I dati INPS a novembre 2016 dell'Osservatorio sul Precariato dimostrano, ancora una volta, il fallimento del Jobs Act

I dati INPS a novembre 2016 dell'Osservatorio sul Precariato dimostrano, ancora una volta, il fallimento del Jobs Act

Per rinfrescarci la memoria sulle "meraviglie" del Jobs Act, l'INPS ha pubblicato i dati di novembre 2016 relativi all'Osservatorio sul Precariato.

Il primo dato interessante riguarda i voucher. Rispetto al corrispondente mese del 2015, l'utilizzo di questa forma di retribuzione ha subito, a partire da ottobre 2016, una flessione significativa, tanto che a dicembre 2016 il numero dei voucher venduti risulta 11,5 milioni, dato che è sostanzialmente equivalente a quello di dicembre 2015 (11,4 milioni).

Tale rallentamento nell'utilizzo dei voucher risente dell'effetto relativo agli obblighi di comunicazione preventiva in merito all’orario di svolgimento della prestazione lavorativa, divenuti operativi solo a partire dalla seconda metà di ottobre 2016.

In ogni caso, il numero di voucher del valore nominale di 10 euro venduti nel corso del 2016 è pari a 133,8 milioni con un incremento, rispetto al 2015, del 23,9%. Un'enormità!

Altro dato interessante riguarda le assunzioni, riferibili al lavoro nel settore privato. Nel periodo gennaio-novembre 2016 sono state 5.323.000, 320.000 in meno rispetto al corrispondente periodo del 2015, pari al -5,7%. Il dato comprende anche le assunzioni stagionali, pari a 510.000.

La diminuzione corrisponde ad una notevole decremento delle assunzioni a tempo indeterminato: –547.000 nei primi undici mesi del 2016, pari a –32,3% rispetto ai primi undici mesi del 2015!

Il forte calo è spiegato con il fatto che nel 2015 le assunzioni potevano beneficiare dell’abbattimento integrale dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, per un periodo di tre anni. Sgravio che aveva spinto molti imprenditori a trasformare i contratti di lavoro da tempo deteminato a tempo indeterminato. Analogamente, per lo stesso motivo, da gennaio a giugno 2016 vi è stata una contrazione del flusso di trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato del -34,8%.

Per i contratti a tempo determinato, nei primi undici mesi del 2016, sono state registrate 3.451.000 assunzioni, in questo caso in aumento sul 2015 del +6,7%. In crescita anche i contratti in apprendistato che aumentano di 47.000 unità (+27,5%) rispetto al 2015. I contratti stagionali registrano una riduzione del 6,6%.

Altro dato interessante è quello che riguarda, all'interno delle cessazioni dei rapporti di lavoro, i licenziamenti. Quelli per giustificato motivo oggettivo, licenziamento collettivo o non rientrante nelle altre tipologie, sono stati, nel periodo gennaio-novembre del 2016, 440.881 contro i 418.723 del 2015. Inoltre, i licenziamenti per giusta causa o giustificato motivo soggettivo, sempre in relazione agli undici mesi, sono stati 67.374 nel 2016 contro i 53.056 del 2015.

Questi dati sono la perfetta dimostrazione che il Jobs Act, più che una riforma strutturale del mercato lavoro, si è rivelato quello che molti avevano predetto, un fuoco di paglia che non poteva certo far ripartire l'economia incentivando la trasformazione dei contratti di lavoro da tempo determinato a permanenti.

Mario Falorni
nella categoria Economia
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