L’ultimo film di Spike Lee parte da una storia vera, passa attraverso una versione romanzata (dall'omonimo romanzo di James McBride edito in Italia da Rizzoli) e arriva nel paese delle polemiche, cioè il nostro.
Se Muccino va in America alla “Ricerca della felicità”, Spike Lee porta le versioni di Hollywood sugli episodi della nostra storia.
Non staremo a sterilizzare polemicamente il film che ha una storia a sé ma la nostra attenzione cade piuttosto su tutto quel ciarlare che galleggia intorno agli spettri di un film americano girato in Italia.
Che sia una storia romanzata, ispirata a fatti storici, lo si sapeva dall’inizio, basta leggere il romanzo per vedere come ad un certo punto la fantasia prenda un bivio diverso dalla realtà ed è lecito perché James Mc Bride. Che si faccia un processo alla fantasia invece non è cosa tanto normale.
Non è un film revisionista, è qui sta l’inghippo che da tanto da mangiare alla stampa in generale, ma un film tratto da un romanzo. Attenzione, si
VAI ALL'ARTICOLOinserita 62 giorni fa da fabioizzo -  Sezione: Cultura e Spettacolo
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