Poletti: Centomila giovani italiani all'estero? Sono dei poco di buono

Poletti: Centomila giovani italiani all'estero? Sono dei poco di buono

Con Pesaro, si è conclusa l'iniziativa "Job Days – Appuntamento con il lavoro", organizzata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali nell'ambito delle nuove politiche attive del lavoro.

Un'altra giornata in cui i giovani hanno avuto la possibilità di creare un contatto diretto con le realtà produttive, mettere a disposizione i propri curricula, scoprire le opportunità lavorative e partecipare a eventi formativi.

Le aziende hanno messo in luce le proprie esigenze occupazionali e organizzative, incontrato candidature in linea con le loro ricerche ed effettuato brevi colloqui conoscitivi. [...]

Avvicinare i giovani al mondo del lavoro: questo l'obiettivo raggiunto per ridurre i problemi di mismatch tra domanda e offerta, tra le competenze richieste dall'azienda e quelle fornite dalla scuola.

Su questo tema si è tenuto nella mattinata il convegno "Sistema duale: dove il sapere incontra il saper fare", le cui conclusioni sono state affidate al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Giuliano Poletti, e del Presidente della Regione Marche, Luca Ceriscioli. [...]

Con un comunicato stampa di questo tenore, dai toni tanto entusiastici, pubblicato dal Ministero del Lavoro per promuovere un'iniziativa, soprattutto d'immagine, volta a far vedere quanto di buono stanno facendo il Ministero e il Governo per l'occupazione, le domande che sono state rivolte riguardo a centomila giovani che se sono andati dall'Italia hanno fatto perdere la bussola al ministro Giuliano Poletti.

E tanto deve essergli saltata la mosca al naso che è arrivato a dire: «Non è che qui sono rimasti 60 milioni di pistola! Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi

Tradotto, anche se non ce n'è bisogno, è che coloro che se ne sono andati è meglio perderli che trovarli. La frase, come è naturale oggigiorno, è subito rimbalzata sui media e Poletti si è visto costretto a smentire se stesso dicendo di esser stato frainteso, di essersi espresso male e che sua intenzione era quella di non sminuire le qualità di coloro che in Italia sono rimasti.

Le opposizioni non hanno perso tempo per esprimere a Poletti il loro "sconcerto". Ad esempio per tutti, ecco le parole di Luigi Di Maio sull'argomento: «Giovani (e non) umiliati dai voucher, lavoratori privati delle tutele, disoccupazione giovanile a livelli record: tutto questo non gli è bastato.

Adesso il ministro Poletti si mette anche a insultare i giovani costretti a emigrare all’estero per cercare quel futuro che qui non si trova, affermando che “il Paese non soffrirà a non averli più tra i piedi”. E continua a difendere il disastro del Jobs Act.

Sbagliare è umano, ma insistere e insultare le vittime delle sue politiche è inaccettabile e rischia solo di accrescere la tensione sociale. Questo è il ministro del Lavoro, questo è il PD.»

Ieri Giachetti, oggi Poletti. Il Partito Democratico è evidentemente sull'orlo di una crisi di nervi ed ha capito che non è più sufficiente tirare in ballo il Movimento 5 Stelle per nascondere i problemi del partito, i problemi del governo e quelli causatgi nel paese.

Marzio Bimbi
nella categoria Politica
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