Il programma del Pd per le politiche 2018 ovvero le mancate promesse elettorali di Matteo Renzi

Il programma del Pd per le politiche 2018 ovvero le mancate promesse elettorali di Matteo Renzi

Il riassunto del programma elettorale del Pd per le politiche 2018 si chiude con il seguente slogan: "nessuna promessa, un programma credibile".

Il che fa pensare, logicamente, che tutto quanto è scritto nelle 13 pagine precedenti del documento che lo riassume sia da considerare una pura e semplice frottola, una gigantesca fandonia, una colossale furfanteria... e solo in questo senso il programma potrebbe essere credibile!

Probabilmente, il profeta dell'eristica, Matteo Renzi, si è lasciato sopraffare dalla foga retorica che sempre lo contraddistingue e non si è accorto di quanto sia insulsa la frase scelta.

Lasciando in secondo piano la logica, si può però spiegare quello slogan con il pragmatismo del segretario Pd. Sapendo che, comunque, nel caso vada al governo farà solo ciò che riterrà al momento più conveniente per lui (e se possibile anche per il Paese), Renzi ha scritto ciò che sventolerà in faccia agli italiani che, non soddisfatti delle sue "riforme", avessero pure la voglia e la forza di protestare... Matteo gli risponderà che lui non aveva fatto nessuna promessa!

Il concetto è ribadito anche nella presentazione del programma che Renzi ha fatto a Bologna venerdì pomeriggio: gli altri promettono il paese dei balocchi, noi abbiamo un altro programma. Il richiamo a Collodi (paese dei balocchi) e, di conseguenza, a Pinocchio è quanto mai azzeccato... bisogna riconoscerlo.


A questo punto che senso ha prendere in esame un programma se chi lo propone non fa nessuna promessa sulla sua realizzazione? E perché dovrebbe essere credibile? In fondo, anche le premesse alla sua presentazione già sono più che esplicative della "diversa" credibilità di Renzi e del suo partito.

Infatti, il paese reale di Renzi parte da un milione di posti di lavoro in più rispetto al 2014 e dagli indici di fiducia al massimo. Ma come sempre, Renzi si dimentica di ricordare che i fantastici lavori da lui creati sono però di 40 ore al mese - ben che vada - e non di 40 ore a settimana.

Una differenza del tutto risibile per lui, ma non per chi, invece, deve arrangiarsi per arrivare a fine mese e deve fare più di un lavoro per mettere insieme uno stipendio che sia pur vagamente decente. Ed è per questo che, di quel milione di posti di lavoro, una stessa persona finisce per ricoprirne due, tre... quattro!

Ma se questo Renzi si dimentica di farlo notare non possono certo fingere di non vederlo coloro che, invece, questa situazione la vivono. Ed è per questo che gli indici di fiducia al massimo, secondo Renzi, nell'ultima rilevazione Istat sono invece in calo. Infatti, le persone assunte con il Jobs Act con un contratto permanente a partire dal 2018 sapranno se il loro posto di lavoro sarà trasformato in un lavoro a tempo indeterminato oppure se saranno licenziate.

E di questo, secondo il Pd di Renzi, c'è da essere soddisfatti e fiduciosi per il futuro?

Gino Tarocci
Categoria Politica
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