Volevo in questi giorni pubblicare un mio pensiero sull’eutanasia, tema non certo banale.
Riflettevo in particolare su cosa fosse la vita, considerata anche nei suoi aspetti più estremi.
E’ possibile farla coincidere con ogni forma di sopravvivenza medico -ospedaliera?
Vivere è pensare, interagire, sbagliare, scherzare, anche lamentarsi, comunicare con gli occhi, che contenuto può avere nei casi caratterizzati da decenni di stato vegetativo del paziente?
Le tecniche rianimatorie stanno progredendo con grande velocità ed assicurando sopravvivenze certo impensabili sino ad alcuni anni fa.
Le attrezzature ed i trattamenti farmacologici, sono adeguati a mantenere in vita soggetti incoscenti ed incapaci di avvicinare una qualsiasi esperienza che sia paragonabile al quotidiano come lo intendiamo noi.
E’ vita quella? Sono biasimevoli quei parenti che chiedono di restituire i congiunti alla natura ed al destino che quella ha in serbo per loro?
Credo che in alcune condizoni
VAI ALL'ARTICOLOinserita 43 giorni fa da marinfaliero -  Sezione: Politica
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