La lettera di di Dombrovskis e Moscovici al MEF e le dimenticanze di Padoan

La lettera di di Dombrovskis e Moscovici al MEF e le dimenticanze di Padoan

Il MEF, il 17 gennaio ha rilasciato un comunicato in cui informa di aver ricevuto "una lettera del Vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis e del Commissario per gli affari economici e monetari, la fiscalità e l’unione doganale Pierre Moscovici, che fa il punto sulle procedure relative al rispetto della regola del debito, contemplata dal Patto di stabilità e crescita."

La famosa lettera di ammonimento, il cui invio ed il cui contenuto erano stati anticipati, è arrivata confermando in pieno le anticipazioni he i media avevano fatto.

Facendo riferimento all'accordo di riduzione del debito che risale al 2015, Valdis Dombrovskis e Pierre Moscovici, che congiuntamente hanno firmato la lettera, chiedono a Padoan di modifichare la manovra incrementando le entrate  con misure che corrispondano, almeno, allo 0,2% del PIL.

Questo il paragrafo: "Additional budgetary measures delivering a structural effort of at least 0.2% of GDP would be needed to reduce the gap to broad compliance in 2017 and hence avoid the opening of an Excessive Deficit Procedure for non-compliance with the debt-rule based on notified data for 2015."

Inoltre, la Commissione impone all'Italia di inviare tutte le informazioni riguardo ai passi che intende intraprendere per soddisfare la richiesta entro il prossimo 1 febbraio.

Questo il paragrafo: "In order for the Commission to fully reflect your possible additional budgetary measures and updated input on relevant factors in its report, we would need to receive, before the cut-off date of the Commission 2017 winter forecast (1 February), a public reply that includes a sufficiently detailed set of specific commitments and a clear calendar for their swift legal adoption."

In base a quanto riportato nella risposta del MEF, "il Governo esprimerà la propria posizione, rispondendo alla lettera ed inviando il rapporto sui fattori rilevanti che giustificano la dinamica del rapporto debito pubblico/PIL. Gli argomenti utilizzati dal Governo in passato sono almeno altrettanto validi oggi, in un contesto di perdurante e, per certi versi, accresciuta incertezza a livello europeo ed internazionale e di inflazione che persiste da troppo tempo a livelli eccessivamente bassi."

Inoltre, il MEF fa notare che "grazie ad una strategia di politica economica volta a consolidare gradualmente le finanze pubbliche e, al contempo, a rilanciare la crescita, il rapporto tra debito pubblico e PIL si è sostanzialmente stabilizzato. È un risultato straordinario alla luce della recessione che si è rivelata più severa di quella degli anni trenta e confrontandolo con la dinamica del debito degli altri paesi dell’Eurozona."

C'è ora da capire se le intenzioni del Governo saranno quelle di andare allo scontro con Bruxelles oppure quelle di trovare un compromesso con riduzioni di spesa che possano soddisfare la Commissione senza effettuare interventi diretti nelle tasche dei cittadini. In ballo, una procedura di infrazione che imporrebbe all'Italia di far fronte alle proprie responsabilità.

Gentiloni, che si trova nella spiacevole situazione di dover togliere le castagne che Renzi ha messo sul fuoco, oggi incontrerà la cancelliera Merkel ed è probabile che, nel colloquio, sarà trattato anche questo problema, oltre l'assurdo contenzioso aperto sul caso FCA che dovrebbe interessare invece soprattutto l'Olanda!

Inoltre, c'è da chiedersi su quali documenti sia basata la richiesta della Commissione. Infatti, tra le varie promesse "referendarie" del governo Renzi, il colpo di teatro che avrebbe dovuto garantirgli un bel gruzzolo di voto per il 4 dicembre è stato quello del rinnovo del contratto del pubblico impiego che, per il prossimo anno, impegnerà il Governo per oltre 5 miliardi di euro.

I documenti su cui ha lavorato la Commissione per esprimere il giudizio sulla manovra indicavano come risorse da assegnare agli statali non oltre 900 milioni di euro. Le decisioni della Commissione fanno riferimento a valutazioni prese alla metà del mese di novembre. L'accordo tra la ministra Madia e i sindacati sul rinnovo del contratto agli statali è stato raggiunto alla fine di novembre, due settimane più tardi.

Ma allora, non è che agli oltre 3 miliardi di euro che ci chiede l'Europa non vadano aggiunti anche altri 5 miliardi di cui, per il momento, tutti - Governo, Commissione UE, media - sembrano essersi dimenticati?

Mario Falorni
nella categoria Economia
Attendere...