L'élite capitalistica vuole "africanizzare" l'Europa in nome del consumismo

L'élite capitalistica vuole africanizzare l'Europa in nome del consumismo

C'è un motivo economico che spiega le ragioni per cui l'élite globalista sta favorendo l'immigrazione in Europa: ed è il calo demografico dell'Occidente. In Europa da anni non si fanno più figli, e non per la miseria o il sottosviluppo, al contrario, perché la cultura individualistica e il consumismo occidentale annullano la necessità di procreare.

Una coppia di genitori europei che lavora perché le pari opportunità hanno dato anche alle donne la possibilità di lavorare, non ha tempo e nemmeno la voglia di figliare. Lo spazio da dedicare alla famiglia è sempre meno, tra impegni professionali, viaggi, vacanze, carriere fulminee sempre più impegnative e faticose.

L'impatto sul capitalismo di questo fenomeno è evidente: meno popolazione significa riduzione dei consumi e della produzione. Due fattori su cui poggia l'intero impianto della finanza mondiale e del profitto delle multinazionali. Ecco perché l'élite globalista spinge per l'immigrazione: per mantenere in piedi gli ingranaggi del sistema.

In altre parole, i mercati europei, ormai saturi, hanno bisogno di essere integrati o rimpiazzati da mercati vergini che permettano di riavviare il processo di produzione e di consumo. Nulla di meglio, allora, che premere sull'immigrazione per riempire l'Europa di africani e trasformarli in nuovi clienti dei telefoni, delle automobili, delle televisioni.

L''economia mondiale dipende dal modello occidentale. Se l'Europa dovesse collassare, a causa del deficit demografico, il resto del mondo le verrebbe dietro in un vortice di fallimenti a catena. I profitti per i grandi industrali crollerebbero e, come affermano gli economisti, "gli sceicchi di Dubai tornerebbero a vivere nelle tende".

Davanti a questo scenario fosco, l'immigrazione, per l'élite finanziaria, rappresenta una soluzione. I giovani africani sono un vero e proprio “tesoro” da sfruttare per rianimare i mercati. E se non possono essere capitalizzati in Africa perché ancora le condizioni socio-economiche non ci sono, devono essere portati in Europa.

E poco importa se le conseguenze saranno devastanti per le nazioni del vecchio continente. Se l'Europa rischierà di sparire per far posto a una massa di gente che mal si concilia con il livello di civiltà e di progresso raggiunto dall'Europa dopo secoli di lotte per i diritti civili e di scoperte per il benessere dei suoi abitanti.

Il rischio è reale, e quando più profughi arrivano più la minaccia si fa concreta. Perché, come spiegano gli esperti: “se il ritmo di questo processo rimarrà lo stesso, prima che questo secolo sia finito, il cinquanta per cento della popolazione delle nazioni occidentali sarà sostituita da persone del Terzo Mondo”.

Non si può fermare l'immigrazione che peraltro, se governata, è un valore aggiunto per l'Europa. Ma va fermata la politica di accoglienza indiscriminata che porterebbe solo caos e disordini. Generebbe una nuova Babele dove a trarne vantaggio sarebbero solo i grandi capitalisti e non certo i popoli ormai sempre più sacrificati al dio del consumismo.

Categoria Economia
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