“L’arresto dei criminali di guerra ricercati dal Tribunale dell’Aia non è solo un dovere. È la condizione per l’integrazione della Serbia nell’Unione Europea ed è il dovere morale che la Serbia ha nei confronti di sé stessa, del suo passato e, soprattutto, del suo futuro. Con il recente arresto di Stojan Zupljanin, uno dei 4 maggiori ricercati, le autorità di Belgrado hanno dimostrato la propria disponibilità. Però, la recente sentenza di liberazione di Ramus Haradinaj, famigerato ex-comandante dell’Uck, contro cui ha protestato energicamente la stessa Carla del Ponte, mette in discussione la credibilità dell’Istituzione”.
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