La Cgil chiede Rispetto! e scende in piazza per protestare contro la reintroduzione dei voucher

La Cgil chiede Rispetto! e scende in piazza per protestare contro la reintroduzione dei voucher

La Cgil in Piazza per difendere la democrazia e i diritti legati al lavoro dopo la truffa del governo Gentiloni che ha ripristinato i voucher che aveva abrogato un mese prima per evitare agli italiani di esprimersi sul tema con il referendum promosso dalla stessa Cgil.

Alla manifestazione in Piazza San Giovanni a Roma i partecipanti affluiscono  tramite due cortei. Il primo partito da piazza della Repubblica e poi proseguito per via delle Terme di Diocleziano, via Giovanni Amendola, via Cavour, piazza dell’Esquilino, via Liberiana, piazza di Santa Maria Maggiore, via Merulana, viale Manzoni, via Emanuele Filiberto, fino a piazza di Porta San Giovanni.

Il secondo da piazzale Ostiense che ha poi proseguito per viale della Piramide Cestia, viale Aventino, piazza di Porta Capena, via di San Gregorio, via Celio Vibenna, via Labicana, viale Manzoni, via Emanuele Filiberto, giungendo infine a piazza di Porta San Giovanni.


"Rispetto per il lavoro, la democrazia e la Costituzione" sono le parole d'ordine della manifestazione che ha raccolto migliaia di persone tra lavoratori, pensionati, giovani e cittadini.

L'arrivo a San Giovanni è avvenuto intorno a mezzogiorno e dal palco sono iniziati gli interventi. 

"I voucher non dovrebbero esistere, non dovrebbero esistere! Suonavo la chitarra... ora non posso più farlo. E a me, dispiace molto." In piazza San Giovanni echeggiano le parole di Mykhaylo Mesterenko, che racconta la sua esperienza di lavoro legata ai voucher. E non è stata un'esperienza felice.


E le parole di Susanna Camusso che sono seguite hanno ricordato tutti i problemi, le contraddizioni e le ingiustizie che, seppur non dette, quella premessa conteneva.

"Avevano paura del voto dei cittadini, avevano paura di discutere con la gente sull'incertezza e la precarietà del lavoro. Avevano paura che nel dibattito la gente prendesse coscienza che il lavoro non deve essere precario e privo di diritti. Per questo avevano paura del voto, non avendo il coraggio di fare una battaglia a viso aperto."

Così ha aperto il suo intervento la segretaria della Cgil, specificando che non avevano argomenti per convincere lavoratori e lavoratrici su come erano realmente utilizzati i voucher e per questo, dopo averli abrogati per impedire il referendum, hanno reintrodotto lo stesso strumento, mascherato dentro la manovra finanziaria.

E non è mancato neppure un riferimento a Matteo Renzi e alle sue tanto propagandate norme sul lavoro: "Nel 2014 dicevano, rivolgendosi a Marta e Giuseppe, cancelleremo la precarietà... e con quali risultati? Adesso dove siete e perché vi nascondete?

Cosa potreste dire oggi a Marta e Giuseppe? Dopo aver speso 18 miliardi che non si sono tradotti in posti di lavoro e in piani del lavoro, gli direste che il loro avvenire è di nuovo nei voucher oppure in un tirocinio di 12 mesi a 300 euro?"

Ma la Camusso ha anche messo l'accento sulla violazione delle regole. "Non si può rubare il voto ai cittadini, non si deve violare l'articolo 75 della Costituzione. In questo modo si delegittimano le istituzioni e si svilisce il Parlamento e non si può, perché quelle sono le regole condivise del nostro paese. I costituenti hanno dato sovranità al popolo e hanno detto al Parlamento che quella volontà andava rispettata."

Gentiloni aveva detto di non voler fare il referendum per non dividere il paese, ma in realtà non si riferiva agli interessi dei lavoratori, ma a quelli delle imprese... questo è quello a cui mirava il Governo.

Così il Parlamento della Repubblica ha fatto la brutta figura di non sapere oggi quello che aveva votato un mese prima. La triste e preoccupante verità è che per non dover difendere delle idee si preferisce stravolgere le regole.

Alle organizzazioni sindacali non hanno chiesto un confronto, ma un parere su un emendamento che era già stato presentato e blindato e che tutti sapevano che non sarebbe stato modificato.

La vicenda finisce qua? Susanna Camusso ha promesso che non sarà così, "ciò che ha fatto il governo non chiude il discorso. La battaglia del sindacato non finisce qui" ricordando anche al presidente della Repubblica che, con quanto fattyo dal Governo, siamo di fronte ad una esplicita violazione della Costituzione.

Ma la strada non è solo quella di chiedere a Mattarella di non firmare la legge di bilancio. La Cgil ricorrerà anche alla Corte Costituzionale, continuando a vigilare sui comportamenti e sul rispetto delle regole.

E richiamandosi ancora alle regole, Camusso ricorda pure che il Parlamento approva il trattato CETA nell'assoluta mancanza di informazione ai cittadini e senza chiedere il loro parere, ben sapendo che in quelle norme si mettono in discussione "le precauzioni in campo sanitario e alimentare oltre all'accesso universale ai servizi pubblici, per favorire gli interessi delle multinazionali, contro il diritto del lavoro".

Le violazioni delle regole delegittamo le istituzioni portando un "vento pesante del tutto contro tutti". Violando con arroganza la certezza del diritto si finirà per considerare la Costituzione un peso burocratico. La violazione dell'articolo 75 nella vicenda dei voucher ne è la riprova. Le regole sono la base comune della cittadinanza ed è necessario difenderle.

Ai voucher avete cambiato nome - ha continuato Susanna Camusso - definendoli Presto, ma non avete cambiato la schifezza che sono. Un'impresa non ha bisogno di un lavoro occasionale, ma ha bisogno di essere organizzata sulla certezza dei contratti. Questa nuova impostazione dei voucher, oltretutto, contribuisce a favorire il lavoro nero, a dispetto di una propagandata maggiore tracciabilità, poiché un'azienda ha tre giorni di tempo per dichiarare che una prestazione non è stata svolta!

Il governo ha perso l'idea che il lavoro è la sicurezza del paese e alle imprese che vogliono ulteriori norme simili a questa norma schifezza, la Camusso ha gridato "se volete il lavoro... pagatelo e riconoscetelo! Solo così si determina il futuro del paese."

Non si uscirà mai dalla crisi se si continuerà a promuovere disuguaglianze e precarietà, anche con i bonus, invece che con pianificazioni serie e reali.

Alberto Valli
nella categoria Cronaca
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