domenica 26 maggio 2013 - 6.25
Napolitano contro la procura di Palermo
10 mesi fa - Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha annunciato, in un comunicato stampa, di aver «affidato all'Avvocato Generale dello Stato l'incarico di rappresentare la Presidenza della Repubblica nel giudizio per conflitto di attribuzione da sollevare dinanzi alla Corte Costituzionale nei confronti della Procura della Repubblica di Palermo per le decisioni che questa ha assunto su intercettazioni di conversazioni telefoniche del Capo dello Stato; decisioni che il Presidente ha considerato, anche se riferite a intercettazioni indirette, lesive di prerogative attribuitegli dalla Costituzione».
E perché Napolitano avrebbe deciso di rivolgersi alla Consulta? Lo spiega lo stesso comunicato nel paragrafo successivo: «Alla determinazione di sollevare il conflitto, il Presidente Napolitano è pervenuto ritenendo "dovere del Presidente della Repubblica", secondo l'insegnamento di Luigi Einaudi, "evitare si pongano, nel suo silenzio o nella inammissibile sua ignoranza dell'occorso, precedenti, grazie ai quali accada o sembri accadere che egli non trasmetta al suo successore immuni da qualsiasi incrinatura le facoltà che la Costituzione gli attribuisce"».
In breve, Napolitano si è rivolto alla Corte Costituzionale non per tutelare sé stesso (sostiene lui), anche in funzione di nuove indagini in cui il quirinale potrebbe essere incappato, ma semplicemente perché lui vuole salvaguardare la carica di presidente della repubblica da un precedente che potrebbe fare giurispredenza e che, in fututo, potrebbe diventare consuetudine. I magistrati di Palermo si sono riuniti e si sono detti tranquilli, perché il loro operato, secondo il loro giudizio, non ha violato alcun dettato costituzionale.
La vicenda Mancino, cui si riferisce l'iniziativa del quirinale, è un fatto grave che ha ulteriormente danneggiato la credibilità di Giorgio Napolitano e del suo staff. Ricordo che la vicenda Mancino fa parte delle indagini che la procura di Palermo sta svolgendo in merito alla presunta trattativa tra Stato e mafia.
Il presidente della Repubblica, sollevando il conflitto di attribuzione, non ha fatto altro che aggravare, a livello di immagine, una figuraccia già sancita e certificata.
In ogni caso, la pletora degli incensatori è già al lavoro per osannare e plaudire. Senza dimenticare che i berluscones potranno utilizzare questa sciocchezza di Napolitano come prova della necessità di riformare le norme relative alle intercettazioni nelle inchieste giudiziarie.
Prosit
Ernesto
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