Papa Francesco all'Angelus di domenica 29 luglio: «Domani ricorre la Giornata Mondiale contro la tratta di persone, promossa dalle Nazioni Unite. Questa piaga riduce in schiavitù molti uomini, donne e bambini con lo scopo dello sfruttamento lavorativo e sessuale, del commercio di organi, dell’accattonaggio e della delinquenza forzata.

Anche le rotte migratorie sono spesso utilizzate da trafficanti e sfruttatori per reclutare nuove vittime della tratta. E’ responsabilità di tutti denunciare le ingiustizie e contrastare con fermezza questo vergognoso crimine.»


Sergio Mattarella, in una dichiarazione di lunedì 30 luglio: «La schiavitù ha rappresentato una delle maggiori vergogne dell’umanità. Oggi, la Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani ci impone di ribadire la condanna e la battaglia della comunità internazionale contro ogni forma di schiavitù, vecchia e nuova.

L’Organizzazione Internazionale del Lavoro denuncia che sono circa 40 milioni le persone vittime; di queste, quasi 25 milioni sono costrette al lavoro forzato e 15 milioni a forme di matrimonio forzato. Numeri impressionanti che hanno spinto le Nazioni Unite ad adottare l’obiettivo di eliminare il traffico di esseri umani entro il 2030.

Si tratta di degenerazioni della nostra società, piaghe da eradicare con fermezza che interrogano le nostre coscienze e ci chiamano a una reazione morale, a una risposta adeguata con un maggiore impegno culturale e civile.

Terreno agevole per queste nuove forme di schiavitù è il fenomeno migratorio.

Ogni giorno migliaia di persone pongono a rischio la propria vita e quella dei propri cari per mare e per terra, in condizioni disperate; una tragedia figlia delle guerre, della povertà, dell'instabilità dello sviluppo precario, alimentata e sfruttata da ignobili trafficanti di esseri umani, che li avviano a un futuro di sopraffazioni: sfruttamento lavorativo, adozioni illegali, prelievo di organi, reclutamento da parte della criminalità organizzata, sfruttamento sessuale.

Nessun Paese è immune da questa sistematica violazione della dignità umana che interpella la responsabilità della comunità internazionale nella sua interezza, rifuggendo la tentazione di guardare altrove. Soltanto la cooperazione può sconfiggere questo fenomeno, con una Unione Europea consapevole dei propri valori e delle proprie responsabilità.»


Le parole del Papa ieri e, probabilmente quelle di Mattarella oggi, pronunciate per ricordare la Giornata Internazionale contro la Tratta di Esseri Umani, sono state interpretate da qualcuno come un placet alle ultime iniziative del Governo italiano. Quanto segue pubblicato dall'UNICRI (United Nations Interregional Crime and Justice Research Institute) - l’Istituto Interregionale delle Nazioni Unite per la Ricerca sul Crimine e la Giustizia - dice tutt'altro.

In una dichiarazione per celebrare la Giornata Internazionale contro la Tratta di Esseri Umani, Maria Grazia Giammarinaro - Relatrice Speciale ONU sulla tratta degli esseri umani, in particolare donne e minori - parla di strumentalizzazioni anti-tratta, affermando che il problema è estremamente critico, invitando a non fare strumentalizzazioni sull’azione anti-tratta: bloccare i flussi migratori rende solamente profughi e migranti ancora più vulnerabili allo sfruttamento.

«Molte delle vittime dei trafficanti sono migranti, compresi rifugiati e richiedenti asilo, che hanno deciso di lasciare il proprio paese per motivi quali conflitti, disastri naturali, persecuzioni o povertà estrema, lasciandosi alle spalle le connessioni sociali che li proteggevano, e diventando perciò particolarmente vulnerabili alla tratta e allo sfruttamento.
Nell’attuale velenosa atmosfera politica anti-immigrazione, i migranti sono spesso etichettati come una minaccia, mentre in realtà contribuiscono alla prosperità dei paesi dove vivono e lavorano.

In questo contesto, il discorso anti-tratta è spesso abusato per giustificare politiche di immigrazione restrittive. Prendere posizione contro approcci xenofobici e razzisti, come contro la violenza, l’odio e la discriminazione, è un dovere morale alla portata di tutti.

Gli Stati hanno l’obbligo di prevenire la tratta di esseri umani, che è una grave violazione dei diritti umani. Nel contesto del Global Compact per la Migrazione, gli Stati dovrebbero stabilire – insieme a schemi di protezione internazionali – procedure individualizzate e appropriati indicatori per identificare la vulnerabilità dei migranti alla tratta e allo sfruttamento, e fornire loro soluzioni su misura per prevenire ulteriori danni.

In molti paesi, attivisti per i diritti umani e organizzazioni della società civile sono stati criminalizzati e ostracizzati per aver agito in solidarietà con migranti e potenziali vittime di tratta.

In tutto il mondo, organizzazioni della società civile stanno svolgendo un ruolo fondamentale nel salvataggio di vite umane e nella tutela delle persone dal traffico di esseri umani, durante operazioni di ricerca e di salvataggio, e all’arrivo in paesi di transito e di destinazione. Ogni tentativo di delegittimare il loro lavoro umanitario è inaccettabile.

Anche le ONG svolgono un ruolo fondamentale nell’identificazione delle vittime della tratta. Ciò è essenziale per assicurare alle vittime protezione e riabilitazione, e dovrebbe essere prioritario, anche in caso di grandi flussi migratori misti.

L’identificazione e il deferimento a servizi di protezione sono solo un primo passo, al quale devono seguire azioni innovative per promuovere l’inclusione sociale. Ciò è possibile solo se lo sfruttamento, specialmente quello dei migranti lavoratori, smette di essere normalizzato e il diritto di godere di un lavoro decente, con una paga e delle condizioni giuste, è rispettato e garantito per tutti, indipendentemente dallo status di migrante.

Nella Giornata Internazionale contro la Tratta di Esseri Umani, il mio messaggio è che, anche in momenti difficili, l’inclusione, e non l’esclusione, è la risposta.»