al progresso o alla bonifica del suoi mali. In concreto non vuole combattere per essa, né per la sua comunità parentale. Può l’Africa costituire una terra promessa? Oppure... perché non dovrebbe? Rispondere a tali interrogativi non è così agevole come potrebbe sembrare, giacché le varianti sono troppe se correlate ai modelli esistenziali.

Della storia sappiamo che i popoli sopravviventi di prette venazioni e predazioni, erano nomadi o poco interessati a locazioni permanenti. Se non altro, per non venire rintracciati dalle vittime o, se debilitate o decedute, dai parenti. Nella concezione moderna della qualità della vita, il modello stanziale si è affermato e la “pirateria” si opera in modi meno cruenti o palesi.

La stanzialità però, necessita della stabile presenza sul territorio dei soggetti che compongono le comunità, per poter ottemperare a criteri di produzione e gestione delle risorse, adeguato al benessere disponibile a tutti gli individui di quella comunità. I territori donde la gente si allontana dunque, mai vedranno delle comunità prospere e l’Africa si sta “spopolando” e non soltanto di genti, ma di voglia di viverci a prescindere, da tutti coloro in grado di sfuggirla.

La gioventù e gli adulti capaci di affrontare gravosi viaggi e dotati di notevoli somme di denaro, quasi sempre provenienti da crimini, furti sui familiari che d’improvviso non vedono più il congiunto (l’abbandono relazionale è una piaga africana le quali vittime sono soprattutto le donne e i bambini), dagli aiuti che l’Occidente devolve per combattere la fame e che finiscono per finanziare le nuove mafie africane, che lucrano sul trasferimento dei migranti.

È giunta l’era del fuggitore! La storia dell’Occidente, è fondata sulle morali difensive dei propri valori etici e i periodi di pace, sono il premio di tremendi sacrifici. Oggi questo sembra obsoleto e l’individuo pare eroico soltanto nel preservare le sue pudende, mentre lascia che il malvagio ne prenda i figli o gli innocenti della sua comunità, impegnato a inseguire la speranza di un rifugio, tra chi non ne può moralmente comprendere la fuga e una legittimità mai potrà riconoscergli.

Questa demografia anomala, si ingrossa sempre più e si appresta a saturare le risorse economiche e morali dell’ospite, poiché recedendo lo scrupolo etico, anche la società migliore finisce in un regresso difficile da arginare e recuperarvi una dignità cristiana o similare, appare tortuoso pure immaginarlo. Perché si è tanto compassionevoli con chi neglige i doveri di adulto verso l’infante, il debole e le donne, mentre si è così inclementi con chi si dimostra indifferente all’amata bestia domestica?

L’accoglienza odierna appare simile a scegliere nel cane il compagno esistenziale, poiché recettore acritico delle attenzioni e surrogante una propria vitalità che si fatica a percepire dignitosa, ma trascurando che obbligandolo a una cattività, non lo si rispetta nella sua naturale essenza. Allo stesso modo si accoglie l’africano credendo di fargli del bene sottraendolo all’Africa, trascurando che senza un percorso di adattamento storico, gli sarà impossibile identificarsi e integrarsi e i suoi eventuali figli non riusciranno a liberarsi di questo infame retaggio neppure in secoli. Saranno sempre “stranieri”.

L’esperienza americana della schiavitù negra, lo dimostra. Dalla loro “liberazione” avvenuta con la guerra di secessione, permangono una razza a disagio in ogni contesto occidentale e tornare in Africa per recuperare un riscatto, neppure lo ipotizzano e sono anche il gruppo razziale meno manifesto nel desiderio di aiutarsi. I milioni di ricchi afroamericani potrebbero fare molto per i loro “confratelli” africani, sia con soldi sia recandosi personalmente ad aiutarli, ma ancora confliggono con il proprio passato “americano”, cagionato dal non potersi riconoscere in chi ve li ha costretti e non è riuscito a agevolargli una dignità da “nuovo mondo”, come per altri è avvenuto e questa condizione si riedificherà anche in Europa.

Per i negri si è addivenuti a compartimentazione come per gli ebrei, e perfino peggio dovuto al colore della pelle, che impedisce di “non esporre” le proprie peculiarità etniche storiche. Peraltro, gli ebrei vogliono compartimentarsi per proteggere il bagaglio mistico, mentre i negri, privi di un retaggio competitivo, dal loro ne subiscono una mera emarginazione. L’esito più insidioso è una faziosità nel diritto “umano”, che provoca rivalse senza fine!

Se si viene inquisiti per un inequivocabile crimine commesso, si accenna subito all’antisemitismo o al razzismo evocando la solidarietà etnica, senza badare ai fondamenti delle contese. Impossibile assettare una decente armonia sociale senza abbisognare di assidui controlli moderativi o di polizia (l’Italia è già satura di criminalità e la polizia è sotto organico). I moti strutturali e organizzativi, ne vengono ineluttabilmente frenati o inibiti. Come se ci si trovasse inibiti in microscioperi o sabotaggi. Una condizione in cui l’Italia si è impantanata e sembra che la maggior parte dei suoi politici, non lo reputino un problema di cui preoccuparsi, mentre la nazione degrada in un debito pubblico abnorme, che contrae inesorabilmente quell’economia che favorisce il consumo e produce posti di lavoro.

Merita ricordare... per l’ideologo e il politico, si tratta di discettarne, ma per la persona comune diventa qualcosa da cui deve in primis difendere se stesso, la sua famiglia, il suo sentore del sussistere e la sua proiezione etica, quotidianamente. La colpa dunque, non è del “bianco razzista”, che qualora corrisponda a degli atteggiamenti intransigenti, spesso avviene per l’insofferenza a un clima sociale costantemente irrequieto, cagionato da genti ravvisabili in razze o in identità culturali, protese a un processo identificativo che non ha possibilità di addivenire, mancando le idoneità per integrarsi in contesti necessitanti della “non recitata” approvazione di intenti, perlomeno quelli che dissuadono dal parassitismo interetnico, considerato che si nutre soprattutto di conflittualità non da bisogno, ma di concetto! L’Africa è piena di risorse, ma le più disponibili sono i soldi che riceve dall’Occidente, immancabilmente defluenti a predoni e gestori di conflitti tribali secolari, che con i soldi e le armi dell’Occidente, trovano soltanto modi diversi di perpetuarsi.

È stata indubbiamente vittima dell’apposizione tra l’Occidente liberale e l’Oriente comunista. Dall’Occidente ricevette immense finanze, che sfamavano moltitudini per un po’, ma invece di promuovere un’economia sociale, finivano ai russi e ai loro alleati, per fornire armi a popolazioni di tribale tradizione, in perenne belligeranza tra loro, illudendosi che la loro presunta divenente svolta al modo di vivere occidentale, non fosse quella mercantile basata sul capitale. Non avendo una moneta scambiabile fuori dal territorio nazionale, i sovietici favorivano la vendita delle loro armi per procurarsi quella valuta occidentale, necessaria per acquisti tecnologici e sovvenzionare i partiti marxisti, come compiuto anche in Italia per decenni, sino al fallimento irreversibile delle loro economie.

La produzione nell’unione sovietica, era quasi del tutto priva delle tipologie consumistiche correlate al lusso e all’effimero, sicché le sole adeguate ai bisogni del terzo mondo, erano quelle dei suoi armamenti. Fu uno dei modi vantati da Lenin, per costringere gli occidentali a “finanziargli l’acquisto della corda per impiccarli”, ma che strangolò nella fame negando alla gente un comunismo sostenibile, non violento o coercitivo. La drammatica attualità, consta che perdurando l’esodo della gioventù, l’Africa rimarrà senza speranza, mentre l’Occidente degrada alla rovina. L’esperienza sud-italiana e emblematica di tale inevitabile implicazione e molta gioventù meridionale continua ad abbandonare la propria terra. Gli umani percepiscono l’epoca contestuale in decenni, ma la terra promessa “tradita”, non si cura neppure di millenni e la vendetta gli costa nulla...

Quanto sia complicato ricostruirsi un retaggio in nuove patrie e percepirvi un diritto incontestato, basti osservare il travaglio nelle periferie francesi e qui neppure occorre lavorare, giovandosi del supporto pubblico disponibile senza formalità imbarazzanti. Migrare è un diritto, ma quando si muovono moltitudini, si chiamano esodi e le implicazioni permangono ingestibili per un tempo indefinito.

Calcoliamo correttamente: il planetario benessere non può addivenire senza razionalizzare le demografie nei territori e nessun dio mistico o filosofico risolverà, come i solerti moralisti cattolici e marxisti si adoperano indefessi nel convincere gli umani, sin dagli asili, peraltro dopo aver fallito in tutti i loro modelli sociali di riferimento!

(Tratto dal libro “L’era del fuggitore”)

 

Altre informazioni da un'ulteriore fonte
Categoria Cronaca
Attendere...