Siamo in tempi di rinascita, e quindi, siamo in tempi di grande paura. Dai recenti studi sappiamo che il feto, futuro bambino, instradatosi lungo il canale uterino, sperimenta quel grande trambusto, come una sorta di fine del mondo. L’obbligo di insinuarsi nell’angusto passaggio, pressato dalle enormi spinte di potenti muscoli, è un’esperienza molto lontana da quella delle settimane e dei mesi che l’hanno preceduta. L’embrione si sviluppa negli echi di una lontana risacca amniotica, fluttuando in assenza di peso e senza fame, nel caldo ed avvolgente abbraccio del corpo materno. In questo periodo si sviluppano sia gli organi di senso, sia il sistema nervoso che acquisisce enormi quantità di dati, percezioni e informazioni propriocettive ed extracettive. Questo stato di grazia si interrompe con lo schiacciamento soffocante del processo di nascita. Per quella che è stata, fino a quell’istante, la breve esperienza del feto, questo processo può ragionevolmente essere vissuto come la fine de
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