Due teologi si sono confrontati sulla questione del celibato dei presbiteri: Sergio Vitalini (Teologo, ex pro-vicario generale della Diocesi di Lugano) e Alberto Bondolfi (Teologo, docente di etica in università svizzere ed europee).

Questo è ciò che hanno scritto per il sito svizzero caffe.ch.

Di seguito i loro interventi:

L’apporto degli sposati sarebbe notevole e nella linea delle scritture.
Sandro Vitalini, teologo, ex pro-vicario generale della Diocesi di Lugano.Per affrontare la questione del celibato dei presbiteri, ovvero dei preti, sarebbe opportuno basarci sulle sacre scritture che ci trasmettono la vita di Gesù Cristo con i suoi apostoli e che ci fa meglio comprendere il valore del celibato, come pure della vita matrimoniale. I testi scritturistici mi sembrano molto eloquenti, dovrebbero illuminare tutta la vita della Chiesa, anche sul celibato. Dovremmo ispirarci alla Chiesa orientale dove non si è mai sentito parlare di crisi di vocazioni anche perché non esiste quell’obbligo al celibato che impedisce  a  taluni di accedere al ministero presbiterale da noi. Il carisma della vita celibataria è piuttosto raro: l’uomo è fatto per la donna e viceversa. Nella tradizione orientale mentre il vescovo è scelto fra i presbiteri celibi o vedovi, per il presbiterio si ammettono persone che hanno anche una famiglia. Utilizzo il termine presbitero anche un po’ polemicamente rispetto al termine sacerdote (da Iereus) che è improprio, perché siamo tutti sacerdoti. Presbitero significa letteralmente anziano: è colui che per saggezza si mette al servizio della comunità, celebrando l’eucarestia e amministrando i sacramenti. Termine che in italiano è abbreviato con il termine prete, che andrebbe ripreso. L’apporto che potremmo avere nella Chiesa di persone sposate potrebbe essere notevole. Un allargamento delle maglie come è ipotizzato da papa Francesco sarebbe nella linea delle scritture, secondo il principio "unum facere et aliud non omittere". A tal proposito cito la prima lettera di San Paolo a Timoteo, laddove si legge: "Se uno aspira all’episcopato, desidera un nobile lavoro. Bisogna dunque che il vescovo sia irreprensibile, marito di una sola donna, sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare, non dedito al vino, non violento ma benevolo, non litigioso, non attaccato al denaro. Sappia guidare bene la propria famiglia e abbia figli sottomessi e rispettosi perché se uno non sa guidare la propria famiglia come potrà aver cura della Chiesa di Dio". Non potremmo anche oggi vivere una  situazione simile, avere il prete per noi, in casa nostra, fosse anche operaio, addetto ad altri lavori, in grado di presiedere l’eucarestia? Mi stringe il cuore vedere le nostre chiese senza preti.


Si tratterebbe di creare una nuova generazione di sacerdoti già coniugati.
Alberto Bondolfi, teologo, docente di etica in università svizzere ed europee.L’ultimo episodio della firma data, poi ritirata di Benedetto sul libro in difesa del celibato mette in luce una diversa sensibilità fra papa Francesco e il papa emerito su questo tema, anche se papa Francesco sulla questione del celibato sacerdotale non ha ancora deciso nulla. Ma essendo in una realtà molto mediatizzata qualsiasi contrasto non può più essere nascosto.Il dibattito è anche un confronto di principio fra due visioni diverse sulla funzione del prete nelle comunità della Chiesa cattolica. Da una parte c’è chi ne fa una regola essenziale irrinunciabile. Dall’altra parte chi - a giusta ragione - ricorda che tale obbligo è intervenuto solo a inizio medioevo. Dopo mille anni di cristianesimo. Chi ne fa un attributo essenziale, ovviamente ha una visione diversa del prete rispetto a chi ritiene che il suo compito sia quello di predicare e presiedere all’eucarestia senza che ciò implichi obbligatoriamente una vita celibataria. Ricordo inoltre che il celibato è solo obbligatorio per la chiesa cattolica occidentale. Le comunità cattoliche di rito orientale, sono pienamente cattoliche, ma hanno preti sposati. Una sintesi, una soluzione fra le due posizioni non è facile. Non lo è perché il clero celibatario della Chiesa latina conta migliaia e migliaia di preti che nell’assumere questa funzione hanno fatto la promessa solenne di non sposarsi.Non è pensabile che avvenga quello che è già avvenuto attraverso la Riforma del ‘500, quando tutta una popolazione di clero si sposò senza chiedere il permesso a nessuno. Occorre rispettare e onorare le scelte personali. Si tratta piuttosto di creare una nuova generazione di preti già sposati. Però senza andare troppo lontano, in Svizzera si sono già attribuite alcune competenze dei preti ai laici, tanto che una buona metà delle parrocchie sono in mano a loro. Se non ci fosse più l’obbligo del celibato, queste persone potrebbero essere facilmente ordinati preti. A questo - problema ulteriore - si aggiunge anche quello dell’ordinazione delle donne. Ormai gli argomenti che sostengono la proibizione assoluta per le donne di essere ordinate prete stanno venendo meno. Per molti teologi e teologhe non ci sono argomenti cogenti che lo impediscano.