"Alle volte mi sembra che un'epidemia pestilenziale abbia colpito l'umanità nella facoltà che più la caratterizza, cioè l'uso della parola, una peste del linguaggio che si manifesta come perdita di forza conoscitiva e di immediatezza, come automatismo che tende a livellare l'espressione sulle formule più generiche, anonime, astratte, a diluire i significati, a smussare le punte espressive, a spegnere ogni scintilla che sprizzi dallo scontro delle parole con nuove circostanze” (Lezioni americane, Italo Calvino). Questo passo di Calvino l'ho letto svariati anni fa, penso alle superiori, e mi è sempre rimasto impresso sulla pelle. Mi ha colpito tantissimo come esprime, con la forza del grande scrittore, una percezione che all'epoca già facevo mia e che con il passare degli anni si è fatta sempre più travolgente. Ho il tragico sospetto che la lingua dopo un percorso ascendente di strutturazione, di costruzione del sistema, di ricerca raffinata, di architettura grandiosa formata da una.
VAI ALL'ARTICOLOinserita 10 agosto 2008 da progvolution -  Sezione: Cultura e Spettacolo
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