Di sicuro questa è una delle domande che l’uomo si fa da più tempo. Sembra che già Aristotele si sia posto questo quesito quasi 2500 anni fa. Ma a oggi c’è una risposta a questa domanda? Soprattutto la scienza, la filosofia e altri rami della cultura sono d’accordo su una eventuale risposta?

Gli studiosi non sembra abbiano una risposta unanime a questo quesito, addirittura pare che le versioni siano contrastanti. 

Da un articolo dell’8 maggio 2020 sembra sia nata “prima la gallina o almeno una sua proteina che gioca un ruolo chiave nella formazione del guscio delle uova”.  ( https://www.ideareport.it/2020/05/08/e-nato-prima-luovo-o-la-gallina/ )

Mentre secondo un altro articolo del 12 aprile 2020 pare che sia “l’uovo ad avere il diritto di primogenitura”  ( https://www.focus.it/ambiente/natura/e-nato-prima-luovo-o-la-gallina )

E’ chiaro che si tratta di teorie, teorie legate alla teoria dell’evoluzione, la quale sostiene che una serie di reazioni chimiche spontanee avrebbero portato alla comparsa di forme di vita molto semplici come alghe e altri organismi unicellulari e da qui poi si arriva a forme di vita più complesse.   

La teoria dell‘evoluzione però incontra grosse difficoltà per quanto concerne l‘origine dell‘intero codice genetico, indispensabile per la riproduzione della cellula. 

Il vecchio enigma dell‘uovo e la gallina si ripete a proposito di proteine e DNA. Lo scienziato Francis Hitching dice: “La formazione delle proteine dipende dal DNA”.

Ma il DNA non si può formare senza una proteina preesistente” (vedi libro The Neck of the Giraffe, cit., p. 66 ). Da qui il paradosso menzionato dal chimico Richard Dickerson nel libro Storia naturale ed evoluzione, cit., p. 55. Alla domanda: “Sono comparsi prima gli uni o gli altri?” [cioè le proteine enzimatiche o gli acidi nucleici]‘ si deve rispondere: “Si sono sviluppati in parallelo”. In altre parole sta dicendo che l‘uovo e la gallina devono essersi evoluti simultaneamente, senza che l‘uno sia venuto dall‘altro.                                                                                                                                                       

Uno scrittore scientifico riassume la questione con queste parole: “L‘origine del codice genetico costituisce un rompicapo simile a quello dell‘uovo e la gallina, ovvero un problema ancora tutto da risolvere”. (The Sciences, The Creationist Revival‖, di Joel Gurin, aprile 1981, p. 17.)

Il chimico Dickerson fa anche questa interessante affermazione: “L‘evoluzione del meccanismo genetico è la fase per la quale non esistono modelli di laboratorio; pertanto si possono fare congetture senza fine, non essendo intralciati da alcun fatto scomodo” (Storia naturale ed evoluzione, cit. p. 67).

È scientificamente corretto mettere da parte con tanta facilità questa valanga di fatti scomodi? Leslie Orgel (un altro evoluzionista) definisce l‘esistenza del codice genetico “l‘aspetto più sconcertante del problema delle origini della vita” (New Scientist, 15 aprile 1982, p. 151.)

Da parte sua Francis Crick conclude: “Il meccanismo necessario per rendere operante il codice genetico, che è quasi universale, è troppo complesso per essere nato in un colpo solo” (L‘origine della vita, di Francis Crick, Garzanti, 1983, trad. dall‘inglese di Bruno Vitale, p. 70).

Ad alcuni sembra che la teoria dell‘evoluzione cerchi di eliminare la necessità di far avvenire l‘impossibile “in un colpo solo” presupponendo un processo graduale che abbia consentito alla selezione naturale di agire lentamente.

Senza il codice genetico che permettesse di dare inizio alla riproduzione non poteva esistere il materiale sul quale la selezione naturale avrebbe dovuto operare. C‘è poi un altro ostacolo che la teoria dell‘evoluzione deve sormontare. A un certo punto la cellula primitiva dovette escogitare qualcosa che avrebbe rivoluzionato la vita sulla terra: la fotosintesi. Questo processo, mediante il quale le piante assorbono anidride carbonica e cedono ossigeno, non è ancora del tutto compreso dagli scienziati. Come dice il biologo F. W. Went, “è un processo che finora nessuno è riuscito a riprodurre in provetta” (The Plants, di Frits W. Went, 1963, p. 60). C‘è chi crede che una semplice minuscola cellula sia riuscita a produrla accidentalmente.

Grazie alla fotosintesi, un‘atmosfera priva di ossigeno libero si trasformò in un‘atmosfera nella quale una molecola su cinque è ossigeno. Questo rese possibile la vita degli animali che respirano ossigeno e la formazione di uno strato di ozono a protezione di ogni forma di vita dai dannosi effetti della radiazione ultravioletta.

Si può attribuire questo sorprendente insieme di circostanze al caso oppure a una meteora che come un‘astronave trasportava varie componenti per creare la vita? Credere questo è scienza o fantascienza?

Di fronte alle astronomiche probabilità contrarie alla formazione accidentale di una cellula vivente, alcuni evoluzionisti si vedono costretti a fare marcia indietro. Per esempio, Hoyle e Wickramasinghe, autori di Evoluzione dallo spazio, si arrendono, dicendo: “Questi problemi sono troppo complessi per poterli esprimere numericamente”. 

E aggiungono: “Non c‘è alcun modo . . . di risolvere i nostri problemi disponendo semplicemente di un brodo organico maggiore e migliore, come noi stessi speravamo che fosse possibile solo un paio di anni fa. I numeri che abbiamo ottenuto sono tali da lasciare così poche speranze alla scala dell‘universo come a quella terrestre” (Evoluzione dallo spazio, cit., pp. 37, 38.). 

Quindi, dopo aver riconosciuto che per dare origine alla vita dev‘esserci in qualche modo voluta un‘intelligenza, gli autori dicono: “In effetti una tale teoria è così ovvia che ci si chiede perché non sia accettata da tutti come evidente. Le ragioni sono psicologiche più che scientifiche” (pp. 141, 142 Stesso libro).

Un osservatore potrebbe quindi concludere che l‘unica spiegazione plausibile del perché la maggioranza degli evoluzionisti preferisca credere a un‘origine casuale della vita piuttosto che ( per usare le parole di Dawkins ) “a un disegno o a uno scopo o a una direzione preordinata ( Il gene egoista, cit., p. 14.),sia quella di una barriera psicologica”. Perfino Hoyle e Wickramasinghe, dopo aver riconosciuto la necessità di un‘intelligenza, dicono di non credere che l‘origine della vita sia da attribuire a un Creatore. (Evoluzione dallo spazio, cit. p. 3). Quindi secondo il loro ragionamento, l‘intelligenza è presupposto inderogabile, ma l‘idea di un Creatore è inammissibile.

E’ chiaro che per molti questo è un atteggiamento contraddittorio. Per essere accettata come fatto scientifico, l‘origine spontanea della vita dovrebbe essere dimostrata col metodo scientifico che è così descritto: “Osserva ciò che accade; sulla base di queste osservazioni formula una teoria su ciò che potrebbe essere vero; verifica la teoria con ulteriori osservazioni ed esperimenti, e vedi se le previsioni basate su di essa si realizzano”.

Volendo applicare il metodo scientifico, non è possibile osservare la generazione spontanea della vita. Non c‘è nessuna prova che ciò si stia verificando ora e, ovviamente, nessun osservatore umano era presente quando, secondo gli evoluzionisti, ciò sarebbe avvenuto. 

In molti ammettono che ci sono ampie prove a sostegno della conclusione che la generazione spontanea della vita dalla materia inanimata non è possibile. “Basta pensare alla vastità di quest‘impresa”, ammette George Wald, docente all‘Università di Harvard ed evoluzionista “per concludere che la generazione spontanea di un organismo vivente è impossibile”.

Ma poi a cosa dice di credere? “Eppure eccoci qua: e sono convinto che siamo un risultato di una generazione spontanea “(Molecole e vita, cit., p. 13.5.). 

Il biologo britannico Joseph Henry Woodger definì questo modo di ragionare “vero e proprio dogmatismo: pretendere che ciò che si vuol credere sia effettivamente accaduto” (The Immense Journey, di Loren Eiseley, 1957, p. 200).

Com‘è stato che gli scienziati sono arrivati ad accettare nella loro mente questa palese contraddizione del metodo scientifico? Il noto evoluzionista Loren Eiseley ammise: “Dopo aver rimproverato il teologo per la sua fiducia nel mito e nel miracolo, la scienza si è trovata nell‘imbarazzante situazione di dover creare una propria mitologia, ovvero la supposizione che ciò che, nonostante lunghi tentativi, non si poteva dimostrare avvenisse oggi fosse realmente avvenuto nel passato primordiale” (stessa fonte, p. 199.). 

Allora per concludere viste le lampanti contraddizioni della scienza su questo argomento è venuto prima l‘uovo o la gallina?

Ecco in due parole una risposta che nessun fatto scientifico può contraddire L‘unica pecca di questa risposta è che contrariamente alle varie teorie è molto semplice. Ma una verità per essere tale deve per forza essere complicata? 

DOMANDA: E‘ nato prima l‘uovo o la gallina? RISPOSTA: “E Dio proseguì, dicendo: “Produca la terra anime (esseri) viventi secondo le loro specie” Quindi non uova o cellule, ma organismi completi già formati, con la capacità di riprodursi. 

ATTENZIONE però; la Bibbia non dice che gli esseri viventi non possano subire variazioni nel corso del tempo. Il libro della Genesi dice che gli animali furono creati “secondo le loro specie” (Genesi 1:24, 25). Il termine “specie” usato nella Bibbia ha un significato più ampio rispetto al termine scientifico usato oggi, e può quindi includere molte specie o varietà. Quindi le parole della Genesi non escludono la possibilità che all’interno di una “specie”, nel senso biblico del termine, possano verificarsi nel corso del tempo variazioni nel tipo o nella varietà delle specie di un determinato habitat.

Prima di concludere, una parentesi: credere nella “creazione” non significa essere “creazionisti”. Inoltre la Bibbia non è un testo scientifico, tuttavia quando tratta argomenti scientifici è accurata e si potrebbero fare vari esempi in merito. (vedi Appendice in un commento aggiunto)

CONCLUSIONE. Dopo decenni di ricerche in ogni possibile ramo della scienza, rimane un fatto: la vita viene solo da altra vita preesistente. Quindi senza “la gallina” (frutto di un progetto intelligente) “l’uovo” non poteva nascere.