Il problema dei lavoratori non esiste solo in Italia. Negli Stati Uniti molte piscine pubbliche non riescono a trovare bagnini e rischiano di chiudere. Se questo avviene negli Usa, dove gli stipendi sono aumentati, figuriamoci in Italia, dove i salari sono rimasti fermi all'età della pietra, mentre il costo della vita aumenta. Credere che il problema sia solo il reddito di cittadinanza è come guardare il dito mentre uno accanto ti indica la Luna.

Questa stoltezza si manifesta soprattutto nei talk show televisivi che presentano sempre lo stesso format: imprenditore che si lamenta della mancanza di manodopera, politico che sbraita contro il reddito di cittadinanza e percettore del sussidio-quasi sempre scelto nelle Regioni del Sud e mai dal Nord-che viene lapidato e bollato come nullafacente senza nemmeno dargli la possibilità di difendersi dalle accuse che gli piovono addosso.

Sorprende come a ingaggiare questa battaglia contro il reddito di cittadinanza siano quasi sempre quei politicanti che vivono in una botte dorata, lontani dai problemi reali, vezzeggiati da stipendi faraonici, privilegi, benefici, vitalizi. Persone che, in molti casi, non hanno mai lavorato in vita loro, come Matteo Salvini, che non si è capito ancora che lavoro facesse da giovane, e che adesso pretendono di dare lezioni di impegno, di fatica e di sacrificio agli italiani, gli stessi che li hanno mandati in Parlamento a grattarsi la schiena.

La verità è che in Italia molti stipendi non sono più ritenuti tollerabili da buona parte della popolazione. Questo vale soprattutto per i giovani che sono sempre più specializzati e, quindi, sempre più esigenti sulle retribuzioni. Pensare che la panacea in grado di risolvere i mali dell’economia italiana sia quello di abolire il reddito di cittadinanza, così da affamare gli italiani e costringerli ad accettare paghe da fame, è un disonesto e anticostituzionale. 

Gli stolti che fissano il dito, anziché guardare la Luna, non si accorgono che il vero problema dell'Italia non è il reddito di cittadinanza, che esiste in tutte le nazioni europee, ma è un'economia schiacciata tra due pesi: da un lato ci sono nazioni che offrono stipendi più alti ai nostri giovani qualificati; dall'altra ci sono Paesi che garantiscono alle imprese italiane manodopera a basso costo. In entrambi i casi si preferisce emigrare e lasciare l'Italia a vecchi e immigrati.

La classe politica nostrana finge di non capire in quale contesto economico viviamo e, incurante di una crescita economica che annaspa da anni, cerca di convincere i giovani che il lavoro c'è, solo che loro sono una massa di scansafatiche che preferiscono tenersi stretto il reddito di cittadinanza piuttosto che spaccarsi la schiena per tre euro l'ora, per dodici ore al giorno e per sei giorni la settimana. Se questa è la via che la politica ha deciso di intraprendere per risolvere il problema della carenza di manodopera, allora-dispiace dirlo-ma la situazione non potrà che peggiorare. Sempre più giovani scapperanno dall'Italia e sempre meno imprenditori investiranno in un Paese che, insieme alla Grecia, è rimasta l'unica nazione a non essersi ancora ripresa del tutto dalla grave crisi economica del 2008. 

Nessuno ha la bacchetta magica per risolvere i problemi dell'Italia. Ma una cosa è certa. La situazione andrà sempre sempre peggio se la classe politica continuerà a fare solo gli interessi delle lobby che si sono adagiate sulle loro posizioni di rendita, succhiando soldi dalle casse dello Stato, rendendo intoccabili i loro patrimoni e sentendosi autorizzate a evadere miliardi di tasse. Perché, in fondo, è proprio la diseguaglianza sociale il vero problema dell'Italia, non sono certamente quei disoccupati che non non arrivano a fine mese.