I testimoni di Geova negano la possibilità di frequentare persone al di fuori del loro movimento. Negano l’istruzione universitaria. Cancellano le persone che lasciano o vengono espulse. Fanno finta di amare coloro che si avvicinano per le prime volte per poi privarle della loro personalità

Sino a qualche giorno fa su questa piattaforma c’era un articolo dal titolo: ““La ragazza del mondo”, il film che racconta la triste storia di Giulia, una ex testimone di Geova” Secondo l’autore dell’articolo il film raccontando le cose elencate sopra, mette in cattiva luce i testimoni di Geova. Ma è così o questo accade perché non si comprendono le ragioni di quanto è narrato? Vediamo.

Primo punto: I testimoni di Geova negano l’istruzione universitaria. Quando la protagonista in una riunione di famiglia parla del suo desiderio di volersi iscrivere all’università, assistiamo al colloquio che ha con i genitori. A parte ciò che è stato detto in quella conversazione, che fa pur sempre parte della sceneggiatura di un film, non sembra che abbiano “imposto” alla figlia di desistere. Caso mai possiamo dire che l’hanno fermamente scoraggiata. La frase “In definitiva è lei che deve decidere” detta dal padre, anche se in un contesto, ripeto, in cui veniva scoraggiata questa scelta, non mi pare un’imposizione. Del resto tra i testimoni di Geova ci sono centinaia di laureati e laureate. Tra parentesi non è vero quindi che i testimoni riescono ad “accalappiare” solo sempliciotti facilmente abbordabili a causa della poca istruzione. Chiusa parentesi. Dicevo, tra tutti questi laureati è vero che alcuni si sono laureati prima di diventare testimoni e qualcuno lo è diventato mentre frequentava l’università, ma alcuni sono nati da famigliari testimoni e hanno iniziato l’università che probabilmente da tempo anche loro avevano abbracciato la fede dei genitori. Le critiche, le incomprensioni, nascono dal far passare i consigli e i suggerimenti come imposizioni.Lo stesso regista del film parlando dei genitori della ragazza che lo ha ispirato ammette che si tratta di una famiglia di persone normali, non di fanatici, una famiglia di lavoratori che se può fa anche qualcosa di concreto per aiutare altri. In effetti aiuta il protagonista a trovare un lavoro onesto, nonostante questo ragazzo sia “uno del mondo”.

Secondo punto: I Testimoni di Geova negano la possibilità di stare con persone al di fuori del movimento. La ragazza si innamora del protagonista, i famigliari la mettono in guardia sconsigliandole di frequentarlo. I confratelli della congregazione le danno ripetuti avvertimenti riguardo alla relazione e al pericolo di commettere immoralità (i rapporti fuori dal matrimonio secondo la Bibbia sono un peccato). Lei comunque va a vivere con lui e viene espulsa, disassociata dalla congregazione cristiana. Quindi non negano la possibilità di frequentare persone al di fuori del movimento, ma mettono in guardia dai pericoli che questo potrebbe comportare cioè peccare contro Dio interrompendo la propria relazione con Lui. Più altri problemi che infatti arrivano puntualmente.

Terzo punto: I testimoni di Geova cancellano chi viene espulso dal movimento. Ma è proprio così? Tutti sappiamo cosa significa “cancellare”. Da l’idea di eliminare non voler più aver niente a che fare, non voler più vedere e neanche sentir parlare della persona cancellata. E’ successo questo con la ragazza? Vediamo; i confratelli che l’hanno espulsa sono andati a cercarla, le hanno comunicato l’avvenuta espulsione e subito dopo l’hanno incoraggiata a tornare assicurandola che la porta sarebbe rimasta sempre aperta. Qualche tempo dopo ha incontrato due correligionarie della congregazione le quali la incoraggiano a parlare con la sorella carnale più giovane di lei. Lei la incontra, le due si parlano, la più giovane la invita a tornare a casa, facendole questo invito dimostra la propria convinzione che anche i genitori l’avrebbero riaccolta con gioia. In tutto questo ci vediamo una persona cancellata?

Viene riportato un brano dell’intervista fatta al regista del film il quale ha detto: ”Quello che ho imparato dei testimoni di Geova, è che sono contro l’individualismo e l’edonismo nella nostra società” e questa presa di posizione lo trova d’accordo. Non approva però i metodi con i quali portano avanti questa posizione. Ma il fatto di esprimere un’opinione non condividendo dei sistemi e dei metodi, forse perché non ne conosciamo a fondo le ragioni e di conseguenza non le capiamo, rendono necessariamente questi metodi così sbagliati da mettere in cattiva luce un movimento?

Quarto punto: I testimoni di Geova fanno finta di amare coloro che si avvicinano per le prime volte a loro. La buona accoglienza fatta dai Testimoni di Geova quando chi doveva fare il film li contattò è stata spiegata come un metodo per “accalappiare” le persone. In effetti questi ebbero un’accoglienza calorosa. Però questo tipo d’accoglienza secondo i detrattori è falsa, nasconde secondi fini. Ma quale altro modo c’è per accogliere le persone che mostrano un certo interesse alle attività di un gruppo? Forse sbattergli la porta in faccia, chiudersi a riccio e snobbarli? Se io vado in un luogo aperto a tutti dove anzi sono invitato ad entrare, m’aspetto un’accoglienza calorosa e gentile, m’aspetto che si faccia di tutto per mettermi a mio agio. Ma no, i detrattori chiamano questo love bombing (bombardare d’amore). Perché invece non chiamarlo semplicemente buona educazione?                 Per i critici questo atteggiamento, questa accoglienza, viene fatta perché vogliono “convertire”. Ecco quindi che si dimostra, oltre alla cattiva fede, anche una cattiva conoscenza dei termini. Si perché i testimoni di Geova non vogliono “convertire”, questo lo facevano quelli che andavano a battezzare le persone dietro minacce o anche peggio, con il fucile spianato e chi sa se qualcuno non lo faccia ancora. I testimoni di Geova certamente no, caso mai aiutano le persone a “convertirsi”. Si perché questo incoraggia a fare il libro degli Atti degli Apostoli, una persona deve “pentirsi” e “convertirsi”, azioni che deve compiere su sé stessa non spinta o obbligata da altri a farlo.

Non è il film che mette in cattiva luce il movimento, sono le critiche al movimento fatte basandosi su una conoscenza parziale, o distorta o falsata. Le ragioni per cui viene sconsigliata una certa carriera o incoraggiato un modo di vivere, sono molto più profonde da come vengono descritte. Un’altra dimostrazione ce l’abbiamo quando i testimoni sono criticati perché cercano di mettere in pratica l’esortazione biblica di “sposarsi solo nel Signore”. C’è chi in maniera sarcastica dice che hanno “cambiato” quell’espressione in “sposarsi solo in Geova”. Ma a ben guardare quello vuol dire l’esortazione dell’apostolo Paolo. Il Signore a seconda del contesto può essere Gesù Cristo, ma molto spesso si riferisce proprio Geova, quindi per estensione la frase può diventare anche “sposarsi in Geova”. C’è poi l’affermazione secondo la quale i testimoni si sposano solo tra di loro per la paura che quelli “del mondo” possano portar via qualcuno dalla congregazione. E quindi? E’ un timore sbagliato? Del resto è successo nella storia narrata dal film, è successo nell’antichità e non fa piacere quando succede. Un esempio lo troviamo anche nella Bibbia, nel primo libro dei RE al capitolo 11 versi da 1 a 6 (CEI) si legge :  “ Il re Salomone amò molte donne straniere,…(disubbidendo a questo comando che diceva) «Non andate da loro ed essi non vengano da voi, perché (ecco la conseguenza) certo faranno deviare i vostri cuori dietro i loro dèi»… le sue donne gli fecero deviare il cuore per seguire altri dèi e il suo cuore non restò integro con il Signore, suo Dio, come il cuore di Davide, suo padre.” E se accadde al re Salomone, un uomo conosciuto per la sua saggezza non potrebbe succedere a tutti? Non è naturale dispiacersi per la perdita di un membro della famiglia spirituale sapendo che questi ha interrotto la propria relazione con il suo Creatore?

Un’altra critica che viene mossa è che fare proselitismo va avanti a tutto il resto. Vero.   Per un testimone di Geova vivere la sua fede non fa parte della vita, ma è la vita stessa, tutto il resto ruota intorno a questa fede. La sua fede non è “avere una religione”, ma un modo di vivere e non solo “nei ritagli di tempo”. Non ha senso per lui la frase “sono un credente, ma non sono praticante”.  Se uno si dichiara testimone di Geova ma non “testimonia” con la sua vita 24 ore su 24, che “testimone” è? Sarebbe una contraddizione in termini non vi pare? 

Quindi tornando al film in questione, la storia della protagonista è sicuramente una storia triste. Ma è triste perché era testimone di Geova o per le scelte che ha fatto nonostante i consigli ricevuti a non fare quelle scelte? E’ stato meglio per lei andare a vivere con una persona prepotente ed egoista (la stessa madre del ragazzo lo definisce così) che rimanere in una famiglia dove c’era serenità? Per pagare i debiti del compagno è stata costretta a spacciare la droga nascosta dentro le stesse riviste che prima usava per portare la parola di Dio. Ogni uno è libero di vivere la sua vita come meglio crede, ma l’aver abbandonato la sua vita precedente per una persona che è arrivata a cacciarla di casa rinfacciandole che se lui è tornato a spacciare di nuovo era per colpa di lei. Ritrovarsi poi in ospedale al capezzale del ragazzo a causa di un’overdose, sentirlo ammettere che forse era meglio se dava retta al padre invece che seguirlo ha migliorato la sua esistenza? Ogni uno può fare le proprie valutazioni, ma i genitori avevano sbagliato così tanto a sconsigliarla di fare quelle scelte? Molto spesso è citata un’altra frase della Bibbia. “Le cattive compagnie corrompono le utili abitudini”. Questa storia ha forse dimostrato il contrario? Concludendo: una storia triste mette veramente in cattiva luce un movimento?

Bè; forse. Ma dipende tutto da chi commenta e racconta la storia, mettendo in risalto ciò che piace a lui o come lui vede una situazione. Quindi in definitiva è una questione di punti di vista.